Il macabro amore a tre di Renato Gabrielli

Tre
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Tre – una storia d’amore (photo: pianozerotreteatro.it)

Il miglior teatro della capitale si trova di questi tempi al Rialtosantambrogio. Ne è riprova l’arrivo di “Tre. Una storia d’amore”, ultimo testo di Renato Gabrielli, già presentato al Teatro i di Milano.

In pieno agosto, in un bar, si consuma l’appuntamento al buio tra un professore di filologia romanza e una giovane e bella ragazza, radicale e di estrema sinistra. All’inizio sembrerebbe un normale appuntamento al buio, invece c’è di più: lei confesserà a lui di essere a conoscenza della sua più intima e perversa passione. E si candiderà ad essere la prossima vittima. Alla fine, macabramente, sboccerà l’amore.

“Tre” racconta una storia d’amore estrema, scritta con piglio grottesco e sferzante, e soprattutto con i tempi giusti. Sono molte le cose che colpiscono positivamente dello spettacolo: in primis la scrittura fresca, chiara e colta di Renato Gabrielli. Ogni frase è al posto giusto, sottolineata un po’ narcisisticamente da videoproiezioni delle stesse parole sul fondo della scena.

Gabrielli conferma il suo stile surreale e personalissimo attraverso un testo che si dipana lentamente svelando una triste e funerea storia, non disdegnando inoltre la polemica su vari temi contemporanei: dal rito dell’aperitivo, alla sfrenata voglia di libertà individuale, dalla pericolosità dell’utilizzo smodato di internet, alla normalità della follia contemporanea, dall’integralismo alimentare all’ingordigia, fino al consumismo esasperato.

I dialoghi sono costruiti attraverso un crescendo che sfocia nel vero grande tema dello spettacolo: la storia, realmente accaduta, del “cannibale di Rotenburg”, un uomo che nel 2003 in Germania ha mangiato sua moglie (che era consenziente) facendola a pezzi e stoccandola nel freezer per gustarsela a poco a poco.

La regia di Sabrina Sinatti rispecchia intimamente il testo e la sua natura. L’ambientazione minimalista del bar è perfetta, così come i movimenti geometrici e i gesti dei tre attori. Una messa in scena che denota personalità, non totalmente asservita ma intelligentemente affiancata al testo. Gli attori completano l’opera: i due amanti sono convincenti e si mostrano a proprio agio nella parte, sia un’isterica e conturbante Alessia Giangiuliani, che un istrionico ed espressionista Massimiliano Speziani.

I due iniziano il loro rapporto (e lo spettacolo) in sordina, senza dialogare, ma solo mescolando conversazioni a riflessioni, commentando verso il pubblico l’uno i comportamenti dell’altro. Una volta rotto il ghiaccio si insultano e si sfiorano, giocano all’amore e al massacro fino ad arrivare all’estasi finale. A completare il triangolo amoroso è inserito un terzo personaggio che si aggira per la scena: il mimo/barista/ballerino muto e mascherato interpretato ottimamente da Attilio Nicoli Cristiani. Questo barman, vertice del triangolo, oggetto non identificato, è il simbolo della componente onirica che regna ma che si svelerà solo alla fine, quando il prof si ritroverà di fronte al ventilatore inerme e accaldato, senza amore e senza certezze, ancora più solo con il suo hobby perverso.

TRE. Una storia d’amore
di Renato Gabrielli
scene e regia Sabrina Sinatti
con Massimiliano Speziani, Attilio Nicoli Cristiani, Alessia Giangiuliani
luci Gianni Staropoli
musiche Stefano Revelant
inserti video Alessandro Palmeri
§video proiezioni a cura di Serialflowers
organizzazione Samantha Oldani
coproduzione PIANOtreZEROteatro/Compagnia Sandro Lombardi
in collaborazione con PiM Spazio Scenico e Scorta Civica Marosi

durata: 1 h 21’
applausi del pubblico: 2’ 12’’

Visto a Roma, rialtosantambrogio, il 6 febbraio 2009

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