Un Colpo. Modena si interroga su teatro e giovinezza

Un colpo
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Societas, Motus, Fanny & Alexander, Teatrino Clandestino. Quattro nuovi spettacoli delle più importanti realtà teatrali emiliano-romagnole, alle prese con il tema della giovinezza.
E’ stato questo il filo conduttore della rassegna Un Colpo, a Modena dal 27 al 29 novembre scorso. Su iniziativa della Regione Emilia Romagna all’interno del progetto GECO – Giovani Evoluti e Consapevoli, gli artisti hanno dato vita ad una mini rassegna, risultato di un lavoro triennale che aveva lo scopo di valorizzare l’attività teatrale giovanile, in un territorio da sempre attento e sensibile al dialogo fra società e arti sceniche. Sotto l’occhio attento di Pietro Valenti per l’organizzazione dell’evento firmato ERT, abbiamo assistito al debutto o alle primissime repliche di spettacoli che hanno da poco iniziato a girare.

E’ il caso, ad esempio, del dittico dei Motus su Antigone (il 27 e 28 novembre al Teatro delle Passioni): “Let the Sunshine contest #1” e “Too late! contest #2”, frutto di tre anni di residenza nelle periferie dei grandi centri urbani francesi, tedeschi e italiani.

C’è stata poi la doppia replica di “No-signal” del bolognese Teatrino Clandestino, in scena al Teatro Storchi, una riflessione complessa e ancora da asciugare, che nell’intenzione del gruppo vuole essere un’evoluzione importante del loro linguaggio: scissione fra azione scenica e testo, straniamento dal messaggio massmediatico, intervento quasi situazionista e in continuo evolversi sullo spazio. La prima assoluta per un’ispirazione nata da un ragionamento sul media televisivo e sul potere che esercita sulle giovani generazioni. Ne viene fuori un atto unico abbastanza lungo, che richiede una forte attenzione per seguire quanto accade, considerata la divisione fra verbo e azione. Per approfondire queste complessità, abbiamo chiesto a Pietro Babina di illustrarcene le caratteristiche: ve ne proponiamo un breve estratto in questo contributo video per poi pubblicarla integralmente nelle prossime settimane.

Altra operazione interessante “There’s no place like home” di  Fanny & Alexander, performance presentata negli spazi del Museo Anatomico di Modena. Abbiamo avuto un’incontro con Chiara Lagani (la cui intervista integrale verrà proposta prossimamente) all’interno di questo luogo straordinario, riadattato alle esigenze di ospitalità per una performance che vuole esplorare il senso di nuovi contenitori, di matrice eminentemente museale. Una nuova frontiera cui non pochi stanno rivolgendo attenzione, dopo l’exploit di messe in scena come “England” di Tim Crouch. Ritorna la ricerca, sviluppata dal gruppo negli ultimi anni, intorno alla figura di Dorothy, protagonista del Mago di Oz: la giovinezza, il viaggio, l’attesa, uno sguardo al femminile sul mondo delle aspettative, delle ansie, dell’intimo.

Portiamo infine la nostra telecamera fra gli spettatori di “L’ultima volta che vidi mio padre”, dramma musicale animato, ideato e diretto da Chiara Guidi/Socìetas Raffaello Sanzio, in cui interagiscono linguaggio grafico, vocale e musicale. Il disegno animato, la rilettura tecnologica di una fiaba, la memoria della figura paterna fra squarci di luce e bui, fra rimozioni, simbologia psicanalitica e lontane eco di un passato che torna a farsi memoria e incarnazione. L’interazione fra disegno animato e scena è una bella frontiera, per la quale non possiamo nascondere interesse, e che resta foriera di sviluppi importanti. “L’ultima volta” rappresenta un punto di partenza raffinato, che, andando oltre le pregevolissime animazioni realizzate da giovani studenti di arte, riprende in alcuni gesti, in alcune scene di gruppo, quanto fatto dalla Guidi per “Night must fall” nell’edizione 2008 di Vie.

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