Un digiunatore. Il ricamo di Nekrošius all’allegoria kafkiana

Un digiunatore (photo: D. Matvejevc)
Un digiunatore (photo: D. Matvejevc)

La scena è spoglia, solo un fondale oro riproduce un interno domestico. Sulla destra un pianoforte e una sedia. Poi, sul palco della sala Petrassi dell’Auditorium di Roma, due lavagne, uno scaffale, attrezzeria minuta.
Il testo è “Un digiunatore”, ultima opera di Franz Kafka, della cui stampa in volume poté leggere solo le bozze.

All’interno della rassegna Flux – Festival Lituano delle Arti, l’opera del genio ceco è drammatizzata dal Lituano per eccellenza, Eimuntas Nekrošius, il quale sceglie per quest’occasione una forma di teatralizzazione “di basso profilo”: il racconto è semplicemente ‘detto’ dalla prima attrice, Viktorija Kuodytė, che agisce sulla scena una pantomima, insieme agli altri tre protagonisti in scena (Vygandas Vadeiša, Vaidas Vilius e Genadij Virkovskij).

Con poco materiale e qualche sorpresa cavata dalle quinte compongono situazioni e ambientazioni diverse, aiutati dalla musica. Quattro sedie diventano un taxi, la libreria una sorta di gru manovrata con scalcinata precisione.


La trama del racconto, che senz’altro deve aver consigliato a parte del pubblico una lettura domestica, silenziosa, è quella di un artista la cui poco comune specialità è quella di digiunare per lunghissimi periodi. All’inizio quest’arte del digiuno attira un pubblico entusiasta ma poi, poco per volta, il favore scema, e lui è costretto a lasciare il proprio personale impresario per una scrittura in un gran circo.
La gabbia nella quale porta avanti la sua performance viene relegata accanto a quelle degli animali che il pubblico visita durante gli intervalli, e mentre prima un pugno di affezionati lo vegliava di notte per controllare che di straforo non venisse meno al suo impegno di astinenza; poi, lentamente, viene sempre più trascurato.

La targa davanti alla sua gabbia, che indica i giorni di digiuno, non viene più aggiornata, e imprecisato si fa il numero dei giorni per i quali egli trascina la sua impresa. Quel limite che gli avevano fino ad allora indicato come massimo, quaranta giorni senza cibo, è superato, forse doppiato, chissà, e la sua stessa presenza giorno dopo giorno si sfina al punto da farsi impalpabile.

Ma perché egli digiuna? E perché lo fa anche una volta perso il favore del pubblico, e anzi da quel momento addirittura con maggiore convinzione, fino a fare del tempo che passa un dato impossibile da ricostruire? Fino a confondersi così nel tempo, come con la paglia che ricopre il fondo della sua gabbia? «Perché non riuscivo a trovar il cibo che mi piacesse – confessa a un guardiano. Se l’avessi trovato non avrei fatto tante storie e mi sarei messo a mangiare a quattro palmenti come te e gli altri».

La tessitura allegorica del testo non è sfuggita, com’è ovvio, alle più diverse interpretazioni ed è stata decifrata in modo contraddittorio: ma che nell’insistito laboratorio di fierezza e passione stremante e inevitabile del digiunatore possa mostrarsi l’immagine del gabinetto dell’artista, asciugato e tenuto in vita dalla sua ossessione, fatta di predestinazione, impossibilità di scelta e desiderio di consenso, pare difficile dubitarne.

La lettura di Nekrošius è lineare, modesta, e sa più di illustrazione (sia pure astratta) e di orlo preziosamente ricamato attorno al testo che di decostruzione, interpretazione e analisi. La sua arma più affilata è l’infinita vitalità scenica di Viktorija Kuodytė, attrice a cui niente sembra impossibile: nervosa, guizzante, tenera, impalpabile, infantile, vetusta, bellissima, spaventosa.
Tutto il contorno di pantomime che circondano il racconto hanno lei, e solo lei, nel centro, che sembra avere tra le dita annodati i fili dell’intero spettacolo, conducendo in porto la rappresentazione.

Atmosfere di febbrile attività – le costruzioni compiute in scena con l’aiuto dei tre aiutanti – e momenti di larga, dilagante malinconia: la storia di quella crescente inadeguatezza alla vita, di estraneità all’altrui favore, che tutti dovremmo pensare, prima o poi, di preparaci ad affrontare.

UN DIGIUNATORE
di Franz Kafka
regia Eimuntas Nekrošius
scene Marius Nekrošius
costumi Nadežda Gultiajeva

con
Viktorija Kuodytė A Hunger Artist
Vygandas Vadeiša
Vaidas Vilius
Genadij Virkovskij

assistente alla regia Tauras Čižas
sound designer Arvydas Dūkšta
light designer Audrius Jankauskas
attrezzista Genadij Virkovskij

prodotto da Meno Fortas Theatre
con il sostegno del Lithuanian Culture Council
produzione in Italia Aldo Grompone

durata: 1h 30’
applausi del pubblico: 2’

Visto a Roma, Auditorium Parco della Musica, il 10 maggio 2018

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