UNdo, il quarto miraggio di Sineglossa

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UNdo (photo: sineglossa.eu)

Potenza dell’illusione. Una mattina degli anni ’80, in onore di una sagra cittadina, la maestra ci portò da qualche Togni od Orfei. Tra le attrazioni c’era la “fantastica trasformazione della donna che diventa orso”. Nulla di trascendentale, probabilmente. Si trattava infatti di un semplice trucco ottico, ma agli occhi di un bambino appariva come un prodigio. Era un miraggio.

Sin dalla sua nascita Sineglossa, la giovane compagnia marchigiano-emiliana composta da artisti con una formazione eterogenea (dalla musica elettronica all’arte pre-rinascimentale), lavora proprio sul miraggio, sulla rifrazione, sfruttando “il potere che ha la luce di nascondere”.
È una poetica dichiarata, la loro, tanto che anche in “UNdo”, il loro quarto lavoro, diretto da Federico Bomba, il miraggio e l’illusione del vedere diventa materia fondante.
Si potrebbero definire artigiani, i Sineglossa, non solo della drammaturgia – dato che propongono situazioni originali frutto del loro percorso di ricerca – ma anche della materia (carta, plastica, vetro, pietra) che plasmano senza troppi artifici tecnologici per costruire ciò che è essenziale in scena. Anche la luce diventa materia, così come le leggi fisiche di rifrazione. È materia il riflesso, è materico tutto ciò che appare come un corpo od un volume ed occupa uno spazio, pur senza esistere, lì, fisicamente. È la potenza dell’illusione che sfida la percezione ed incrina “la convinzione nella solidità della carne”, come ribadito nelle note di regia.

“UNdo”, che trae il nome dalla freccia curva sulla barra degli strumenti dei programmi di scrittura del computer usata per annullare i cambiamenti, è un percorso della “Genesi al contrario”.
In scena 15 pannelli di plexiglas, un uomo ed una donna. Solo loro ad avviarsi progressivamente verso la conquista della propria identità sessuale per poi intraprendere il percorso inverso, che li porta di nuovo a mescolarsi e confondersi come un ermafrodito: un essere che racchiude qualcosa di eccezionale e misterioso, forse la figura alle origini di tutto, uomo+donna, come Adamo prima che si staccasse la costola per farla diventare Eva.

I protagonisti sono impegnati dapprima in una separazione: due corpi bui che conquistano, vomitano e partoriscono da ogni orifizio gli oggetti-status della loro identità sessuale, tra cravatte e borsette, pugnali e perle. Poi accade qualcosa: un dettaglio fuori posto rispetto ad una identità sessuale perfettamente definita apre il varco per il rimescolamento e tutto si confonde, si sovrappone. L’uomo e la donna, ormai riflesso di loro stessi, si congiungono nell’eccitante miraggio della creatura primordiale.

Uno spettacolo suggestivo e coraggioso perché non indugia sui trucchetti comodi e d’effetto, ma li guadagna con coerenza solo quando questi diventano necessari.
Un allestimento che non cerca la comprensione del pubblico, quella conseguente alle azioni facili e descritte; ma anzi, a tratti confonde con l’allegoria, rientrando nella poetica di compagnia:   ricercare un rapporto esclusivo con lo spettatore e far sì che ognuno ricomponga in maniera individuale i tasselli del discorso, a seconda di come le proprie corde siano state toccate dalla visione.

UNdo
drammaturgia e regia: Federico Bomba
con: Antonio Cesari, Simona Sala
illusioni: luminose Luca Poncetta
suoni e musiche: Roberto Vacca
scenotecnica: Luca Poncetta, Simona Sala
organizzazione e promozione: Sabrina Maggiori
in co-produzione con: Sineglossa e Festival Es.terni
con il contributo di Provincia di Ancona – Assessorato alla Cultura e Comune di Bologna – Settore Cultura e Rapporti con l’Università
con il supporto di InteatroPROD, Teatro Stabile delle Marche, Teatro Petrella di Longiano
con il sostegno di ETI-Ente Teatrale Italiano – progetto “Nuove Creatività”
durata: 55’
applausi del pubblico: 2’ 16’’

Visto a Polverigi (AN), Teatro della Luna, il 9 settembre 2009

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