Uovo 2013: la performing art riflette su identità e autenticità

Uovo 2013Superare le tradizionali divisioni per generi e gli obsoleti accademismi. La sfida che da undici anni l’Uovo Performing arts festival – kermesse milanese dedicata alle arti performative, cui dedica anche una versione ‘kids’ –  si pone è quella di proporre un modello alternativo di prodotto artistico: un contenitore aperto in cui confluiscono, in modo trasversale ed eclettico, differenti linguaggi espressivi e creativi.

Danza, teatro, musica, proiezioni video e installazioni si fondono negli undici lavori (brevi performance della durata di 15-30 minuti) che, declinati in diverse categorie progettuali, verranno presentati da stasera al 24 marzo principalmente negli spazi della Triennale di Milano.

Nato nel 2003 sotto la direzione artistica di Umberto Angelini, il festival – che si autodefinisce “indisciplinato” – fa sicuramente dell’anticonformismo e della sperimentazione il suo ‘main concept’. Costante è la ricerca di codici comunicativi innovativi ed originali così come l’osservazione delle tendenze evolutive e contemporanee della live art. Sempre in un’ottica internazionale.

Anche nell’XI edizione del festival i contributi italiani sono affiancati da quelli di artisti prevalentemente europei, chiamati ad offrire la propria chiave interpretativa sul tema di quest’anno: una riflessione sul concetto di identità ed autenticità, e quindi di rappresentazione, verità e interpretazione.

Ad inaugurare la manifestazione sarà l’ultima creazione di uno dei più importanti coreografi contemporanei, Jérôme Bel, in prima nazionale con “Disabled Theater”, spettacolo realizzato insieme agli attori professionisti e portatori di disabilità del Theater Hora, di cui vi parleremo più nel dettaglio nei prossimi giorni.

Seguirà “(M)imosa” di Cecilia Bengolea, François Chaignaud, Trajal Harrell, Marlene Monteiro Freitas, per la prima volta in Italia in una pièce a quattro dedicata all’arte del Voguing – versione M del ciclo “Twenty Looks or Paris is Burning at The Judson Church”, costruita intorno alla domanda: “Cosa sarebbe successo nel 1963 se qualcuno dalla scena del ballo di Harlem fosse sceso in città per danzare accanto ai primi postmoderni alla Judson Church?”.

Presenza importante a Uovo 2013 quella di Saša Božić, fondatore e anima con Barbara Matijević e Željka Sančanin della storica compagnia croata k.o. kombinirane operacije, con “Love will tear us apart”, prima parte della trilogia dedicata alle relazioni umane: un solo appositamente creato per la performer Petra Hrašćanec che mescola generi differenti dando vita a un oggetto sospeso tra il concerto rock, la confessione e la danza astratta.

Il tema delle relazioni, e quello dell’amore in particolare, ritorna anche nel lavoro della coreografa e regista svedese Gunilla Heilborn, anche lei per la prima volta in Italia a Uovo con il suo “This is not a love story”, suggestivo e straniante racconto a due.

Il festival sarà anche luogo di lancio e scoperta della nuova scena performativa italiana. Si inserisce in questo contesto la presenza della giovanissima Giorgia Nardin che, in esclusiva per Uovo, presenterà un’inedita lecture – demonstration dal titolo “All dressed up with nowhere to go” proposta in tandem con Romaeuropa.

Attesa anche la performance di Barokthegreat, formazione diretta dalla performer-coreografa Sonia Brunelli (più volte ospite delle passate edizioni) e dalla musicista Leila Gharib, che presenta in prima assoluta il suo nuovo lavoro “L’attacco del clone”, prodotto grazie al sostegno di Next, Laboratorio delle idee di Regione Lombardia.

Nuova tappa site-specific per il progetto “La sagra della primavera. Paura e delirio a Las Vegas” di Cristina Rizzo, che vede in scena la co-fondatrice di Kinkaleri (oggi tra le figure di punta della ricerca italiana) in un solo realizzato ad hoc sulle note della celebre composizione di Stravinskij.

Per la prima volta a Milano arrivano invece il nuovo lavoro di Alessandro Sciarroni, “FOLK-S Will you still love me tomorrow?”, una maratona di danza che prende spunto dallo Schuhplattler (il ballo tipico tirolese) per riflettere sulla forza delle tradizioni popolari, e l’ironico “N-esimo Progetto Fallimentare” di QuaLiBò, spettacolo vincitore del Premio Giovani Danz’Autori Puglia 2011, che vede protagonisti di un insolito duetto la danz’autrice Maristella Tanzi (ex-Sosta Palmizi, fondatrice di QuaLiBò) e Carlo Quartararo, tecnico della compagnia.
Fa inoltre tappa a Uovo il progetto “Drive_IN #5”, una performance che si rivolge a un solo spettatore per volta, realizzata dal collettivo Strasse.

Unico appuntamento previsto nella cornice della Fondazione Pini di Milano è infine “Dialogo su Forsythe”, un incontro aperto al pubblico che, condotto dai critici di danza Francesca Pedroni e Marinella Guatterini, affronterà alcuni dei temi fondanti del lavoro di uno dei più importanti coreografi viventi, William Forsythe, tornato in Italia con la sua compagnia dopo dieci anni di assenza.
 

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