Valle per tutti: dalle polemiche ad Altresistenze. L’intervista

Altresistenze

Teatro Valle OccupatoQuasi tre secoli di storia, quelli che ci separano dal giorno in cui venne inaugurato il Teatro Valle di Roma ad oggi. Poco più di due, invece, gli anni che sono serviti a Lavoratori e Lavoratrici dello Spettacolo (denominazione ormai per certi versi stretta, perché nel tempo la vocazione all’apertura ha permesso il coinvolgimento anche di cittadini comuni fino a quel momento estranei al mondo di teatro e spettacolo) per compiere tre passi che, a pieno titolo, faranno anch’essi la storia del più antico teatro della capitale:

– L‘occupazione del 14 giugno 2011
– Lo Statuto partecipato per dare vita alla Fondazione, redatto in prima bozza il 20 ottobre 2011, e l’inizio della raccolta fondi
– 16 settembre 2013: la nascita della Fondazione Teatro Valle Bene Comune

Il quarto passo cruciale è quello che si svolge oggi a Roma: la presentazione stamattina di Altresistenze, prima stagione della Fondazione (anche se il Valle Occupato è in stagione permanente praticamente dal momento della sua occupazione) che aprirà giovedì 17 con Mario Perrotta e il suo “Un Bès – Antonio Ligabue“.


Detto così, sembra sia stato tutto semplice, almeno da chi questo percorso non l’ha vissuto dal di dentro. Lo chiediamo a Simona, Francesca ed Alessandro, in un’ora di chiacchierata di cui vi riportiamo alcuni fra i temi toccati.

La nascita della Fondazione Teatro Valle Bene Comune

La nascita della Fondazione Teatro Valle Bene Comune

Partiamo dall’ultimo traguardo, la Fondazione.
A – Forse da fuori non si credeva alla possibilità che questo progetto potesse riuscire. Invece abbiamo sorpreso tutti raccogliendo i soldi che volevamo (dei 250.000 euro previsti in partenza, cifra ipotetica ma non vincolante, ne sono stati raccolti circa 150.000, somma sufficiente a garantire la sostenibilità delle attività della Fondazione), e abbiamo raccolto 100.000 euro di opere d’arte donateci dagli artisti, che diventeranno capitale sociale in aggiunta ai 150.000. In tutto ci sono 5300 soci fondatori, abbiamo scritto uno statuto partecipato a partire dalle assemblee dei primi mesi e, dopo averlo pubblicato on line, abbiamo ricevuto oltre quattrocento emendamenti che abbiamo discusso di nuovo in teatro, in assemblee pubbliche, cercando sempre di mantenere le porte aperte. La difficoltà più grande, forse, è stata proprio questa: sforzarci di rimettere in discussione, sempre, le piccole certezze che gradualmente andavamo costruendo. Non considerandole come cose acquisite, ma cercando di rielaborarle e renderle permeabili anche a nuovi stimoli portati da persone ed artisti diversi.

S – Un’altra difficoltà che abbiamo incontrato e che ha influito generando talvolta non poca confusione riguarda l’aspetto della comunicazione. Riuscire a trasmettere tutto quello che facciamo qui dentro è difficilissimo, anche per via del metodo applicato, quello della condivisione e della partecipazione che, inevitabilmente, porta ad allungare i tempi della decisione e ad essere spesso contradditori fra noi stessi allo scopo di portare avanti il progetto. Si fanno tante cose e diverse, tutto questo può creare confusione. In parte la responsabilità può essere nostra, di una comunicazione che necessita di essere perfezionata, ma anche di un’attenzione che dall’esterno è venuta a mancare e ha smesso di raccontare ciò che stava accadendo qui dentro.

L’occupazione del Valle, due anni fa, ha esercitato una forte carica di entusiasmo nella scena contemporanea e ha rappresentato una svolta dal carattere fortemente innovativo. Il fatto di essere diventati ora Fondazione: non temete possa nascondere il rischio di “istituzionalizzare” questa esperienza e, in un certo senso, normalizzarla?
 S – Lo Statuto della Fondazione tende molto ad uscire dagli schemi, dai canoni tradizionali presenti in questo momento. Per approvarlo ci è voluto quasi un anno e ci siamo impuntati per poter fare in modo che alcune cose potessero essere diverse. Probabilmente la Fondazione porterà ad una maggiore organizzazione più che ad una istituzionalizzazione. Starà a noi non fare in modo che diventi un’istituzione. Un po’ di paura c’è ma ovviamente il fatto che ci sia ci porta a stare più attenti su questa cosa.

A – La Fondazione era l’unico strumento che ci permettesse di avere quell’autorità e quella libertà necessarie per sostenere le cose che stiamo cercando di fare. Non è uno strumento per salvarci, perchè il suo funzionamento permetterà alla Fondazione di mantenere vivo l’animo e le pratiche del bene comune. Il fatto che una comunità possa prendersi cura di una cosa come un teatro, una fabbrica, come un bene dello Stato che lo Stato decide di privatizzare. Quello che a noi interessa è riuscire a costruire un nuovo modello che tenga alto lo spirito della condivisione.

F – E che non diventi istituzione ma rimanga perennemente uno strumento di indagine. E’ ovvio che il fatto di chiamarsi Fondazione, e che in questo Paese le fondazioni rimandino quasi sempre a delle istituzioni private, generi un fraintendimento. Le nostre pratiche rimangono le stesse, ma grazie alla Fondazione abbiamo uno strumento che ci permette di avere un’autorità anche di dialogo con altre istituzioni.

