I am Europe: dall’Italia di Kepler 452 alla scena greca

F. Perdere le cose di Kepler-452
F. Perdere le cose di Kepler-452

Il nostro secondo weekend emiliano consacrato a Vie, festival del teatro contemporaneo organizzato dall’ERT, si è aperto con una serata dedicata completamente alla scena greca, che ha in parte disatteso le nostre forti aspettative; protagonisti i due spettacoli “Failing to Levitate in my studio” di Dimitris Kourtakis e “Strange Tales” di Violet Louise.

Ispirandosi ai testi di Samuel Beckett entrati nella leggenda per esprimere l’incapacità dell’essere umano di definire sé stesso e le ragioni della propria esistenza, Dimitris Kourtakis mette in scena il performer Aris Servetalis serrato nel suo studio, una struttura di cartongesso a due piani, che tenta costantemente e invano di abitare stabilmente. Il performer è nascosto fisicamente al pubblico per la maggior parte dello spettacolo, e solo di tanto in tanto ne intravvediamo le sembianze e ne intuiamo la presenza, che tuttavia è ben reale sulle pareti bianche della sua prigione attraverso un video, filmato da sé stesso e dalle videocamere che riempiono un indefinibile non- spazio.

Troppo veloci sono le parole in greco, che parlano inequivocabilmente della difficoltà del vivere e dell’esistere; la lingua riverbera in scena eppure a stento riusciamo a percepirne il senso più profondo e articolato, riconsegnato da sovratitoli in italiano attraverso alcuni visori posti ai lati della scena.


Il performer finirà la sua esibizione in una specie di tomba ricoperta da sassi, ricordandoci – se mai ce ne fosse bisogno – che proprio lì tutto finisce.
“Failing to Levitate in my studio” risulta alla fine essere un esercizio di stile, interessante certo nel restituirci le ossessioni di Beckett, ma anche pleonastico e poco inclusivo.

Failing to Levitate in My Studio (photo: modena.emiliaromagnateatro.com)

Failing to Levitate in My Studio (photo: modena.emiliaromagnateatro.com)

Ancor meno soddisfacente è la visione di “Strange Tales”, performance eseguita da Aglaia Pappas, che ricordiamo come straordinaria interprete di Theodoros Terzopoulos in una precedente edizione del festival, qui in scena con Violet Louise, musicista, cantante e artista multimediale che firma la direzione dello spettacolo.
L’attrice, al centro della scena su una sedia a rotelle, urla, freme e si contorce nel cercare di rendere vive ed universali alcune delle creature più celebri presenti nei capolavori di Edgar Allan Poe, da “Il pozzo e il pendolo” a “Morella” e “La maschera della morte rossa”.
Viene aiutata da un’orchestra multimediale di suoni e visioni, mossa dalla Louise, che interviene anche dal vivo con il canto, in una performance che tuttavia risulta noiosa e ripetitiva, deludendo le nostre attese.

Assai più interessante lo spettacolo corale del tedesco Falk Richter, chiamato a dirigere il coreografo Nir de Volff e il drammaturgo Nils Haarmann in “I am Europe”.
Protagonista è un gruppo composto da otto attori dai 20 ai 35 anni, danzatori e performer provenienti da diversi Paesi europei.
Singolarmente e collettivamente i giovani interpreti, mettendo in scena sostanzialmente sé stessi, propongono al pubblico una serie di veloci ed incisivi quadri drammaturgici, tesi ad argomentare e a rendere univoca l’idea di identità e di comunità del singolo cittadino nell’Europa di oggi, pur nella varietà dei popoli che la abitano, diversissimi tra loro anche nella medesima nazione di appartenenza.

Partendo dal particolare, soffermandosi sul concetto di famiglia e su quello di identità, sperimentato dai giovani protagonisti sulla propria pelle, lo spettacolo passa al generale, lanciando argomentazioni, riflessioni e suggestioni sul tema delle origini e sul concetto di patria in un’Europa sempre più in preda alla crisi e al ritorno del fascismo. Un’Europa in continua evoluzione in cui sono messe in discussione tutte le eredità acquisite negli anni e le identità complesse di chi la abita, che pur faticosamente erano riuscite a superare le rispettive consuetudini culturali.

Anche le lingue in “I am Europe” si mescolano tra loro: il francese e l’inglese, il croato, il portoghese, l’olandese e l’arabo ci restituiscono in modo immediato le speranze, i dubbi e anche la disperazione di una generazione in qualche modo tradita.

A concludere il nostro percorso nel secondo fine settimana di Vie anche stavolta è uno spettacolo italiano, lietissima sorpresa del festival.
La riconferma della compagnia Kepler 452 avviene con “Perdere le cose”: dopo “Il giardino dei ciliegi – Trent’anni di felicità in comodato d’uso” era infatti attesissima una nuova prova convincente, e così è stato.

Pur non presentandosi come uno spettacolo sull’emigrazione, “F. Perdere le cose” ha al suo centro F., extracomunitario nigeriano che, a differenza dei due protagonisti dello spettacolo precedente (i Coniugi Bianchi che avevano perso dopo tanti anni il loro amato domicilio), non può essere in scena perché le leggi vigenti non glielo permettono.
Anche lui come i Bianchi ha perso qualcosa, anzi di più: non solo la casa come nel precedente spettacolo, ma anche il lavoro e i documenti.
Con rabbiosa dignità, che ribadisce attraverso la sua voce e il corpo in video, pur non possedendo niente sa comunque di avere una precisa identità: “Io sono io”.

