Le grandi città sotto la luna. Concerto brechtiano per l’Odin Teatret

Le grandi città sotto la luna
Le grandi città sotto la luna

Le grandi città sotto la luna

“Tutti i paesi sono in esilio, tutto il mondo è paese, le grandi città sono tutte uguali”.
Halle, Berlino, Hiroshima, Baghdad, Beirut, ma anche New York, Londra e Pontedera, dove è andato in scena lo spettacolo dell’Odin Teatret: Le grandi città sotto la luna.

La scena è spoglia: solo delle sedie sulle quali prendono posto un gruppo di attori-cantanti-musicisti, per dare spazio esclusivamente alle voci e agli strumenti suonati dal vivo. Un gruppo multietnico quello dell’Odin Teatret Ensamble che, tra poesia, danze e musica, tesse trame, intreccia fili, svela la voce della luna. Luna che, dall’alto, osserva le grandi città, tutte così simili, tutte così uguali, da un capo all’altro del mondo. Indifferente e beffarda osserva le metropoli che resistono sotto le bombe, sotto le macerie, sotto i morti schiacciati.

Strimpellano in scena, niente buio in platea. Musica e parole si fondono e prendono vita canzoni. Si fondono anche le lingue: ora italiano, ora inglese, tedesco, è un coro multilingue e multietnico quello che fiorisce sul palco. “Sì canterà ancora nei tempi bui?” si chiede Brecht. “Sì, si canterà dei tempi bui”. Ed è dei tempi bui che si canta qui. Un canto che da singolo si fa mano a mano corale, si aggiungono strumenti e voci in un crescendo, le parole prendono il ritmo della musica e risuonano nell’aria: abbandono, solitudine.


Ma anche l’inverno più lungo non è eterno e anche gli amici che non torneranno rimangono, abitano i pensieri, lì dove ad attenderli c’è sempre una casa. Tra i personaggi in scena un militare in missione, prima in Bosnia, poi in Afghanistan, infine in Iraq, canta la sua impossibilità di intervenire in aiuto di quelle persone, donne stuprate e picchiate, perché la sua è una missione di pace. Ma, fiero della propria bandiera, in un lontano paese morirà; alla madre manderà in dono una bara coperta da una bella bandiera con i suoi resti. Ed ecco quindi il personaggio brechtiano di Kattrin, la figlia muta di Madre Coraggio, che perde la vita nel tentativo di avvertire la città di un imminente attacco a sorpresa. E’ una brava ragazza Kattrin, un’eroina buona, e come tale sarà fucilata su un muro buono, con delle pallottole buone, chiusa in una bara buona e sepolta in una buona terra… Eppure le sue ultime parole sono una poesia, una poesia d’amore. Ed è un’effervescente musica jazz quella che risuona in sala alla sua morte.
Si intrecciano così, tessute da un destino beffardo e inesorabile, le storie delle stragi dell’uomo. Così come avvenne in una tiepida mattina di agosto in una città dell’Asia. Non tutti ancora si erano svegliati, le madri iniziavano le loro faccende quotidiane, l’aria non era ancora calda, ma piuttosto piacevole, quella città sotto la luna, o forse sotto il sole, si chiamava Hiroshima. Ed ecco il fischio della bomba che irrompe e si fonde con quello delle chitarre, della fisarmonica, del violino, del tamburo in una canzone a Hiroshima. Esilio e distruzione, uomini separati e dispersi come la pioggia, ma sulla cenere di quello che resta si canta, si suona, si balla. La luna di Hiroshima, la luna di Beirut è la stessa che risplende nelle notti dell’Alabama, così come immaginate da Brecht e Weil in Alabama Song. Una musica sottolineata dall’entrata in scena di un ballerino che, bombetta in testa e bastone in mano, tra salti e piroettes si muove sulle ceneri e sulle macerie con una maestria e un’allegria che fanno dimenticare, seppure per un momento, le catastrofi belliche.
Ed è questo ciò che ci lascia nel cuore lo spettacolo: la consolazione, la convinzione, la forza che “nel cuore nulla finisce”.

Le grandi città sotto la luna
diretto da Eugenio Barba
con: Odin Teatret Ensamble, Kai Bredholt, Roberta Carreri, Jan Ferslev, Tage Larsen, Augusto Omolù, Iben Nagel Rasmussen, Julia Varley, Torgeir Wethal, Frans Winther, Donald Kitt
durata: 1h 07’
applausi del pubblico: 2’ 30’’

Visto a Pontedera, Teatro Era, il 2 novembre 2008

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