Trasparenze Festival 2020, tra arte e natura. Videoreportage

La salita al borgo (photo: Chiara Ferrin)
La salita al borgo (photo: Chiara Ferrin)

Anche l’ottava edizione del Trasparenze Festival, abitualmente organizzato a Modena dal Teatro dei Venti, e che si è tenuto dal 31 luglio al 9 agosto, ha dovuto quest’anno fare i conti con l’emergenza sanitaria in corso. Ma il Covid-19, anziché essere stato vissuto come impedimento, è diventato per la compagnia un’intelligente opportunità per trasferire parte della manifestazione nell’incantevole borgo di Gombola, frazione di Polinago, sugli Appenini emiliani.

In questo modo i giorni ambientati a Modena sono diventati terreno fertile per i progetti e gli eventi conclusivi dei laboratori inclusivi, parte integrante del lavoro del Teatro dei Venti, mentre quelli di Gombola, con il pubblico contingentato, sono stati dedicati agli spettacoli veri e propri, integrati con presentazioni di libri e approfondimenti. Modena ha dunque visto, durante i giorni del festival, tra gli altri eventi, “L’Approdo”, il progetto di Fulvia Gasparini che ha organizzato presso la Casa Residenza per Anziani San Giovanni Bosco e che ha avuto il valore simbolico di un contatto tra ospiti e parenti, tra il dentro e il fuori, visto che ancora le visite erano fortemente contingentate. Interessante anche l’esperimento di cittadinanza attiva per pubblico ai balconi, AssembLamenti di Generazione Disagio, e l’evento conclusivo del laboratorio di danza di comunità condotto dalla compagnia Le Sillabe, oltre alla proiezione del film realizzato nel corso delle prove (da remoto) con gli attori del carcere di Castelfranco Emilia e del carcere di Modena del Teatro dei Venti / Raffaele Manco denominato “Odissea Web”.

Gli ultimi tre giorni del festival, cui abbiamo assistito, sono stati invece ambientati tra le antiche pietre di Gombola, arroccate sul sito di un castello risalente all’XI secolo e raccolte intorno alla chiesa del borgo. Ecco quindi che il borgo è diventato luogo totale di spettacolo. Qui, nella grande piazza, Peppe Servillo e il pianista argentino Natalio Mangalavite si sono esibiti in un impareggiabile monologo musicale di Maurizio De Giovanni su una mitica partita vinta dal Napoli sulla Juventus.

La chiesa di Gombola (photo: Chiara Ferrin)

La chiesa di Gombola (photo: Chiara Ferrin)

Nella chiesa di San Michele, invece, Iaia Forte, accompagnata dal sassofono di Javier Girotto, si è confrontata con le preziose parole di Anna Maria Ortese per narrare l’infelice storia di Anastasia nello spettacolo “Interno familiare”, racconto tratto dalla raccolta “Il mare non bagna Napoli”.
Poi ancora abbiamo rivisto l’apologo grottesco, vero turbinio di freddure reinventate con maschere e oggetti, di Andrea Cosentino “Kotekino Riff”, accompagnato per l’occasione da Igino L. Caselgrandi.
Mentre il giorno prima, tra i prati intorno a Gombola, avevamo riascoltato con grande piacere i canti della tradizione di O Thiasos teatro-natura.

Per finire si sono esibiti anche i padroni di casa del Teatro dei Venti con il loro must “Pentesilea”, diretto da Stefano Tè, con Francesca Figini e Antonio Santangelo sui trampoli e la batteria live di Igino Caselgrandi.

A far da trait d’union a tutti gli eventi, lo spettacolo itinerante nei boschi di Vittorio Continelli, realizzato con il Teatro dei Venti, “Uomini e Dei”, dedicato alla mitologia greca e alle sue storie, e raccontato attraverso visioni ancestrali sull’equilibrio tra uomo e natura.

Gli esiti dei laboratori, gli spettacoli e i concerti che chiudevano le serate si sono così fusi con le escursioni, le azioni negli spazi urbani, gli approfondimenti di Giulio Sonno nella caratteristica Asineria di Gombola, creando una magnifica connessione tra città e Appennino, con dieci giornate di bellezza, riflessione e conoscenza del territorio.
Nel video di oggi vi raccontiamo, attraverso interviste e immagini, i nostri tre giorni tra arte e natura.

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