Con Paolo Billi L’ultimo viaggio del Gulliver tra i ragazzi del Pratello

Compagnia del Pratello
Compagnia del Pratello

La Compagnia del Pratello al lavoro su ‘Fool Bitter Fool’ (photo: teatrodelpratello.it)

“Se resto solo penso che nessuno vuole parlare con me
Quando parlo con quella faccia disegnata sul sasso
Lei non risponde
Ho fatto tante domande e non mi ha dato risposta
Quando lei non risponde mi fa male il cuore.
Quando resto solo penso che le persone sono tutte uguali
E invece non sono uguali
Perché ognuno pensa una cosa diversa.
Quando resto solo penso alla vita finita
Penso di cambiare mia vita
Penso tornare come prima
Penso la mia storia finita.
Se resto solo
Parlo col muro
Gli ho fatto la domanda: che cosa vuol dire la vita?
E lui non risponde
Cosa vuol dire la libertà?
E lui non risponde
La vita bella
Se resto solo tutta resta come prima,
e non cambia niente
Se resto solo, diventa tutto silenzio”.

Parla così Gordon il visionario, seduto sulla prua. Parla così questo piccolo marinaio, mentre il mare di occhi che questa sera lo osserva noncurante si lascia cullare tra le parole e i lirici sogni di un mondo ai confini del tempo, dove ricordo, fantasia e sudore si fanno nodi di una nave destinata a salpare, a prendere il largo e a non fuggire mai più. È un viaggio, quello del Gulliver del carcere minorile Pratello, che va per tornare, che vuole raggiungere e continua a cercare, che mai tralascia l’ultima indispensabile meta, abitazione abbandonata di terre e naufragi che proprio non si riescono a dimenticare. Ecco allora che anche il volto di Gulliver non può più essere lo stesso, non c’è eroe dietro l’esplorazione ma il nome di un brigantino tutto speciale, governato da nove intrepidi marinai, rinnovati protagonisti di un’anomala quanto viva crociera nella memoria.

Ad accompagnarci con malinconica leggerezza nel ritroso tutto personale del vissuto saranno ora i corpi guizzanti dell’equipaggio, vivacemente interpretato dai ragazzi del carcere, che su e giù dagli alberi e dalle corde della nave riscopriranno la loro avventura di sirene, popoli lontani e pirati, tra gli slogan e i racconti di un acrobatico quanto grottesco comitato organizzativo (le attrici Laura Bisognin Lorenzoni, Francesca Pedone e Lorenza Mazzoni).
Un ospite costante, tuttavia, aleggia invisibile e sornione nella ciurma e nei pensieri: non c’è niente per chi è solo al di là del mare sempre uguale, non c’è niente per chi è solo al di là del muro della cella. È la solitudine che non cessa di parlare e che rimbomba, quando il vuoto non dà spazio al suono.

Sono, questi de L’ultimo viaggio del Gulliver, momenti di verità assoluta, momenti capaci di vivere, fino in fondo, le contraddizioni e la poesia di un quotidiano che spesso non si spiega ma che i ragazzi improvvisamente ci invitano, qui, in prima persona, a conoscere con i loro giochi, aggrovigliamenti di corde e balli hip hop. Basteranno così le loro parole più sincere, raccolte con pazienza e con ascolto da Valentina Fulginiti e l’aiuto di Filippo Milani nel lungo laboratorio di scrittura, a comporre, nel collage finale di Billi, i dialoghi di una drammaturgia semplice e intensa, che davanti a noi piano piano si confessa per restituire all’immaginazione il segreto di quotidiana realtà.

Con L’ultimo viaggio del Gulliver Paolo Billi chiude l’ultimo capitolo della trilogia che ha dedicato per tutto il 2008 all’opera di Jonathan Swift insieme a Cantico degli Yahoo e Lilliput dinner (il primo in scena ieri e ancora stasera all’Arena del Sole di Bologna), realizzati rispettivamente con i detenuti della Casa Circondariale Dozza e con i ragazzi di tre comunità minorili di Bologna.
Un’idea e un connubio ben riusciti, che anche qui vediamo intersecarsi nelle bellissime e suggestive immagini del video di Agnese Mattanò, montaggio di riprese effettuate nel corso del laboratorio teatrale con i detenuti della Dozza, del laboratorio video del Pratello e con i ragazzi della comunità ministeriale ospiti, per quattro giorni, sul – questa volta vero – brigantino “Nave Italia” (Fondazione Tender to Nave Italia) in navigazione sul Mar Tirreno.
Un viaggio faticoso, per i ragazzi del Pratello, durato quattro mesi tra laboratori di scenotecnica, scrittura, gioco e soprattutto messa in discussione di sé.
A parlarne, come sempre, sono stati loro stessi quando a fine spettacolo, dopo la catartica perfomance hip hop, si sono fermati a dialogare con il pubblico curioso sui perché e i per come della rappresentazione. Un costume di Billi, questo, ormai in uso da anni, ma che ci lascia un po’ perplessi, correndo il rischio di funzionare più alla spettacolarizzazione del detenuto che al suo effettivo reinserimento.
Opinioni personali a parte, lo spettacolo è tuttavia uno dei più significativi dell’intera programmazione nazionale 2008, grazie anche al magistrale artigianato dell’allestimento di Dante Ferrari.

L’ULTIMO VIAGGIO DEL GULLIVER
regia: Paolo Billi
video di scena: Agnese Mattanò
drammaturgia: Paolo Billi e Valentina Fulginiti (con la collaborazione di Filippo Milani)
con la Compagnia del Pratello: Abdul, Ayoub, Bin, Daming, Gabriel, Hua, Hamza, Mahadi,
con il lavoro di Ayoub, Ettore, Faycal, Hamza, Jaspal, Nosakhare e con Laura Bisognin Lorenzoni, Francesca Pedone, Lorenza Mazzoni, Alessio Capitani
laboratorio di scrittura: Valentina Fulginiti
laboratorio video-movimento: Agnese Mattanò e Laura Bisognini Lorenzoni
corsi di scenotecnica: Gazmed Llanaj (IIPLE-corsi professionali)
luci: Flavio Bertozzi e Lucia Manes Gravina
allestimento: Dante Ferrari
foto di scena: Marco Caselli
documentazione fotografica: Alessandro Zanini (Istituzione G. F. Minguzzi)
organizzazione: Amaranta Capelli
tirocinanti: Franca Casamassima, Lorena La Rocca
durata: 1 h 30′
applausi del pubblico: 3′ 30”

Visto a Bologna, Teatro del Pratello, il 5 dicembre 2008

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