Valle Occupato. E’ davvero un danno erariale mantenere vivo un teatro?

I bimbi al Valle per il Teatrodelleapparizioni

I bimbi al Valle per il Teatrodelleapparizioni (photo: teatrovalleoccupato.it)

Si è scritto molto, in questi giorni, intorno al Valle Occupato, dopo che le dichiarazioni del sindaco Marino avevano riacceso i riflettori intorno ai dilemmi che l’occupazione di questo storico teatro romano, inaugurato nel 1727, solleva.

E’ di ieri la notizia che Edoardo Sylos Labini, responsabile cultura di Forza Italia nonché attore, volto noto della tv, ha presentato un esposto alla Procura chiedendo che la magistratura accerti nel più breve tempo possibile la natura e l’entità dei reati commessi, individuando le responsabilità e le complicità di chi ha consentito il protrarsi dell’occupazione da giugno 2011 a oggi.

Dopo Ninni Cutaia, ex direttore dell’Eti, ieri è stato sentito dal pubblico ministero cui è stata affidata l’indagine contabile anche Ignazio Marino.
Perché il Comune, si chiedono in tanti, ha continuato in questi anni a pagare le bollette di tutte le utenze? La Corte dei Conti vuole ora quantificare la cifra e capire di chi siano le responsabilità di quello che potrebbe tramutarsi in un danno erariale.
Ma in un Paese come l’Italia, pieno di grandi evasori e corruzioni d’ogni tipo, sono davvero le bollette di luce, acqua, gas e rifiuti i danni ingenti a carico del (nostro) Stato?

Prese di posizione, domande, interviste, repliche, comunicati di sostegno dall’Italia e dall’estero, un appello internazionale: in rete si trova un po’ di tutto sulla vicenda del più antico teatro di Roma, a riprova che questa esperienza, partita come occupazione simbolica di pochi giorni e poi trasformatasi in una programmazione ormai triennale e in una fondazione che conta quasi 6.000 soci, ha una forza e una capacità nuova, la forza dell’immaginazione.

100 Violoncelli e Giovanni Sollima alla Maratona di Roma - 18 marzo 2012

100 Violoncelli e Giovanni Sollima alla Maratona di Roma – 18 marzo 2012

Se è vero che ogni crisi può essere trasformata in opportunità, l’esperienza del Valle ne è una chiara testimonianza.
Da un problema, la svendita del teatro e la perdita del lavoro da parte delle maestranze, è nata una fucina di idee incanalate in quella che, senza ombra di dubbio, è una sperimentazione avanzata su cosa voglia dire gestire un bene pubblico, riconsegnandolo alla sua funzione primaria di luogo della collettività. Ma non solo: si è immaginata una nuova forma di politica culturale, spingendo il pensiero oltre il comune modo di intendere le arti performative e la formazione, in uno sforzo costante di reinventarsi, di aprire opportunità, nuove pratiche per nuove visioni.
Tanto che anche la Cavallerizza di Torino sta cercando di seguirne i non facili passi, e vedremo se e come ci riuscirà.

Ogni sperimentazione contiene in sé la possibilità dell’errore, il cadere per imparare a camminare; le cadute sono funzionali al progredire, perchè dagli errori impariamo, nella costanza dell’obiettivo che ci prefiggiamo. Allora anche i cosiddetti errori in questa gestione dovrebbero essere considerati come opportunità per capire, per indirizzare meglio la rotta, anzichè storture da correggere in un irrigidimento burocratico che incanala le scelte verso imposizioni di potere. La grande condivisione che ha portato alla formulazione dello statuto della Fondazione Teatro Valle Bene Comune, così come quella continuamente praticata nelle molteplici attività che il teatro ospita, e che è l’aria costante che si respira aggirandosi in platea, nel palchetti, nei camerini, nei corridoi, è la forza positiva che dovrebbe vincere sulle pratiche di chiusura e non partecipazione.

E’ indubbio che la politica culturale del nostro Paese abbia bisogno di essere rivista, ripensata e riadattata; perché non farsi contaminare da tutto questo immaginario che si è dispiegato? Perché non provare a spostarsi un po’ per osservare l’orizzonte da un altro punto?
 

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