Una Medea africana per ritrovare la tragedia

médée

La Médée di Martinelli (photo: max-rouquette.org)

Il Real Albergo dei Poveri al tramonto è splendido. Una donna africana, come tante se ne vedono agli angoli delle nostre periferie, tiene acceso un fuoco improvvisato. Sopra di lei la luna.
Aveva ragione Jean-Louis Martinelli, regista di questa versione africana della Medea di Euripide, a sfidare il tempo incerto per non cambiare scenario allo spettacolo. Lì lo aveva costruito e lì doveva essere. La maestosità in rovina dell’edificio è già tutto. Quanto conta l’ambientazione in un allestimento? Enormemente, è il caso di dire dopo esperienze simili a quella di Médée.

E bisogna dare ragione a Martinelli anche quando afferma che, oggi, il vero sentimento tragico è realizzabile solo in Africa. Re-allestire una Medea occidentale, con la potenza della tragedia antica, non ha più lo stesso senso, nonostante ogni anno sulle nostre scene nuovi spettacoli tornino con forza al mito. Ma è solo vedendo il risultato a cui giunge Martinelli, grazie al sapiente testo di Max Rouquette, che si comprende davvero la differenza. Non c’è bisogno di troppe sofisticazioni: l’Africa ha quella passione originaria. Non serve accendere altri fuochi: la magia, la spiritualità, la natura e il senso di comunità sono lì, a portata di mano e vivi. Chi ha vissuto l’Africa sa come segna. E insegna.

La forza di Medea nasce dall’abbandono. È una potenza accecata che, nella disperazione, non sa più distinguer nulla e sembra trarre dagli elementi della terra la forza per alimentarsi. Che cos’è il male? Cos’è il bene? Chi è giudice: il Re o Dio? Sono domande che Medea, la brava Odile Sankara, si pone e su cui il coro di donne Bambara riflette. Ma sono gli interrogativi interi di un continente e dei suoi popoli.
Lo spettacolo riesce a ridare tutta la ritualità africana non snaturandone la cultura, ma avvicinando anche il pubblico di ogni latitudine per la modernità e l’universalità dei temi: l’abbandono, il potere, la vendetta che porta all’infanticidio, l’odio che tutto domina quando l’amore non c’è più…

MÉDÉE
di Max Rouquette
regia: Jean-Louis Martinelli
musiche: Ray Lema
scenografia: Gilles Taschet
luci: Marie Nicholas
suono: Philippe Cachia
costumi: Patrick Dutertre
trucco: Françoise Chaumayrac
traduzione dei cori in Bambara: Habib Dembele e Odile Sankara
con Odile Sankara, Bakary Konate, Mariam Kone, Moussa Sanou,
Hamadou Sawadogo, Ténin Dembele, Adiaratou Diabate,
Haoua Diawara, Assetou Demba, Karidia Konate, Fatimata Kouyate,
Blandine Yaméogo, Kabore Joel, Thiombiano Diama
musicista: Baba Kouyaté
collaboratrice artistica: Florence Bosson
direzione tecnica: Patrick Bonnereau
regia luci: Jean-Marc Skatchko
regia suono: Philippe Cachia
produzione: Théâtre Nanterre Amandiers
e Napoli Teatro Festival Italia
durata: 1h 44′
applausi del pubblico: 2′ 14”

Visto a Napoli, Real Albergo dei Poveri, 8 giugno 2008
Napoli Teatro Festival Italia – Prima nazionale

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