Trasparenze 2018: il festival per tutti, nessuno escluso. Videoreportage

Photo: Chiara Ferrin
Photo: Chiara Ferrin

Non si è svolto in grandi teatri ma in un piccolo quartiere, dominato da un minuscolo teatro, Il teatro dei segni, situato in un rione un poco defilato e difficile, nella pur ricca città di Modena. E’ lì che siamo arrivati, curiosi e partecipi, per il Trasparenze Festival che si è svolto dal 10 al 13 maggio.

Ad organizzarlo una piccola compagnia, il Teatro dei Venti, che ha voluto costruire un festival condiviso e abitato da tutto il quartiere, ma che è riuscito anche ad invadere alcune piazze nel centro città così come il carcere di Modena e quello di Castelfranco. Un festival anomalo, dunque, in cui sono “tutti coinvolti, nessuno escluso”, e dove artisti affermati hanno davvero incontrato il territorio: Chiara Guidi lo ha fatto con i detenuti del carcere di Modena; il Teatro dell’Argine con quelli di Castelfranco, mentre il Teatro delle Ariette ha raggiunto gli anziani della casa protetta San Giovanni Bosco, “avamposto” del festival fin dalla prima edizione, nel 2012.

E poi, ancora, i danzatori Daniele Albanese con il Gruppo L’Albatro di Teatro di Salute Mentale, Simona Bertozzi e i richiedenti asilo del gruppo Marewa, Giselda Ranieri con gli abitanti del quartiere.
Per il teatro dedicato ai ragazzi incantevoli piccoli spettacoli di teatro di figura dei Teatri Mobili con il loro “Camion Teatro”, fermi nel piazzale di largo Murialdo con la loro “casa viaggiante”.
Il quartiere è dunque divenuto, attraverso il festival, un luogo accogliente con annessa area mangereccia e musica.


Ma Trasparenze è fatto soprattutto di spettacoli: ecco allora il Nafrat Collectif e Natxo Motero dalla Spagna, dai profondi contenuti politici e sociali, rappresentati in luoghi non convenzionali. E poi la parte fondamentale dedicata ai giovani, con i super spettatori (ma anche curatori e organizzatori) della Konsulta, che hanno scelto gli spettacoli negli spazi urbani, e con i giovani artisti (Generazione Disagio, Bologninicosta e Cantiere Artaud) guidati da Giulio Sonno, che con il progetto “Cantieri” hanno avuto uno spazio di lavoro protetto e privilegiato.

Questi e altri aneddoti vi raccontiamo attraverso una lunga intervista al direttore di questo piccolo ma curioso festival, Stefano Tè, con le immagini che abbiamo catturato in quei quattro giorni: saranno capaci di immergervi in un mondo teatrale in parte ‘diverso’ ma coinvolgente, dove il teatro viene coniugato in tutte le sue forme possibili.

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