Un’Anna Karenina espressionista e visionaria per Nekrošius

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Eimuntas Nekrosius (photo: comune.jesi.an.it)

L’Anna Karenina di Nekrošius arriva nelle Marche. Jesi, la città ospite, si è preparata al grande evento con una serie di incontri extra durati una settimana intera. Un’attesa ardente e una sorta di timore reverenziale in vista delle cinque ore, intervalli compresi, dello spettacolo.

Puntualissimo si apre il sipario e alle 16 inizia il viaggio nella Russia di Tolstoj  attraverso il racconto immaginifico e visionario di Nekrošius.
Il pubblico è certamente motivato e incuriosito, ma ci impiega una buona mezz’ora per entrare dentro un linguaggio così originale, fatto di azioni intense e ridondanti, così inverosimili da sembrare talvolta quasi buffe, ma tanto pregnanti che surclassano il cervello per arrivare dritte al cuore.
Tutta la vicenda – i personaggi, i loro incontri, i sorrisi e le lacrime, i patemi e le passioni – scorre via liscia, senza troppe domande e senza elucubrazioni perché le risposte vengono poi da sé, come se le poltroncine rosse del teatro fossero occupate da ragazzini con gli occhi sgranati che non si interrogano sul perché il tappeto di Aladino vola. Vola e basta. È questo l’incanto.

La scena si riempie di oggetti materiali ed immateriali semplici e puri: l’acqua, il fuoco, il fumo, i rumori, la paglia, il legno, le note, la stoffa, la polvere di riso diventano, in modo fisico e tangibile, ogni sorta di cosa. Per i bambini che giocano e crescono bastano un paio di occhiali avvolti in un rotolino di tessuto bianco; per raccontare la rabbia di una moglie tradita è sufficiente un tessuto ridotto a brandelli; per il dolore e l’oppressione del cuore solo una pala con un macigno sopra; e per figurare l’arrivo del treno, che grande importanza riveste nel romanzo, si costruisce una stazione intera fatta di rumori, fantasmi di fumo e orologi-grancassa su cui fare tu-ru-tutù come il treno sulle rotaie.
Gli attori, che oltre ai personaggi interpretano anche entità astratte ed oggetti – dal Destino al Sogno, fino al Treno – sfidano la forza di gravità e il peso con azioni fisiche lievi come sospiri o grevi come zavorre, cantate, urlate, sussurrate. Sono azioni nel senso più puro e semplice del termine, inequivocabili nonostante il codice anti-naturalistico, espressionista piuttosto, quasi fossero un quadro di Van Gogh. È noto, del resto, come Nekrošius chieda ai suoi attori di svelarsi, di non mascherarsi, di ‘essere’ e di come insista sulla scomodità fisica, momento in cui l’attore si libera delle inibizioni, smette di ‘tromboneggiare’ e finalmente crea.

Uno spettacolo intenso, folgorante, con interpreti generosi e disarmanti, capace di trasformare un pomeriggio a teatro in un’esperienza ben più significativa, fondamentale, su cui continuare a meditare.

ANNA KARENINA

di Lev Nicolaevic Tolstoj
adattamento: Tauras Cizas
regia: Eimuntas Nekrosius
con: Mascia Musy, Annalisa Amodio, Corinne Castelli, Nicola Cavallari, Vanessa Compagnucci, Gilberto Colla, Alessandro Lombardo, Paolo Mazzarelli, Paolo Musio, Renata Palminiello, Paolo Pierobon, Alfonso Postiglione, Nicola Russo, Gaia Zoppi
scene: Marius Nekrosius
costumi: Nadezda Gultiajeva
luci: Audrius Jankauskas
assistenti alla regia: Tauras Cizas, Daria Deflorian, Claudio Longhi
produzione: Emilia Romagna Teatro Fondazione, Teatro Biondo Stabile di Palermo
in collaborazione con Aldo Miguel Grompone
durata: 4 h 20’
applausi del pubblico: 2′ 33”

Visto a Jesi, Teatro G. B. Pergolesi, il 13 aprile 2008

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