Un appello per il Sancarluccio in attesa della sentenza

photo: teatrosancarluccio.com

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“Il fatto che abbia resistito tanti anni è dovuto proprio a questa politica, quella cioè di proporre gente un po’ più avanti rispetto ai tempi e che alla fine ha dato fiato a quest’area. Al Sancarluccio non si va per fare soldi ma per dire certe cose”.
Massimo Troisi

Lo sfratto del Sancarluccio non è solo una condanna per il mondo culturale napoletano ma è l’ennesima conferma di un atto preciso che la nazione Italia sta mettendo a segno per limitare la crescita di un paese che, oggi più che mai, ha bisogno di piccole realtà che non devono essere viste come “rischiose” ma come fucina di nuovi talenti.
Il Sancarluccio è un teatro piccolo, accogliente, un’atmosfera d’altri tempi, lontana dai luoghi istituzionalizzati e sporcati dai potenti di turno con compagnie che non hanno niente a che fare col teatro. Mestieranti, servi della politica, che usano il termine “arte” solo come un’etichetta di cui fregiarsi. 

Il Sancarluccio, con la dipartita di Franco Nico, ha vissuto momenti terribili, di lotta con una politica assente e con una mancanza cronica di finanziamenti ma è stato in grado di ospitare spettacoli importanti nei suoi quaranta anni (più uno) di attività.
Una sala importante per Napoli, che ha visto i più grandi interpreti napoletani alternarsi sulle tavole del suo palcoscenico, un pezzo di storia teatrale partenopea che non può essere tolta in questo modo. Non riuscire ad assicurare una programmazione, che di anno in anno è sempre stata interessante e di prima scelta, che ha sempre dato spazio ai nuovi attori, è una cosa ignobile.  

Pina Cipriani (photo: teatrosancarluccio.com)

Pina Cipriani (photo: teatrosancarluccio.com)


Pina Cipriani
(cofondatrice nel 1978 della compagnia) afferma che il Sancarluccio non resterà indifferente di fronte a tutto questo ma, anzi, affronterà questo momento di disagio; tuttavia, c’è bisogno dell’appoggio degli attori, dei registi, degli addetti ai lavori e, soprattutto, della stampa. Perché Napoli è anche e soprattutto questo, una città artistica, una fucina di talenti e, quindi, è un dovere di tutti i cittadini sottoscrivere un appello affinché questo spazio non chiuda. 

La comunità artistica e intellettuale, a modo suo, e lentamente, sta rispondendo, ma c’è bisogno di una spinta ben più forte per far arrivare a tutti questa notizia. Sul sito del Sancarluccio è ancora attiva (nonostante si citi la scadenza del 20 novembre) la possibilità di effettuare le sottoscrizioni legate al progetto “Angeli del Sancarluccio” a cui hanno aderito finora circa un centinaio di sostenitori.

“La sentenza del giudice arriverà nel corso della prossima settimana” ci riferisce oggi Egidio Mastrominico (direttore artistico del Sancarluccio), “aspettiamo e poi decideremo cosa fare. All’appello del progetto Angeli hanno aderito anche Eugenio Barba e l’Odin Teatret, cosa che ci ha dato grande soddisfazione, ma a Napoli nessuno sembra essersene accorto”.
 

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