I tre sciocchi dal corpo sciolto di Abbondanza/Bertoni

I tre sciocchi
I tre sciocchi

I tre schiocchi di Abbondanza/Bertoni

“Uno sciocco non entra, non siede, non sta in piedi, non si alza, non tace”. E si muove in modo diverso da tutti gli altri.
Uno sciocco consuma il suo vivere nello spazio-tempo dell’assurdo, in attesa che qualcosa succeda e che qualcuno arrivi, senza sapere perché.
Tre sciocchi, emblema dell’umanità folle, bianchi come esseri neutrali, si alimentano tra loro nella loro comunicazione non-sense, fatta di destrutturazione e ritmi spezzati.

“I tre sciocchi”, Silvia Bertoncelli, Eleonora Ciocchini e Tommaso Monza, guidati da Michele Abbondanza e Antonella Bertoni, ci portano in uno spazio neutro, dove niente è presente se non il loro corpo sciolto.

Perché sciocchi? Ce lo spiegano gli stessi Abbondanza/Bertoni:
– Perché hanno il coraggio di commettere le sciocchezze che il cuore chiede loro.
– Perché la loro stupidità si potrebbe scambiare per genio e speranza.
– Perché non esiste sciocchezza comica al di fuori di ciò che è propriamente umano.
– Perché gli sciocchi possono indossare tutti i vestiti della verità; mentre la verità ha un abito solo ed
è sempre in ritardo.
– Perché intuiscono, suggeriscono l’assurdo e sono più disperanti del tragico.
– Perché da Adamo in poi non sono la maggioranza.

Da un’idea che potrebbe definirsi geniale, dove il linguaggio del corpo si spezza e dà luogo a una comunicazione grottesca e sincopata, nasce uno spettacolo che tuttavia lascia un po’ perplessi.
A fronte della follia del linguaggio, che rompe la fluidità del movimento degli attori/danzatori e li fa comunicare tra loro attraverso suoni simili ad un grammelot, che assembla onomatopee, parole e fonemi (operazione di per sé interessante e coinvolgente), la drammaturgia della performance viene meno, in uno spettacolo che non racconta e non riesce a farsi seguire in modo continuativo.

Non è la mancanza di storia o struttura che stona, poiché la scelta di un linguaggio simile non richiede necessariamente appuntamenti precisi e consequenziali; bensì una profondità nell’affrontare questo linguaggio che rimane troppo in superficie, disattendendo le premesse iniziali. Il grammelot infatti non è definito precisamente, e il corpo e la voce non sono uniti in un unicuum concettuale, come ci si aspetterebbe da un’operazione così intelligente. Ne risulta uno spettacolo sì da vedere, che a tratti diverte e regala qualche momento poetico, ma che tuttavia resta sospeso, non trovando una collocazione né nella danza né nel teatro danza, in una vaga confusione strutturale che lascia un po’ incerti, nonostante l’amore personale verso la compagnia.

I tre sciocchi
di Michele Abbondanza e Antonella Bertoni
con: Silvia Bertoncelli, Eleonora Ciocchini, Tommaso Monza
produzione: Abbondanza/Bretoni con il sostegno di Ministero per i beni e le attività culturali – Dip. Spettacolo, Comune di Rovereto
durata: 55’
applausi del pubblico: 1’ 15’’

Visto a Milano, Pim Off, il 1° novembre 2010

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *