I valori partigiani Mai Morti di Sarti e Storti

Bebo Storti in Mai Morti (photo: Matteo Di Domenico)
Bebo Storti in Mai Morti (photo: Matteo Di Domenico)

Scavare nei crimini del passato recente per scoprire le radici dell’odio contemporaneo. Con questo intento sembra muoversi Renato Sarti portando in scena “Mai Morti”, spettacolo “dichiaratamente, volutamente e inequivocabilmente antifascista”, con Bebo Storti protagonista che da diversi anni infiamma le platee.

In una notte silenziosa, un uomo anziano si lascia andare a ricordi e vaneggiamenti di una recente epoca gloriosa che lo ha visto impegnato in prima linea a difendere la patria.
È un ex gerarca fascista della Decima Mas, appesantito dagli anni e dagli acciacchi, ma ancora animato da un odio e un disprezzo perfettamente integri.
Porta occhiali scuri, mutandoni da notte e calzettoni lunghi sotto una signorile vestaglia da notte.
Il whisky e le pillole (è pur sempre “fascisticamente” anziano) gli fanno compagnia e gli danno slancio per ricordare.

Ecco allora che il racconto della storia recente, il ricordo della guerra, delle torture, delle sevizie perpetrate contro ebrei, partigiani, africani, lo rianimano. Pian piano scongiura il torpore, si alza dal letto, indossa nuovamente l’uniforme da ufficiale squadrista.
È una vestizione minuziosa, simbolica, che s’intreccia alla narrazione vivida dei fatti storici e personali del ventennio. Vengono citati Renzo De Felice e Indro Montanelli, gli studiosi che hanno raccontato nella loro opera il regime: rei però, secondo l’ex gerarca, di averne taciute alcune colossali malvagità, che invece vanno ricordate per magnificarne la grandezza.

Rivendicando atrocità di ogni genere, il gerarca rileva la presenza di una componente eroica nell’aver ucciso, torturato, seviziato altri esseri umani. Man mano che la storia si fa più recente, in un delirante climax, il protagonista inveisce, urla, infierisce.
Emergono rigurgiti d’orgoglio nel rievocare gli eccidi commessi da Rodolfo Graziani in Etiopia, i fasti della Repubblica Sociale Italiana e, in epoca più vicina, i fatti del G8 di Genova, la morte di Carlo Giuliani, insieme con altri episodi di violenza perpetrata dalle forze dell’ordine contro uomini inermi, di tutti i tipi.

Immagini di episodi recenti di violenze squadriste sono proiettate associate ad un nuovo desiderio di riscatto: nuove formazioni di vigilanza di quartiere, per mantenere ordine e sicurezza minacciati dalla presenza di extracomunitari e omosessuali.

Con “Mai morti” Renato Sarti riscopre il senso autentico di un teatro civile impegnato, attingendo a uno dei capitoli più bui della storia contemporanea. Attraverso la delirante apostrofe di un gerarca fascista scopriamo il lato umano e disarmante del male.
Qui il male è proposto come missione, addirittura come vocazione: “C’è chi è portato per fare l’amore, chi per il potere, chi per la guerra” afferma il protagonista.

Questo monologo, prodotto dal Teatro della Cooperativa nel 2002, diventa paradigma di un’abiezione universale sempre in agguato, che nasce dall’ignoranza e si nutre di pregiudizio, come testimoniano le tante forze politiche xenofobe di nuovo operanti in tutta Europa.

“Mai morti” di Sarti è un viaggio nel cuore nero dell’Italia, nell’odio razziale mai sopito, e ispira nel pubblico una chiara e consapevole reattività antifascista.
Intensa l’interpretazione di Bebo Storti, mattatore in camicia nera, che dopo un abbrivo lento sale progressivamente di ritmo, fino a scuotere la platea con una forza narrativa da energumeno.

MAI MORTI
produzione Teatro della Cooperativa
in collaborazione con Teatro dell’Elfo, Teatri 90 Progetti/Maratona di Milano
testo e regia Renato Sarti
con Bebo Storti
progetto luci Nando Frigerio
video Mirko Locatelli

durata: 1h 10’
applausi del pubblico: 3’

Visto a Milano, Teatro della Cooperativa, il 19 maggio 2016

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