Un Social Error in condivisione europea

Social Error

Social Error (photo: Bettina Mueller)

Inscenare uno spettacolo teatrale in forma di reality show può essere cosa curiosa (seppur già sperimentata anche da altre compagnie italiane). Di per sé gli elementi fondanti della rappresentazione teatrale contengono già tutti, o quasi, i caratteri configurativi di un reality.
Viene quasi da chiedersi però, se in questo genere di operazioni, si assiste alla teatralizzazione di un reality televisivo, o se è piuttosto una revisione televisiva dei meccanismi teatrali.

A questo punto la cosa può farsi alquanto intricata, e prova a rispondere al quesito una produzione internazionale capitanata dall’ungherese Szputnyik Shipping Company, coadiuvata per quanto riguarda l’Italia dalla Fondazione Teatro Due di Parma.

La messa in scena, come si diceva, ricalca in tutto e per tutto gli schemi di un reality show: la carrellata dei concorrenti, le prove da affrontare, l’agonismo indotto e la maniacale rivalità, senza dimenticare le immancabili interazioni con il pubblico, il tutto in una martellante cornice multimediale fatta di video, intimidatorie voci fuori campo e telecamere onnipresenti. Un progetto errante, con palesi rimandi al noto romanzo di George Orwell “1984”, concepito per attraversare l’Europa, coinvolgendo di volta in volta le compagnie stabili dei diversi teatri partner.


Gli attori, suddivisi in due squadre composte da parte dell’ensemble stabile di Teatro Due e dagli ungheresi della compagnia diretta da Viktor Bodó, si affrontano in una pseudo gara di sopravvivenza, all’insegna delle prove più ridicole o imbarazzanti, soggiogati nell’ubbidire ad ordini esterni del tutto insensati, come nelle migliori tradizioni del genere.
Tra una sfida di ballo e una punizione corporea si stagliano dallo sfondo schizofreniche proiezioni di conflitti bellici, scontri di piazza, bambini alla fame e ogni sorta di tormentone mediatico che normalmente impazza sui nostri teleschermi o display.

L’intento lodevole del multiforme progetto è indubbiamente quello di offrire una vetrina alle innumerevoli contraddizioni di una collettività decadente, pronta a glorificare il mito dell’apparire, a valorizzare il vincitore senza scrupoli, o a promuovere la mediocrità in nome dell’audience. Il tutto con la benedizione di un’informazione corrotta o compiacente, insensibile se non del tutto disinteressata alle effettive esigenze e problematiche che condividiamo nella realtà attuale.

Tuttavia, per quanto zelanti siano i presupposti, il risultato in scena è piuttosto caotico. Dei propositi d’indagine rimane un frenetico susseguirsi di sketch e quadri, che vorrebbero lasciar spazio all’improvvisazione ma si risolvono spesso in soluzioni più abbozzate che altro.
La costruzione scenica che riproduce fedelmente le dinamiche dei reality, con tutto il repertorio di eccessi forzosi e volgarità gratuite a cui come pubblico televisivo siamo abituati, sulla lunga distanza risulta essere quasi d’impaccio al corpo narrativo, appiattendo la funzione didattica in un contenitore acritico.

Se lo spettacolo dichiara a priori di non voler concedere risposte ma solo sollevare questioni, d’altra parte è lo stesso congegno di imitazione degli schemi televisivi che finisce con l’inghiottire le buone intuizioni registiche, rendendo molto dispersiva e poco incisiva la coralità di svolgimento.

Una volta delineato lo sforzo documentaristico dell’operazione, sembra quasi che esso rimanga vittima delle sue stesse ambizioni, relegando spesso il notevole apparato multimediale ad un’attività semplicemente didascalica, e lo stesso coinvolgimento del pubblico finisce con il subire un certo disagio in un’interazione che lo porta più verso un’interdizione.

Essendo comunque un progetto in continuo divenire, e in costante nomadismo, speriamo che possa in futuro trasformarsi ed evolversi, realizzando al meglio il  suo spessore ideativo e di impegno sociale.

SOCIAL ERROR
con: Gábor Fábián, Karoly Hajduk, Péter Jankovics, Pal Karpati, Daniel Kiraly, Lóte Koblicska, Nike Kurta, Kata Petö, Nora Rainer-Micsinyei, Zoltán Szabó e con l’ Ensemble Attori Teatro Due – Paola De Crescenzo, Francesco Gerardi, Luca Nucera, Massimiliano Sbarsi, Nanni Tormen
scenografie e costumi: Juli Balázs
luci: Tamás Bányai
musiche e suoni: Gabor Keresztes
media design: Andràs Juhasz e Gabor Karcis
direttore della fotografia: Daniel Balint
coordinatore tecnico: Zsolt Balogh
foto e grafica: Gergo Nagy
relazioni coi media e web: Zsofi Rick
drammaturgia: Tamas Turai, Julia Robert
interprete e drammaturgia: Anna Veress
assistente alla regia: Andrea Pass
organizzatore: Peter Toth
responsabile di produzione: Ildiko Sagodi
regia: Viktor Bodó
produzione: Szputnyik Shipping Company
con: Schauspielhaus – Graz, Staatstheater – Mainz, Hungarian Theatre of Cluj–Napoca, Centraltheater – Leipzig, Fondazione Teatro Due – Parma, National Theatre – Budapest
e con il supporto di: European Cultural Foundation (ECF), Union of the Theaters of Europe (UTE), The Education, Audiovisual and Culture Executive Agency (EACEA), National Cultural Fund of Hungary (NKA), Goethe Institut

durata: 1h 12′
applausi del pubblico: 3′ 23”

Visto a Parma, Teatro Due, il 2 dicembre 2013


 

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