Una visione Collinarea di linguaggi artistici a confronto

Come diventare un albero - progetto per Lari di Silvia Pasello

Come diventare un albero – progetto per Lari di Silvia Pasello

Sembra un tuffo nel passato la cornice incantata di Lari, con il castello dominante, le viuzze e le piazze con i paesani che assistono sorridenti a intrusioni insolite alla  loro routine. Il festival Collinarea, alla sua quattordicesima edizione, prosegue in questi giorni una ricca programmazione, incentrata su tre registri – letterario, teatrale e musicale – con artisti appartenenti non solo ad ambiti diversi ma anche a percorsi artistici molto eterogenei. Vari i luoghi degli incontri e delle performance ma tutti suggestivi, dal giardino scosceso della Villa Curini, alla piazza principale, circondata da vecchie case dal fascino decadente, al castello stesso, scenario unico e imponente, con vista mozzafiato. Il quadro di Lari è già di per se uno scenario, abitato da personaggi che si diluiscono come propensioni di un luogo, negli spettacoli stessi.

Il programma teatrale, che ha già visto tra gli altri Vinicio Capossela, Carrozzeria Orfeo, Gaetano Ventriglia e Silvia Garbuggino, offre vari spunti di riflessione, e prosegue fino a sabato 4 agosto con Bobo Rondelli, Dario Marconcini e Giovanna Daddi, Scenica Frammenti, Roberto Castello, Teatro Minimo, Ascanio Celestini e altri ancora.

Alcuni spettacoli sono stati creati o adattati alla location, il caratteristico borgo di Lari. E’ il caso di Silvia Pasello, con il suo progetto per Lari “Come diventare un albero”, da un testo dell’artista bulgara Snejanka Mihailova, sul tema delle origini e della terra. Performance  breve ma dotata di una forte estetica e di immagini semi-pittoriche cariche di pathos, come quella della Pasello che, adagiandosi a terra su una grande tela piena di parole, prende le sembianze di un albero. “Non ti perdere nelle parole” è la frase-chiave che cita la voce registrata. La terra prevale sulle parole e  l’uomo ritrova la propria identità nella natura. Minimalista ma efficace.

Altra cifra quella percorsa da Manuela Lo SiccoSabino Civilleri, tra i fondatori della compagnia Sud Costa Occidentale con Emma Dante, che impiantano una satira con 14 giovani attori sugli effetti dell’omologazione, servendosi del pretesto di un’ora di educazione fisica, titolo appunto dello spettacolo.  Una performance sul potere dell’educare alla perfezione anziché alla relazione, dove un coach-duce modella una squadra non pensante, rendendo patologica la normalità, e le giovani vittime in cerca di approvazione soccombono al bisogno di integrazione, unica condizione possibile. La riflessione iniziale però, sostanziale e ben rappresentata dalle fisicità espressive, tipiche della compagnia di provenienza,  non viene sviscerata rispetto alle premesse e rischia di cadere nel retorico, anche a causa della struttura rigida della performance, dove i blocchi logici si ripetono e si prevedono. 

Federica Fracassi è Eva

Federica Fracassi è Eva (photo: Lorenza Daverio)

Il Teatro I e il premio Ubu Federica Fracassi ci regalano invece la malinconia del crepuscolo, con la performance “Eva – Innamorate dello spavento”, progetto in divenire di Massimo Sgorbani, dove vengono catturate le voci di alcune donne vicine al Führer, in questo caso quella di Eva Braun interpretata dalla Fracassi. Di effetto l’allestimento, una  scena che sembra abitata dai fantasmi, con un fondale che mostra immagini di Rossella O’ Hara da “Via col vento”,  in cui Federica/Eva si proietta paragonando le due guerre, l’amato in guerra e il suo rifugiarsi in un modo introverso, tra lo schizofrenico e l’infantile. 
Con ritmi accelerati e rallentamenti forzati, la Fracassi ripercorre gli stati d’animo di Eva Braun fino all’ultimo giorno della sua vita, quello del suicidio dei due coniugi che sigla la fine di un impero.  Tra copioni che diventano spartiti di una musica che si ripete, l’attrice ci conduce nei corridoi della sua follia – “in fondo l’amore non è follia?” – un labirinto fatto di atteggiamenti bambineschi,  ossessioni,  paure e  malinconie.  Uno spettacolo probabilmente ancora da elaborare, che riesce però, nonostante le parti più pesanti, grazie alla bravura della Fracassi.

Eva – Innamorate dello spavento
con: Federica Fracassi
regia: Renzo Martinelli
durata: 50’
applausi del pubblico: 2’ 15’’

Come diventare un albero
di Silvia Pasello
Progetto per Lari

EDUCAZIONE FISICA
di Sabino Civilleri e Manuela Lo Sicco
testo Elena Stancanelli
luci Cristian Zucaro, realizzazione scene Petra Trombini
con Enrico Ballardini, Sabino Civilleri, Alice Conti, Giulia D’imperio, Daniele Giacomelli, Veronica Lucchesi, Dario Mangiaracina, Dario Muratore, Chiara Muscato, Quinzio Quiescenti, Alessandro Rugnone, Francesca Turrini, Marcella Vaccarino, Gisella Vitrano
produzione CRT Centro di Ricerca per il Teatro
in collaborazione con Santarcangelo dei Teatri | Scenica Frammenti Collinarea Festival | Comune di Ponsacco | PIM Spazio Scenico | Uddu Associazione | Zerocento



Visti a Lari, festival Collinarea, il 27 luglio 2012

 

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