La trilogia della famiglia di Peeping Tom, iperrealista e poetica

Kind © Oleg Degtiarov
Kind © Oleg Degtiarov

La trilogia intitolata alla famiglia – “Kind” (Figlio, 2019), “Moeder” (Madre, 2016) e “Vader” (Padre, 2014) -, che Torinodanza ha dedicato alla compagnia Peeping Tom di Gabriela Carrizo e Franck Chartier, presentata a giorni alterni per una settimana alle Fonderie Limone di Moncalieri, ha rappresentato un’occasione immancabile per gli amanti del teatro-danza.
Ma sarebbe perfino sbagliato confinare l’arte del gruppo belga nell’ambito di una categoria: i Peeping Tom hanno creato, nel corso degli anni, un teatro totale, di forte impatto visivo ed emozionale, in cui la danza si perde letteralmente all’interno di un universo di segni in cui tutte le tecniche teatrali hanno libero sfogo per creare, ogni volta, mondi diversi di grande fascino e suggestione.

Un fascino che ci ha pervaso sia durante il nostro primo incontro con la compagnia, avvenuto in occasione di “32 rue Venderbranden”, sia nella visione della parte secondo noi più riuscita della trilogia, quella dedicata al Padre, di cui avevamo già parlato su Klp in occasione dello spettacolo rappresentato a Reggio Emilia.

I due spettacoli visti a Torino si propongono di penetrare, attraverso suggestioni diversissime tra loro, fra le pieghe del concetto di “Figlio” e di “Madre”. Se per parlare di paternità era stato un ospizio ad essere messo in scena, qui i performer, tutti di strabiliante abilità, che si mescolano come accadeva in “Vader” con alcuni figuranti scelti in loco, si misurano in ambiti più totalizzanti, meno riconoscibili, ma forieri di innumerevoli rimandi.


“Kind” viene infatti collocato in un ambiente arcaico e remoto, dominato da grandi alberi e da una rupe imponente, tra i quali si erge una grande luna. In questo contesto agiscono personaggi primordiali guidati dalla fantasia di una innocente bambina e del suo contraltare, il buffo e al contempo disturbante mezzosoprano Eurudike De Beul, che gira in lungo e in largo su un improbabile triciclo.
L’infanzia è qui rappresentata attraverso un variegato immaginario, spesso intriso di angoscia di stampo cinematografico: ecco allora un tenero cervo con due gambe da donna, un lombrico gigante, ragni dalle umane sembianze, animali che si misurano con cacciatori ed esploratori lunari, indiani immersi in un universo colmo di rituali, dove paure e desideri contemporanei, propri di un’età in via di definizione, si fronteggiano, e che un terremoto cerca invano di mutare. Peeping Tom in questo spettacolo prova a guardare il mondo con gli occhi dell’infanzia, organizzandolo attraverso il gioco e la fantasia ma anche le dinamiche che si instaurano nel rapporto con i genitori.

Moeder (photo © Oleg Degtiarov)

Moeder (photo © Oleg Degtiarov)

“Moeder” ci invita invece a penetrare uno spazio più preciso, cangiante, dove lo sguardo dello spettatore si concentra, pur nello spazio invaso da accadimenti sempre diversi, di volta in volta su un reparto maternità, una camera mortuaria, uno studio di registrazione, un museo… Luoghi in cui pubblico e privato si intrecciano, e in cui passato, presente e futuro si cercano, mescolando comico e tragico, ma all’interno dei quali la maternità e i suoi desideri si riverberano continuamente.

Ecco anche qui, dunque, come nello spettacolo precedente, che la cifra espressiva del tutto è ancora l’intrecciarsi di visioni poetiche: l’infermiera sempre in procinto di procreare, o la ragazza nuda, ormai adulta, che porta in braccio la sua controfigura bambina, e ancora la neonata condannata a crescere in un’incubatrice, in una continua danza di riferimenti alla vita e alla morte, intervallate da scene di spiazzante divertimento che stemperano un’atmosfera spesso angosciante. Di fondo rimane quel senso profondo, primitivo, ancestrale, legato al concetto dell’essere donna, madre, e della responsabilità che ne comporta.

Pur non avendoci ammaliato come nei due spettacoli precedenti, a causa di un eccessivo compiacimento nell’imbrogliare lo sguardo del pubblico con diversi (e fuorvianti?) accadimenti, spesso bizzarramente ripetitivi, in cui si insinuano motivi musicali di altissima e furbesca emozionalità, il teatro di Peeping Tom si conferma comunque come una delle esperienze più stimolanti che la scena europea ci abbia regalato in questi ultimi anni.

VADER – MOEDER – KIND, A FAMILY TRILOGY
KIND – CHILD (Figlio, 2019)
MOEDER – MOTHER (Madre, 2016)
VADER – FATHER (Padre, 2014)
Gabriela Carrizo / Franck Chartier / Peeping Tom
direzione Gabriela Carrizo, Franck Chartier
creazionee performance Leo De Beul, Eurudike De Beul, Charlotte Clamens, Marie Gyselbrecht, Hun-Mok Jung, Brandon Lagaert, Yi-Chun Liu, Simon Versnel, Maria Carolina Vieira
artistic assistants Seoljin Kim, Camille de Bonhome (Vader), Diane Fourdrignier (Moeder), Lulu Tikovsky (Kind)
scene Amber Vandenhoeck (Vader e Moeder), Justine Bougerol (Kind), Peeping Tom
luci Giacomo Gorini (Vader), Amber Vandenhoeck
costumi Camille de Bonhome (Vader), Diane Fourdrignier (Moeder), Lulu Tikovsky (Kind), Peeping Tom
musiche Raphaëlle Latini, Ismaël Colombani (Vader), Eurudike De Beul, Renaud Crols, Glenn Vervliet (Moeder), Yannick Willox Peeping Tom
coproduzione italiana Fondazione I Teatri (Reggio Emilia) / Festival Aperto in collaborazione con Torinodanza festival / Teatro Stabile Torino – Teatro Nazionale
con il sostegno della Rappresentanza Generale del Governo delle Fiandre in Italia
Spettacoli in lingua inglese con soprattitoli in italiano

Visti a Moncalieri (TO), Fonderie Teatrali Limone, l’1 e il 3 ottobre 2019

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