Vince la danza nel primo week-end di Inequilibrio. Il teatro cerca la rivincita da stasera

Antonio Perrone

Antonio Perrone

Sono molti anni ormai che, tra la fine di giugno e l’inizio di luglio, il nostro pellegrinaggio tra le manifestazioni estive ci porta a passare almeno un week-end teatrale in Toscana, sul mare di Castiglioncello, dove da 17 anni Armunia organizza Inequilibrio. Festival della nuova scena.

Così, dopo aver attraversato gli ultimi anni della direzione di Massimo Paganelli, ora splendido attore televisivo insieme a Timi, e la troppo breve esperienza di Andrea Nanni, siamo stati testimoni quest’anno dell’inizio della nuova avventura al timone di Inequilibrio di Fabio Masi e Angela Fumarola, del resto antichi compagni di avventura del festival, con la speranza che il loro lavoro possa avere una durata congrua per dare un assetto ancora più riconoscibile al festival.

Come al solito, appena scesi dal treno, reduci da San Gemignano dove abbiamo festeggiato i 10 anni di Klp (vi mostreremo alcune immagini inedite a breve), ci hanno conquistato subito il giardino frondoso del Castello Pasquini e l’amicizia accogliente di Elisabetta Cosci, da sempre custode degli appassionati di teatro che come noi giungono a Castiglioncello.

Con lei abbiamo assistito alle battute finali del piccolo convegno tenutosi nel parco del castello che  ci coinvolgeva direttamente, vertendo sull’informazione nello spettacolo dal vivo e in particolare sul ruolo e la deontologia professionale dell’ufficio stampa e della critica nello spettacolo.
Ma il nostro interesse si è subito concentrato sugli spettacoli, che uno dopo l’altro ci hanno rincorso per le sale del Pasquini e per i due spazi della tensostruttura, che da diversi anni ospita alcune delle creazioni scelte dal festival.


Secondo le finalità maturate negli ultimi anni, nel corso di Inequilibrio è stato dato molto spazio, oltre che agli artisti accolti in residenza e che abbiamo apprezzato e amato nelle scorse stagioni (Claudio Morganti, Maurizio Lupinelli, Leonardo Capuano, Roberto Abbiati, Renata Palminiello, Oscar de Summa), anche e soprattutto ad artisti giovani e a nuove formazioni, cibo prelibato per chi è sempre alla ricerca di nuove esperienze teatrali significanti.
Ma il bottino, almeno dal punto di vista teatrale, nel primo questo week-end è stato, dobbiamo confessarlo, assai magro.

Le giovanissime Curve di Bézier, al secolo Manuela Dell’Orfanello, Linda Izzo, Elisabetta Meccariello, Martina Mirabella, Giulia Comper, provenienti dall’esperienza di LaboratorioNove, immettono tutto il disgusto della loro generazione per il tempo presente in “Argo Violenta”, mescolando Pasolini e Seneca. Ragionano sulle colpe delle nostre di generazioni, quelle dei padri o se volete anche dei nonni, per parlare, appunto, dell’infelicità dei figli.
I canoni usati, in verità, non hanno nulla di nuovo, ci riconducono infatti al teatro che facevano appunto i nonni, pieno di ingenuità e stereotipi. Del resto anche noi come loro pensavamo di cambiare il mondo, ma come ben sappiamo, e sanno le nostre ragazze in scena, che vivono il tempo presente, non è stato proprio così.
Le loro pur sincere domande (cosa significa essere figli, cosa significa essere infelici…) si materializzano in scena attraverso un teatro dall’ingenuità disarmante a cui ci piacerebbe dare un’altra occasione più matura.  

