La Salomè di Wilde. L’ultima recita dell’Elfo

L'ultima recita di Salomè
L'ultima recita di Salomè

Alejandro Bruni Ocaña, Enzo Curcurù e Ferdinando Bruni (photo: elfo.org)

Le produzioni dell’Elfo sono note per una sorta di eccentricità. “L’ultima recita di Salomè”, nuovo spettacolo di Ferdinando Bruni e Francesco Frongia, non viene meno alla tradizione.
L’opera di Oscar Wilde si trasforma così in un grosso baraccone, un “circo di periferia” malfamato in cui si animano personaggi grotteschi, ricoperti di cerone e lustrini. Una mescolanza di eccesso, luci, colori, video e musica dà vita alla tragedia.
La recitazione è grottesca, le danze esotiche e la dimensione epica: una grande baraonda che travolge e lascia a tratti perplessi, con la sensazione che tuttavia, dietro a tanta finzione, si nasconda una verità.

Il progetto nasce dallo studio della Salomè di Wilde, di cui Bruni e Frongia danno una interpretazione personale intrecciando il dramma ad altri brani estratti del “De profundis”, da “La Ballata del carcere di Reading” e da varie testimonianze ed interviste. Lo spettacolo assume quindi una forma ibrida in cui Ferdinando Bruni e Enzo Curcurù vestono diversi corpi, tra cui lo stesso Wilde, che troviamo in apertura di spettacolo in catene, e Mavor Parker, personaggio di fantasia che incarna i due amanti che accusarono l’artista di sodomia condannandolo al carcere. Ma anche Erode e Giovanni. Creature reali e di finzione, vita vera e tragedia dialogano fra loro e Wilde si trasforma in Iokanaan, Iokanaan in Erode, strampalato e dionisiaco sovrano, Parker nel giovane siriano alla guardia del sacerdote e ancora nella lussuriosa Erodiade.

Interamente interpretato al maschile, lo spettacolo tende all’ormai consumato travestitismo, specie nei personaggi interpretati da Enzo Curcurù. La drammaturgia presenta forse qualche buco e pecca un po’ di “Brunicentrismo”: la sua presenza sul palco è continua, forse eccessiva. Ma la vittoria dello spettacolo sta proprio nel non cadere nella banalità: alcune scelte che possono sembrare facili vengono subito negate o riscattate a favore di una mescolanza che turba lo spettatore rendendolo incerto. Non si sa mai cosa aspettarsi dal grande baraccone; non è concessa l’immedesimazione né il coinvolgimento. Il gioco nei confronti dello spettatore è seduttivo e crudele, col rischio – a tratti – di perderlo. Ma tutto sommato è proprio questo coraggio che rende grandi le regie dell’Elfo.

Dietro tutto questo movimento di immagini e lustrini si percepisce qualcosa di vibrante, specie nella figura di Salomè, interpretata con bravura da Alejandro Bruni Ocana, che si stacca dalla dimensione buffonesca-grottesca degli altri personaggi e trasporta in una dimensione altra. Salomè compare dietro ad un velo, come un bozzolo pronto a schiudersi. Un essere tra l’animale e il lunare, che l’attore dota di una gestualità e una qualità di movimento propria, che la distacca dal genere umano. Dalla farfalla alla pantera, Salomè, nel corpo di un uomo dipinto di un bianco lunare, prende vita e irretisce nel suo incanto. Sensuale, riesce a far suo ciò che vuole; simile alla droga agisce sugli uomini, ed interessante a tal proposito è la scelta di farle danzare la famosa danza dei sette veli sulle musiche dei Tiger Lillies, band inglese dal gusto cabarettistico grottesco, illuminata da proiezioni colorate che le danno un tocco psichedelico.
Paradossalmente la vera pecca dell’allestimento è la bellissima casa che lo ospita qui a Milano. Il teatro dell’Elfo è infatti in questo caso una scatola che opprime il gioco proposto dalla messa in scena. Il baraccone rimane rappresentato e limitato, non riuscendo ad invadere la sala e l’immaginario.
A Milano fino al 20 marzo.

L’ ULTIMA RECITA DI SALOME’
di: Ferdinando Bruni e Francesco Frongia
da: Oscar Wilde
con: Ferdinando Bruni, Enzo Curcurù, Alejandro Bruni Ocana
luci: Nando Frigerio
suono: Luca De Marinis
durata: 1 h 30’
applausi del pubblico: 3’

Visto a Milano, Teatro Elfo Puccini, il 23 febbraio 2011