Con Damiano Michieletto una nuova alba per il Tramonto di Renato Simoni

Tramonto (photo: teatrostabileveneto.it)

Tramonto (photo: teatrostabileveneto.it)

“Meglio una bella bugia che una brutta verità”. A volte i detti popolari hanno davvero ragione, sapere troppo può far più male del non sapere tutto.
È questa la sorte di Cesare, protagonista di “Tramonto”, sindaco-conte di un paese del veneto e marito-tiranno della propria casa, figura che a poco a poco vedremo scivolare in un lento declino, come il sole quando arriva le sera.

Il testo, scritto nel 1906, porta la firma prestigiosa di Renato Simoni, giornalista, poeta, commediografo e critico teatrale considerato tuttora uno dei maggiori uomini di teatro del ‘900. Rappresentato con successo nel 1982 da Luigi Squarzina con Alberto Lionello, è oggi riproposto dal giovane regista Damiano Michieletto, che rispolvera così un classico del repertorio teatrale veneto.

La commedia, scritta e recitata in dialetto, inscena un intenso dramma borghese che vede protagonista un uomo egoista e senza scrupoli, attento solo a soldi e prestigio, perdere ogni controllo su famiglia e lavoro, ma soprattutto su se stesso.
La “pulce nell’orecchio”, che sarà la causa del crollo, gliela mette un pover’uomo in cerca di lavoro, che per vendetta insinua in lui il dubbio del tradimento da parte della moglie. Così quel dubbio nato da poche parole diventa insistente ossessione, indebolendo e schiacciando Cesare fino a fargli comprendere la fatiscenza dell’impero di carta che ha costruito intorno a sé.

Al suo fianco, tra personaggi che vanno e vengono, aleggia costantemente la figura dell’anziana madre (interpretata efficacemente da Dorotea Aslanidis), la prima a non accettare le proprie verità e a troneggiare nell’impero del figlio: ciò che conta per lei è non mostrarsi mai debole, nonostante il colorito del suo viso la faccia sembrare più morta che viva, apparendo a tutti (medico compreso) in piena forma, forte e sicura. In realtà è terrorizzata dall’idea della morte, ma fatica ad accettarlo e anche quando vede crollare il figlio, che le implora un bacio o una carezza, resta ferma nella sua rigidità fin quasi a restarne offesa. Un figlio che cade e che non sa rialzarsi perché né la madre, né la vita gli hanno insegnato come si fa. Così resta a terra, inerme e impotente.

A un uomo in picchiata libera si contrappone una donna che invece spicca il volo: Eva (Nicoletta Maragno), sua moglie. Inizialmente tutta casa e ricamo, zittita e ammansita dal marito, sembra risorgere pian piano fino a esplodere con pugni e strepiti, ribellandosi ai vent’anni di vita in gabbia vissuta accanto a lui.
Da vittime a carnefici e viceversa, i due coniugi combattono i propri fantasmi, ma in fin dei conti ottengono lo stesso risultato: crescono.
Se crescere è infatti riuscire ad ascoltare se stessi, si può dire che entrambi, seppur con percorsi opposti, riescono a farlo accettando la realtà, fino ad arrivare a dirsi “ti odio” guardandosi negli occhi, a pochi centimetri di distanza.
Ma chi ha sbagliato e chi ha fallito non è facile dirlo e intanto, tra adulterio e dispotismo, il tempo è passato, inesorabile come sempre. Incastonato nel muro della vertiginosa scenografia di Paolo Fantin, un grande orologio non smette di ricordarcelo. A rimorsi e rimpianti non c’è però rimedio, e restano lì, sospesi nel pensiero di un tempo che non tornerà.

Un testo complesso che, nonostante il dialetto non sempre comprensibile per i “non-veneti”, si fa leggere a più livelli, sorretto da un cast di attori tra cui il padovano Giancarlo Previati (Cesare), volto noto del piccolo schermo del quale non tutti immaginavano il talento sul palcoscenico.
C’è chi giura di dire e chi spera di sapere sempre la verità, anche se spesso fa male, eppure la sincerità è tuttora considerata un grande valore sociale. Ma se i valori etici e morali risultassero improvvisamente insensati, non sarebbe forse lecita un po’ di “sana ipocrisia”?


TRAMONTO

di Renato Simoni
regia: Damiano Michieletto
produzione: Teatro Stabile del Veneto, Teatri SpA, La contrada Teatro Stabile di Trieste
scene e costumi: Paolo Fantin
interpreti: Dorotea Aslanidis, Nicoletta Maragno, Giancarlo Previati, Massimo Somaglino, Lino Spadaro, Pino Costalunga, Eleonora Bolla, Maria Grazia Plos, Michele Casarin, Andrea Pennacchi
durata: 2 h 20’
applausi del pubblico: 3′ 13”

Visto a Venezia, Teatro Goldoni, il 24 febbraio 2010

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