Vedi cosa voglio dire? Al Terni Festival si sperimenta in comunità

Alcune parole chiave della Mobile Academy

Alcune parole chiave della Mobile Academy

“Vedi cosa voglio dire?”: è questo il titolo del progetto firmato da Martin Chaput e Martial Chazallon, fondatori della compagnia di Lione Projet in Situ.
Li abbiamo incontrati a Terni, nell’ambito della Mobile Academy, workshop promosso dal Krakow Theatrical Reminiscenses Festival e coordinato da Steve Purcell e Gary Peters, della St. John University di York, ospitato al Terni Festival 2014.

L’evento, una camminata bendata per le strade di Terni della durata di tre ore, svoltasi lo scorso fine settimana, ha inaugurato, acceso e sconvolto il festival per la partecipazione e lo straordinario coinvolgimento.

Due direttori artistici, cinquanta guide (che hanno accompagnato i bendati durante la camminata), cinque danzatori, attori, spettatori e volontari hanno poi festeggiato con una festa, domenica sera, la conclusione del progetto: una festa che ha confermato l’impatto dello spettacolo sulla città di Terni, grazie alla capacità di creazione di una comunità temporanea di cittadini coinvolti nel processo artistico e organizzativo.

“Non so se sia arte, non mi interessa saperlo – ha risposto Martial Chazallon alle sollecitazioni del professor Peters in aula – Quello che mi interessa è dare la possibilità allo spettatore di cambiare prospettiva su mondo, tempo e spazio: questo è l’aspetto politico del nostro lavoro”.

Martin Chaput e Martial Chazallon a Terni (photo: Annett Maaß)

Martin Chaput e Martial Chazallon a Terni (photo: Annett Maaß)

“Vedi cosa voglio dire?”, creazione nata a Marsiglia nel 2005 e replicata negli anni in varie parti del mondo, è un’intensa esperienza che si distacca e supera il “teatro sensoriale” di Enrique Vargas.

Sebbene l’idea di bendare lo spettatore per amplificare la percezione degli altri sensi sia  caratteristica comune, il progetto francese coinvolge maggiormente, in quanto si svolge in città e dà la possibilità di entrare in rapporto diretto con i cittadini, sia con le “guide” che con le persone incontrate nei sei diversi percorsi. Durante la performance infatti può succedere di annusare l’odore di casa, di un giardino, di toccare lo spazio di una piazza o di un ponte.
In questo gioco bendato lo spettatore non è più se stesso, a partire dal fatto che non veda, e diventa “membro” del processo.

Un progetto faticoso, che ha avuto bisogno di due mesi di tempo per realizzarsi, a partire dai primi sopralluoghi in gennaio fino alle performance finali, in cui proprio il rapporto fra lo spettatore e la sua guida diventa cruciale: “Le guide spesso arrivano truccate e ben vestite, come per un incontro galante” sorride Martin Chaput. “Ci interessano le relazioni tra le persone e cerchiamo di amplificarle, oltre a indagare come ci incontriamo al giorno d’oggi e cosa facciamo quando ci incontriamo” aggiunge Martial.

I partecipanti della Mobile Academy, tra cui il nostro Simone Pacini

I partecipanti della Mobile Academy, tra cui il nostro Simone Pacini

Quello con il duo francese (una coppia che seduce: uno danzatore, l’altro antropologo) è stato l’incontro perfetto per i 15 partecipanti della Mobile Academy (artisti, critici e curatori italiani, tedeschi, polacchi e lituani tra cui chi scrive), che nei giorni di workshop hanno discusso, tra le altre cose, su quale sia il ruolo dell’artista e quale quello dello spettatore nella creazione artistica contemporanea in relazione agli spazi, alle città, alle istituzioni, alle comunità.

Da anni il Terni Festival (che prosegue fino al 28 in vari spazi della città) va in questa direzione: è un festival che stupisce per il suo continuo rinnovarsi, anticipando – speriamo! – ciò che verrà programmato nelle stagioni future dei nostri teatri.

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