Le S-smanie di Elena De Carolis

Le S-smanie di Elena De Carolis

La sfida di Antonio Perrone in “Oh, dolce vita mia – studio sonoro” è molto più interessante, anche se non del tutto risolta. L’attore vuol mettere in scena, anzi in suono, le suggestioni che gli provengono dal bellissimo racconto incompiuto, rimasto in forma di abbozzo, “Lenz” scritto a 22 anni da Georg Büchner, dove vengono raccolte in forma di diario le esperienze del pastore Oberlin, che per un breve periodo di tempo, nella sua casa sui monti Vosgi, ospitò il drammaturgo romantico Jakob Michael Reinhold Lenz, morto poi pazzo in Russia.  
Gli spettatori, entrati nella sala buia, riescono solo in parte a recepire quello che avviene in scena.
È l’udito che viene sollecitato soprattutto. Sono soliloqui, frasi smozzicate, rumori, racconti spezzati, conditi da musiche solo accennate. Per ora, ma ci pare che sia solo all’inizio la ricerca di Perrone, il materiale sonoro ascoltato è poco pregnante e non capace ancora di soddisfare le aspettative suscitate dal progetto nell’immaginario dello spettatore.  

In “S-smanie” infine, la giovanissima Elena de Carolis, in scena con Carolina Cangini, “rilegge” il visitatissimo capolavoro di Goldoni “Le smanie per la villeggiatura”, prima parte della famosa  trilogia, dal punto di vista dell’acrimoniosa gelosia di una delle protagoniste, Vittoria, sorella di Leonardo, per Giacinta, la di lui fidanzata che alla fine gli diventerà moglie.
Vittoria, in scena con Giacinta (che all’occorrenza si trasforma in Leonardo) dialoga anche con una specie di contraltare televisivo, che la sprona, quasi fosse uno specchio magico di fiabesca memoria, ad essere più bella in occasione della villeggiatura, per non sfigurare davanti alla futura cognata.
Il gioco scenico, a volte un po’ troppo semplicistico, che vuole anche alludere alla crisi che ci avvinghia, è condotto con garbo e il risultato è nel complesso gradevole.

Claudia CaterziMolto meglio, nel complesso, ci sono parse le proposte legate alla danza.
Clauda Caterzi di Company Blu, danzatrice dalla lunga esperienza che l’ha portata da Micha Van Hoecke a Sasha Waltz, in “40.000 centimetri quadrati” muove il suo corpo con estrema difficoltà nello spazio limitato in cui si è reclusa; poi finalmente, quando il limite viene superato, la danza si fa leggera e in qualche modo significante, in un tempo “che fluisce ciclico e monotono proprio dentro il quale si può ricordare un ritmo… se davvero esista la possibilità di riconoscere la direzione”.
Claudia Caterzi si muove in modo congruo in entrambi gli stati del corpo, esibendo nella performance pesantezza e lievità che catturano senza mai annoiare lo sguardo dello spettatore.

I bravissimi portoghesi Sofia Diaz e Vìtor Roriz in “A gesture that is nothing but a threat” ci regalano una danza molto particolare che unisce parola e gesto. Nello spettacolo mettono in correlazione le parole con i gesti in una scenografia semplicissima, dove troneggia solo un tavolo con due sedie, dei bicchieri e una pianta grassa.
Le parole ripetute ossessivamente dai due performer, prima in semplici giochi verbali, pian piano, quasi inavvertitamente, cambiano ogni volta di senso e la voce, con i suoi particolari ritmi, vive in correlazione con il corpo.
Le azioni espresse sono calate nel quotidiano ma mai in modo mimetico, lasciando libero spazio al pubblico di interpretarle in modo molto soggettivo.  

Roriz e Diaz

Roriz e Diaz

E così, tra uno spettacolo e l’altro, arriva la notte di domenica, e mentre un temporale investe Castiglioncello rimane solo un rimpianto: non poter mangiare al mitico Maialaio in fondo al parco. Sarà per l’anno prossimo!

Per chi passasse questo week-end a Castiglioncello suggeriamo infine di vedere gli spettacoli di Punta Corsara, Roberto Latini e Giulio D’Anna.
 
 

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