Le Visite del Teatro dei Gordi e la metamorfosi del tempo

Visite (photo: Laila Pozzo)
Visite (photo: Laila Pozzo)

Dopo “Sulla morte senza esagerare”, omaggio commovente e ironico all’evocazione della morte secondo la poetessa polacca Wislawa Szymborska, la compagnia milanese Teatro dei Gordi, diretta dal regista Riccardo Pippa, ha ideato un nuovo spettacolo, “Visite”, complici ancora le significanti maschere di cartapesta di Ilaria Ariemme. La compagnia si avventura così in una nuova creazione senza parole per narrarci del passaggio del tempo e del suo depositarsi sulle cose e sugli esseri umani.

Al centro c’è una piccola stanza da letto di un ordinario appartamento di una casa come tante, di una coppia come tante, un luogo intimo che qui diventa pubblico, così com’è, attraversato dalle visite degli amici, dai ricordi che si fanno tutti visibili, e dove ad un certo momento, ancora una volta, la morte viene a visitare le esistenze di chi la abita.
E’ un andare e venire senza sosta, fatto di abbracci, sorrisi, baci, addii e gesti che la vita rende rituali, con un occhio al mito di Filemone e Bauci, imbevuto, nel suo incessante ripetersi, dell’immaginario di Rybczynski. La stanza rimane uguale, sono i corpi a mutare con l’avanzare inesorabile del tempo, che le maschere esemplificano inesorabilmente; così sono anche i vestiti che cambiano con le età e le mode, in un turbinio di immagini avvolgenti che investono il piccolo spazio che riempie tutta la scena.

In platea c’è però un altro protagonista: è lo sguardo dello spettatore, che si sposta da una parte all’altra del palco per osservare ogni corpo che si muove, ogni gesto, ogni dettaglio che può diventare significante, per poter partecipare emotivamente a tutto ciò che i gesti e i corpi esprimono nelle varie stagioni della vita, attento a non farsi sfuggire alcun frammento che la vita, nel suo trascorrere, pone di fronte.


Ecco però che ad un certo punto lo spazio si apre, la stanza scompare, e l’occhio dello spettatore si perde in una casa di riposo in cui la padrona dell’appartamento, rimasta sola, passa i giorni che le rimarranno da vivere. Anche qui il tempo la fa da padrone, accompagnando con il suo occhio, diventato pietoso, i giorni che passano, accompagnati dalla musica di una vecchia radio e dalla cortesia degli infermieri.

Sono i versi di Cesare Pavese a rompere il silenzio: “Lavorare stanca” legge l’infermiere alla donna, e non a caso, perché il mestiere più doloroso, quello che più ci stanca, è proprio quello di vivere. Ecco infine che torna a farle visita l’antica amica, rimasta per ricordarci che il passato – con i suoi affetti – alla fine non lo può cancellare nemmeno il tempo.

Indagando sulla metamorfosi come segno del tempo che trascorre, “Visite” rappresenta un ulteriore e significativo passo verso la maturità espressiva di una compagnia che è riuscita a creare uno stile personale attraverso il silenzio delle parole e le parole del corpo.
In scena ancora fino al 9 dicembre.

VISITE
ideazione e regia Riccardo Pippa
di e con Cecilia Campani, Giovanni Longhin, Andrea Panigatti, Sandro Pivotti, Maria Vittoria Scarlattei, Matteo Vitanza
dramaturg Giulia Tollis
maschere e costumi Ilaria Ariemme
scenografia Anna Maddalena Cingi
disegno luci Paolo Casati
cura del suono Luca De Marinis
assistente alla regia Daniele Cavone Felicioni
produzione Teatro Franco Parenti in collaborazione con Teatro dei Gordi
si ringrazia Sementerie Artistiche

Visto a Milano, Teatro Franco Parenti, il 20 novembre 2018

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