Ecco, appunto, com’è il dialogo con le altre istituzioni e, in particolare, con Marino e la sua giunta?
 A – In questo momento ci si parla tramite la stampa. E gli attacchi che abbiamo ricevuto in queste ultime settimane ovviamente non sono soltanto a noi ma sono rivolti anche all’amministrazione di centro sinistra. Cercano in qualche modo di mettere sotto pressione Marino e l’assessore allo scopo di provocare un errore dell’amministrazione nei nostri confronti. E’ ovvio che a breve ci saranno degli incontri, però noi vogliamo che questi incontri siano pubblici, e non vogliamo che la questione Valle venga ridotta alla mera gestione di un problema, perchè noi non crediamo di essere un problema ma anzi un’opportunità per questo Comune, per l’assessorato alla cultura e per l’amministrazione Marino. Un’amministrazione che dice spesso di voler aprire momenti partecipativi; noi siamo esattamente questo, siamo un prototipo. Il modello Fondazione Teatro Valle Bene Comune è un prototipo sul quale l’amministrazione non deve farsi stringere nell’angolo da chi vuole vederci solo come un problema di legalità, come un problema di Siae, come un problema economico o di concorrenza sleale.
La cosa che mi ha sorpreso di più è come l’intervista di Carlo Antini a Gabriella Carlucci pubblicata da Il Tempo dimostri chiaramente che avevamo ragione, che i motivi per cui noi siamo entrati qua dentro era impedire la privatizzazione di un posto. La Carlucci dimostra che c’era un’interlocuzione di lunga data con un imprenditore e con un artista e che avevano già esposto un progetto per questo teatro. Ancora non si sapeva neanche che ci sarebbe stato un bando ma c’era il progetto vincitore. Non è una cosa curiosa?

Altresistenze

Altresistenze, la stagione 13/14 del Valle presentata oggi

Parliamo della stagione. Come ha funzionato la direzione artistica di questa stagione che sta per aprirsi e come funzionerà in futuro la direzione artistica del Valle?
S – La programmazione che presentiamo adesso è frutto di collaborazioni che si sono create in questi due anni. Non c’è quindi un vero e proprio direttore artistico, è tutto frutto di un lavoro di condivisione che si è sviluppato in questi due anni con alcuni artisti.

F – Infatti parliamo di progetto culturale e non di cartellone, non c’è un direttore artistico che ha una visione di quella che potrebbe essere una stagione, ma abbiamo una pluralità di visioni che hanno dato vita alla possibilità di un progetto culturale.

A – Per il futuro, invece, una volta partiti con questa stagione, il lavoro sarà quello di aprire un tavolo, una discussione partecipata con gli operatori del settore, con quelli che vivono la comune del Teatro Valle per scrivere la call del nuovo direttore artistico.

La stagione dunque aprirà giovedì 17 ottobre con Mario Perrotta (in replica fino a domenica 20). Facciamo qualche nome degli altri artisti che transiteranno dal Valle.
 S/F/A – Dopo Perrotta avremo due serate dedicate al cinema di Manuli, una residenza di dieci giorni degli artisti di Anja Kirschner & David Panos, poi avremo Familie Flöz, Musella Mazzarelli, Santeramo, Davide Enia (con cui è in programma un progetto di laboratorio d’indagine sulla città), Motus, Davide Iodice, Balletto Civile, Industria Indipendente, Antonio Latella con la seconda tappa del laboratorio nell’ambito del progetto sulla menzogna, Cristina Rizzo, Carlotta Corradi e Veronica Cruciani, Roberta Torre con uno spettacolo teatrale ed un laboratorio sul montaggio, Silvia Gallerano, e poi il teatro ragazzi e ci sarà la seconda edizione di Tanzzeit. Ci sarà anche un percorso di serate dedicate alla musica e poi, una domenica al mese, sarà dedicata al tango argentino con il foyer trasformato in una Milonga. La stagione completa la potrete trovare poi tutta sul sito.

Come saranno regolati i rapporti economici con gli artisti e con il pubblico per la prossima stagione, quali saranno i modelli di riferimento?
A – Con il pubblico sarà valido il discorso che è stato valido in passato: l’accesso deve essere possibile a tutti. Non ha nessun senso offrire un bello spettacolo a costi impossibili.
Con gli artisti sarebbe ipocrita da parte nostra chiedere alle compagnie di fare quello per cui noi ci lamentiamo quando lavoriamo fuori. Il modello economico che stiamo immaginando è un modello condiviso con loro. Abbiamo cercato una formula per rendere sostenibile a loro il contributo artistico e culturale, e al Valle garantire una sostenibilità economica. Verrà riconosciuta una quota all’autorialità, verrà garantita la sostenibilità economica di tutti i lavoratori della compagnia, un’altra percentuale verrà destinata ad una cassa di redistribuzione che servirà a sostenere i progetti più rischiosi, per cui i grandi nomi aiuteranno le piccole compagnie, mentre i progetti più rischiosi aiuteranno il Valle a mantenere integra la sua vocazione. Con questo modello stiamo, sostanzialmente, cercando di costruire insieme un sistema che tenga insieme tutte le parti.

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