Vincenzo Pirrotta: il ciclope, la luna e la terra matta. Intervista

Vincenzo Pirrotta
Vincenzo Pirrotta

Vincenzo Pirrotta in ‘Lunaria’ (photo: vincenzopirrotta.it)

Nasce e si forma all’interno dello straordinario laboratorio di teatro di figura che Mimmo Cuticchio, uno dei rappresentanti più alti della famiglia di pupari siciliani, continua a tenere vivo. Dalla scuola del maestro indiscusso dell’Opera dei Pupi alla voglia di provare, dopo tanti anni e molte grandi collaborazioni (De Simone, Martone e Lavia tra gli altri), un percorso artistico in solitario, il passo è stato breve.

Vincenzo Pirrotta già quattro anni fa si fece notare con una versione delle “Eumenidi” di Eschilo in siciliano, a cui hanno fatto seguito i successi di “‘U Ciclopu” e “Sagra del Signore della Nave”, sempre in dialetto. Un teatro, quindi, legato a doppio filo con le tradizioni popolari, che diventano base su cui costruire percorsi di sperimentazione, con una particolare attenzione a tutto ciò che è suono, luci e movimento.

Con “Lunaria”, debuttato al Teatro Montevergini di Palermo nel novembre 2007 (produzione Esperidio/Palermo Teatro Festival), l’attore sceglie un romanzo di Vincenzo Consolo pubblicato nel 1985, un racconto dialogato che è quasi normale immaginare in forma teatrale: l’attore diventa così anche regista e va in scena con Nancy Lombardo e Luca Maceri, che esegue le musiche dal vivo.

Le pallide luci di Alessandro Conte, nei settanta minuti di spettacolo, illuminano la corte immaginaria in cui si ambienta la favola: un vago Settecento, la stanza da letto e il trono di un vicerè malinconico, afflitto da una moglie esuberante e da uno stuolo di parenti avidi e cortigiani infidi. Lo spunto letterario sembra proprio quello dal frammento lirico di Leopardi “Lo spavento notturno”.
Una notte, il lunatico e misantropo nobile sogna la caduta della luna e, tra lo stupore dei villani, in una remota contrada, la luna cade davvero.
Un tema letterario antico, legato alla dinamica degli astri, a segnare la catastrofe, il rinnovamento, il sovvertimento del sensibile, diventa occasione per riflettere se un altro mondo è possibile, in cui il disfacimento del potere sia primo elemento, ma anche l’affermazione della cultura e della poesia, come illusioni necessarie contro la precarietà della vita, capaci di rinascere sempre in luoghi imprevedibili e in forme nuove e pure.

In questo mese di aprile Pirrotta ha portato in scena le nuove produzioni “Terra matta” e “Malalunanuova” (quest’ultimo replicherà il 22 e 23 maggio a Londra all’Istituto italiano di cultura), e torna in questi giorni a Brescia con “Lunaria”, ospite da stasera a giovedì 30 del Centro Teatrale Bresciano.
Lo abbiamo incontrato a Milano, durante le date ospitate dal Teatro dell’Elfo a inizio stagione. Una chiacchierata in cui ci racconta le origini della sua esperienza e come questo percorso lo abbia portato a scrivere la sua fiaba personale, un percorso che oscilla sempre fra mito e terra, fra reale e immaginario.

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