Un po’ di Tutto, Spregelburd spettatore incluso

Tutto di Rafael Spregelburd

Tutto di Rafael Spregelburd (photo: Gerardine Rachele Cipriani – circolo fotografico L’Immagine)

È a tutti gli effetti un ottimo ingresso quello di Evoè!Teatro nella panoramica delle giovani compagnie della scena italiana.

Nata a Rovereto nel 2011 da un piccolo gruppo di quattro attori diplomati all’Accademia Teatrale Veneta di Venezia, la compagnia trentina si sta facendo conoscere e apprezzare dal pubblico in veste allargata con l’allestimento di “Tutto” (Todo), uno degli ultimi lavori inediti di Rafael Spregelburd.

Ed è stata una bella sorpresa vedere con quanta disponibilità l’autore-attore argentino abbia accompagnato questo inizio. Non solo offrendo alla compagnia il proprio lavoro-testo (commissionato nel 2009 dalla Schaubühne di Berlino), ma supportando con la propria presenza, nel pre-serata e poi in sala, la prima regionale dello spettacolo al Teatro Aurora di Marghera. Un bel modo di crederci.


E poi una bella sorpresa sono stati loro: Silvio Barbiero, Emanuele Cerra, Martina Galletta, Gabriella Italiano e Matteo Spiazzi, che hanno sostenuto con tecnica e carica creativa il ritmo e la complessità della drammaturgia per quasi due ore di spettacolo, cedendo forse un po’ nell’ultimo quadro, che comunque lascia intravedere una fragilità nella scrittura dello stesso autore.

Non ultimo da citare è Alessio Nardin, che li ha diretti senza strafare e senza arroganza, riducendo quasi all’invisibilità i pochi elementi scenici e scommettendo completamente su di loro e sulla forza narrativa del testo.

In “Tutto” il gioco si fa in tre: tre quadri, tre domande, tre fabule morali che, sebbene seguano l’asse stato-burocrazia, arte-commercio, religione-superstizione, fanno pensare a una piattaforma girevole dalla quale partono delle diagonali che non raddoppiano ma descrivono la realtà nella sua dimensione nevrotica, bizzarra e nascosta.

Un gioco intenso, vivace, irriverente che dall’interno di un ufficio qualunque si sposta all’interno di un ambiente familiare qualunque. Situazioni “tipo” in cui i personaggi coinvolti inconsapevolmente mettono in essere delle domande senza offrire risposte o soluzioni.

Nelle tre storie alcuni elementi ritornano, alcuni personaggi si ripresentano, creando una sorta di legame tra un quadro e l’altro, ma più che una logica sequenziale sembrano instillare piccole alterazioni di un sentire comune; alterazioni che Nardin rafforza portando fuori campo una sorta di narratore-regista, rendendo voce off (Clara Setti) alcuni pensieri interni alle vicende.
La chiarezza e la verità sembrano stare così all’esterno e non all’interno, e per questo l’effetto è decentrante per chi assiste da fuori ma non per chi è all’interno del gioco.

Ogni  personaggio sembra infatti non disporre di un proprio gioco ma viene assorbito da quello della vacuità del denaro, dall’inafferrabilità dell’arte, degli abissi della superstizione. Situazioni alle quali forse i personaggi non hanno chiesto di partecipare ma che risulta impossibile abbandonare. Un gioco in cui anche noi, in fondo, siamo “imbarcati”, che lo vogliamo o no. Lo aveva già detto Pascal.

TUTTO
di Rafael Spregelburd
regia: Alessio Nardin
con: Silvio Barbiero, Emanuele Cerra, Martina Galletta, Gabriella Italiano, Matteo Spiazzi
voce off: Clara Setti
disegno luci: Marco Manfredi
proiezioni e video: Davide Vidale
suono e musiche: Lorenzo Zanghielli
supervisione costumi: Anja Tavernini
con il contributo artistico di: Viviana Leoni, Marta Marchi, Clara Setti
durata: 1h 50’
applausi del pubblico: 2′

Visto a Marghera (VE), Teatro Aurora, il 31 gennaio 2013


 

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