Uomini e topi: lo Steinbeck edulcorato dei Folli

Uomini e topi

L’Accademia dei folli in ‘Uomini e topi’

Una struttura di acciaio in mezzo al palco vuoto. Il suono di cicale.
Si apre in un’atmosfera romantica “Uomini e topi”, ultimo lavoro dell’Accademia dei Folli in scena alla Cavallerizza Reale di Torino fino a domenica nell’ambito di Insolito 2010/2011 – Teatro&Letteratura organizzato da Assemblea Teatro.
Su quell’albero centrale che suona, un gruppo di musicisti e strumenti è abbarbicato ai rami, accompagnando l’ingresso dei due protagonisti: George e Lennie.
“Io starei così bene se non ti avessi tra i piedi” esordisce il primo.

Lo spettacolo, tratto dal romanzo di John Steinbeck del ’37 (tradotto in Italia, l’anno successivo, da Cesare Pavese), racconta l’avventura di due “paisanos” in viaggio verso un ranch dove troveranno lavoro come braccianti.

Lennie è un ragazzo molto forte ma con problemi mentali. Tocca tutto ciò che lo colpisce, ma non riesce a controllare la propria forza, e ogni volta finisce nei guai.
D’altro canto George è solo al mondo, e nell’aiutare l’amico ha trovato una ragione di vita. “Gli altri braccianti non hanno avvenire; invece per noi è diverso, perché tu pensi a me e io penso a te”. I due condividono un sogno: comprare una tenuta e allevare conigli, la passione di Lennie, che ne desidera di tutti i colori. Ma il sogno sarà destinato ad infrangersi tragicamente.


Nella fattoria si aggira anche la giovane e provocante moglie del figlio del padrone, e Lennie rimane colpito dalla ragazza. I due si incontrano in riva al fiume ma, ancora una volta, il giovane non riesce a dominare il proprio corpo. Con l’intenzione di accarezzare la ragazza, infatti, perde il controllo e finisce per spezzarle l’osso del collo, ammazzandola.

“Ne ho visti tanti nei ranch, tutti lo stesso sogno: la casa, i conigli, ma mai nessuno che ci arrivi”. George, il fedele compagno, non ha che una possibilità per salvare Lennie dalla furia violenta del padrone: uccidere l’amico.

La scelta dell’Accademia dei Folli è di incentrare il lavoro sul valore dell’amicizia. Lennie appare così ingenuo e tenero, mentre George è bonario e paterno.
Lo spettacolo pone l’accento su sentimenti positivi come la comprensione e la compassione, e gli attori danno voce a personaggi buoni e semplici. Ma la recitazione, un poco affettata, contribuisce a creare un’atmosfera che rimanda ad un idilliaco mondo un po’ troppo bucolico.
Le espressioni ripetute di George, a tratti didascaliche, risuonano come un vecchio ritornello rallentando il ritmo dello spettacolo.
Di sottofondo, brani molto famosi di Bob Dylan, Leonard Cohen, Springsteen… sottolineano un senso di nostalgica genuinità.

Nelle intenzioni della compagnia c’è il desiderio di rendere nuovamente attuale l’opera del grande scrittore statunitense: “Un’occasione per affrontare temi e paure (il precariato, il disagio sociale, l’emigrazione, la mancanza di prospettive…) che, a distanza di quasi cent’anni, si ripropongono alla società”. Un desiderio che, tuttavia, non emerge con chiarezza dalla messa in scena.
Nonostante la fedeltà al testo di Steinbeck, lo spettacolo corre semmai il rischio di presentare una versione un po’ edulcorata del romanzo, ricordando una sorta di favola infelice.

 
UOMINI E TOPI

con: Enrico Dusio, Giovanni Anzaldo, Valentina Pollani
e con Carlo Roncaglia (voce), Enrico De Lotto (contrabbasso), Giò Dimasi (percussioni), Vincenzo Novelli (chitarre)
riduzione e adattamento per la scena: Emiliano Poddi
scene: Sergio Santiano
costumi: Monica Di Pasqua
arrangiamenti e musiche originali: Enrico De Lotto
musiche: Bob Dylan, Leonard Cohen, George Gershwin, Bruce Springsteen
disegno luci e grafica: Andrea Pagliardi
direttore di allestimento: Lorenzo Pavesi
organizzazione: Valentina Pollani
regia: Carlo Roncaglia
durata: 1h 20′
applausi del pubblico: 2′ 30”

Visto a Torino, Cavallerizza Reale, il 16 novembre 2010
prima nazionale

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