L’affiorare sincronico dell’opera drammatica. Diario dalle Ville Matte – Prologo

L'ex Convento dei Cappuccini sede delle Ville Matte
L'ex Convento dei Cappuccini sede delle Ville Matte

L’ex Convento dei Cappuccini sede delle Ville Matte

Cominciamo oggi un appuntamento settimanale che ci porterà nel pieno delle attività legate alla residenza di scrittura teatrale “L’affiorare sincronico dell’opera drammatica”. Il progetto, curato da Claudia Castellucci, si svolge all’interno degli spazi della Casa Carrus situata nel comune di Orroli (CA) e vedrà, fino alla metà di ottobre, la partecipazione di dieci allievi, fra cui anche un “neoacquisto” di Klp: Laura Paola Borello.
Laura ci condurrà, nelle prossime settimane, fra le idee, le pratiche, gli umori e le sensazioni di questa avventura in terra sarda fra le mura delle Ville Matte.


Intrecci nel sud-est sardo

Le cinque del mattino, Genova. La borsa è ancora vuota ma non ha scampo. Cumuli di vestiti e di libri la accerchiano sul pavimento della stanza. Qualche minuto e il rito propiziatorio della valigia è concluso. In viaggio. Destinazione: l’incontaminato sud-est della Sardegna.

Giunta a Cagliari familiarizzo con quasi tutti i conducenti di autobus in circolazione, prima di giungere a comprendere il punto preciso in cui potrò salire sul 119. Soddisfatta e stremata per la conquista, attendo l’autobus nel luogo indicatomi, quando ecco una voce: “Anche tu ad Orroli?”, “Sì – rispondo – la fermata dovrebbe essere questa”.

Il primo incontro con una delle ragazze di questo nuovo progetto avviene proprio qui. In un attimo ci lasciamo alle spalle mare e costa per inoltrarci sempre più all’interno, nelle viscere sarde. “Hai visto? Sette donne e tre uomini”, risata d’intesa. Proseguiamo lo scambio d’impressioni e aspettative da un secondo autobus che ci attende poco distante da Orroli.

La curiosità per il percorso che ci aspetta nel prossimo mese è grande. Dieci ragazzi radunati in un unico luogo per far emergere ‘sincronicamente’ altrettanti progetti, all’insegna dello scambio e della condivisione, stimolati dalla convivenza quotidiana, dal luogo ‘altro’ e da tutti coloro che ci accompagneranno indicando possibili cammini. La forza del progetto risiede tutta qui: nell’intreccio, in quella cosa che oggi sembra così lontana e inutile, dal nome tanto poco alla moda di “incontro umano”.

Giunti finalmente a destinazione, dopo quasi dodici ore di viaggio, la giornata si chiude con la prima cena nel loggiato della struttura che ci ospita, un’affascinante casa padronale del Cinquecento che conserva i racconti e la vita di un intero paese. Ci siamo ormai tutti.
Prima di dormire, in stanza, l’ultimo incontro della giornata: un piccolo geco. Ma ci mettiamo subito d’accordo: lui il soffitto, io il pavimento… Per ora i miei piedi sono ancora a terra… poi chissà…

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