Una ballata siciliana per voce sola

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La ballata delle balate

In Sicilia due mondi si sono integrati perfettamente l’uno nell’altro: da una parte il cattolicesimo passionale di stampo contadino, dall’altro il mondo della modernità con le sue leggi, le sue regole e il suo Dio, il denaro. Da questo incontro una figura nuova, carica di tradizioni e, allo stesso tempo, di modernità emerge nella storia del Novecento: il mafioso ‘moderno’.

Questo mafioso è ora solo sul palco che canta, grida, recita rosari, enumera i morti ammazzati, minaccia le forze dell’ordine, ricorda le processioni di quand’era bambino, narra momenti biblici, permette ad una forza più grande di sé – di cui non conosce origine né destino – di snaturare la sua umanità, di renderlo strumento di un qualcosa di grande, di potente, che risiede non in Sicilia ma in penisola: lo Stato.
I due mondi si appoggiano l’uno all’altro, come due semisfere la cui unione permette il regolare rotolamento della prassi del Potere dello Stato. E le stragi, i delitti, i regolamenti di conti, le truffe, divengono la linea tracciata da questa palla, divengono memoria, recitata come un rosario.

Filippo Luna interpreta un mafioso nella sua variopinta personalità e poi sua moglie, una donna attenta, educata, italiana. Ricostruisce le atmosfere di una Chiesa complice, dipinge lo spazio con colori di altarini sacri che hanno immobilizzato un progresso per facilitare un certo sviluppo. La sua è una prova di attore di grande rilievo, di grande maestria. E questa maestria emerge soprattutto nelle molte parti recitate in siciliano, che non impediscono di essere comprese a chi il siciliano non lo comprende perché il ‘da-comprendere’, in realtà, Luna lo offre in un ‘da-sentire’, attraverso un sentimento che riempie il palcoscenico vuoto.
Ma come spesso accade ad opere che si basano su performance da monologo (sebbene qui recitante più personaggi), l’opera rimane priva di un vero sviluppo drammatico che avrebbe potuto portarci a seguire il percorso di questo connubio. Possibile che i due mondi del Dio cattolico e del Dio denaro non abbiano un conflitto interno da permettere una via d’uscita e un loro abbandono? Si alzerà per sempre in volo, eterna e leggera come l’invincibilità (apparente o effettiva) del potere costituito questa sfera spietata?
Lo spettacolo scritto e diretto da Vincenzo Pirrotta si è fermato qui, prima della domanda, permettendoci però di formularla.

LA BALLATA DELLE BALATE
scritto e diretto da Vincenzo Pirrotta
con: Filippo Luna
musiche dal vivo: Giovanni Parrinello
durata: 45’
applausi del pubblico: 2′ 46”

Visto a Roma, Teatro Palladium, il 18 marzo 2008

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