Paola Aiello e Nicola Borghesi cercano in tutti i modi, pur senza averlo in scena, di descrivere l’identità di F., approfondendone la personalità e la storia errabonda. Avvertiamo la loro impotenza nel non averlo con loro, lo cercano perdutamente, addirittura si identificano con lui, indagando dentro di sé per trovare cose che anche loro hanno perduto.
L’assenza di F., in fin dei conti, riguarda anche loro, anche noi, anche voi.

“F. Perdere le cose” risulta un esperimento tenero e delicatissimo sul rapporto fra teatro e vita, finzione e realtà, dove il teatro, la più grande forma artistica che ci è stata donata per capire la realtà e di converso noi stessi, è forse troppo fragile rispetto ad una realtà che invece è troppo potente.
Ma per fortuna (r)esiste, ed ecco allora che, al di là del muro che attraversa la scena ad un certo punto, con un vero e proprio colpo di scena F. alla fine si presenterà. E, non è come madama Pace, nei “Sei personaggi in cerca d’autore” di Pirandello, ossia una finzione, ma è proprio Frederick Utuedor Eikimi in carne ed ossa. Ma noi Frederick Utuedor Eikimi lo avevamo già conosciuto, o no?

Failing to Levitate in My Studio
ideazione, regia, scene Dimitris Kourtakis
drammaturgia Dimitris Kourtakis, Eleni Papazoglou, Anastasia Tzellou
video Jérémie Bernaert
musica Dimitris Kamarotos
designo luci Scott Bolman
collaborazione artistica Efi Birba
assistente alla regia Natasha Triantafylli
assistente al progetto Vassia Liri
ingegnere video Nikos Iliopoulos
assistente al designo luci Evina Vassilakopoulou
responsabile di produzione Dinos Nikolaou
costruzione scena Lazaridis Scenic Studio
costruzione in gesso del progetto Freddy Gizas
interpretazione Aris Servetalis
lo spettacolo Failing to Levitate in My Studio è stato realizzato con il contributo del Ministero della Cultura e dello Sport della Grecia
spettacolo in greco con sovratitoli in italiano

durata 1 ora e 10 minuti
prima nazionale

 

 

Strange Tales
direzione, traduzione, musica, drammaturgia visiva e sonora Violet Louise
performer Aglaia Pappas, Violet Louise
sound design, studio produttivo Studio19
design luci Sakis Birbilis
video Vasilis Kountouris (Studio 19)
sound design Kostas Bokos (Studio 19)
costume design Lilian Xydia
camera Blaec Cinematography (Aris Pavlidis), Studio19 (Vasilis Kountouris)
assistente alla regia Sevastianna Anagnostopoulou
produzione Athens and Epidaurus Festival 2018
spettacolo in greco con sovratitoli in italiano e in inglese

durata 1 ora e 15 minuti
prima nazionale

 

 

I am Europe
testo e messinscena Falk Richter
con Lana Baric, Charline Ben Larbi, Gabriel Da Costa, Mehdi Djaadi, Khadija El Kharraz Alami, Douglas Grauwels, Piersten Leirom, Tatjana Pessoa
drammaturgia Nils Haarmann
coreografia Nir de Volff
scenografia e costumi Katrin Hoffmann
musica Matthias Grübel
video Aliocha Van der Avoort
luci Philippe Berthomé
assistente alla messinscena Chrystèle Ortu
assistente alla scenografia e ai costumi Emilie Cognard
assistente alla messinscena in stage Barthélémy Fortier
traduzione francese Anne Monfort
produzione Théâtre National de Strasbourg
in coproduzione con Odéon – Théâtre de l’Europe Comédie de Genève, Thalia Theater – Hambourg, Noord Nederlands Toneel (NNT) – Groningen, HNK – Croatian National Theatre in Zagreb, Théâtre de Liège et DC&J Créations, Dramaten – The Royal Dramatic Theatre od Sweden, Stockholm – Emilia Romagna Teatro Fondazione
con il sostegno di Goethe Institut Nancy/Strasbourg nell’ambito del progetto Freiraum, Tax Shelter del Governo Federale del Belgio e di Inver Tax Shelter
progetto sostenuto da Istituto Francese nell’ambito del suo programma “Théâtre export”
Le decorazioni e i costumi sono stati realizzati nei laboratori del TNS
Falk Richter è un artista associato del TNS
spettacolo in francese e altre lingue sovratitolato in italiano

durata 2 ore
prima nazionale

 

 

F. Perdere le cose
scritto da Kepler-452 (Aiello, Baraldi, Borghesi)
regia Nicola Borghesi
dramaturg Enrico Baraldi
in scena Paola Aiello, Nicola Borghesi e, da qualche parte, F.
luci Vincent Longuemare
spazio Vincent Longuemare e Letizia Calori
costumi Letizia Calori
video Chiara Caliò
musiche Bebo Guidetti
suono Alberto Irrera
coordinamento Michela Buscema
produzione Emilia Romagna Teatro Fondazione

durata 1 ora e 30 minuti
prima assoluta

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