“Vivi! Come il mare”, la favola ecologista di Giuseppe Scordio. Intervista

Vivi! (photo: Stefania Varca)
Vivi! (photo: Stefania Varca)

Un pianeta meraviglioso, la Terra, sta esaurendo le proprie risorse in nome di un consumismo sfrenato, di uno sfruttamento radicale. Ci preoccupiamo (giustamente) dell’emergenza sempre più preoccupante del Coronavirus, e in modo più o meno razionale, più o meno isterico, cerchiamo di prevenire il contagio e contenerne gli effetti.
Eppure manifestiamo troppo spesso indifferenza e noncuranza verso i danni ambientali. Quasi come se l’affondamento della nave su cui viaggiamo riguardasse la nave stessa, e non anche noi che ci stiamo dentro. Un dramma quotidiano, che i media raccontano da anni con documentari, reportage e servizi, e finalmente ha agganciato le nuove generazioni grazie anche all’impegno di Greta Thunberg, ormai un simbolo dell’impegno ecologista.

Anche il teatro può raccontare questa tragedia silenziosa? E soprattutto, può farlo rivolgendosi in primis a una platea di bambini? È la sfida che hanno raccolto Eleonora Cicconi, Giuseppe Scordio, Martino Corti e Gabriele Boria portando in scena allo Spazio Tertulliano di Milano, “Vivi! Come il mare – Pièce per due delfini”, al suo debutto nazionale prima che le varie ordinanze sospendessero le attività dei teatri prima in Lombardia e poi in tutta Italia.

Una favola ecologica che racconta il viaggio di due delfini dell’oceano Pacifico. Un padre e un figlio verso una casa più pulita, lontano dalla pesca illegale, dal surriscaldamento climatico, dal deperimento dei coralli, lontano dalla gigantesca isola di plastica che si è formata nel Sud del Pacifico, fatta di micro-frammenti, facilmente confondibili da pesci e cetacei con il plancton. Un lavoro capace di affascinare gli spettatori in erba, grazie anche al supporto di musica, canto e videoproiezioni.

Giuseppe Scordio, coautore e regista dello spettacolo, in questa favola moderna si sente l’eco della nuova ondata ecologista simboleggiata da Greta Thunberg.
Sicuramente l’avanzare di questa nuova coscienza critica verso le cattive abitudini che stanno distruggendo il nostro ecosistema ha influenzato il lavoro. Ma “Vivi come il mare” nasce anche da un’altra urgenza: mi spaventa quello che lasceremo in eredità alle nuove generazioni. I dati allarmanti sull’ambiente hanno reso impellente il bisogno di intervenire. Mi piace pensare che ogni piccolo gesto, anche banale, come rinunciare alle bottigliette di plastica, possa contribuire a fare qualche passo avanti.

Lo spettacolo nasce dunque da un senso di responsabilità verso le nuove generazioni?
Sì. Tra l’altro il rapporto con le nuove generazioni è uno dei temi centrali della pièce, che indaga anche il legame padri-figli con i relativi conflitti. Una relazione da sempre contrassegnata da passaggi importanti e determinanti nella crescita personale di ognuno. A volte si trattano i figli troppo da bambini. È uno dei vizi dei genitori. Da questo senso di responsabilità nasce il pensiero di mettere in ordine il pianeta meraviglioso che abbiamo, perché forse, se si comincia ad intervenire massicciamente e globalmente, possiamo almeno limitare i danni.

Portare in teatro un tema attuale e complesso come quello dell’emergenza ambientale attraverso una favola che ha per protagonisti due delfini è un’operazione ardua. In che direzione avete lavorato?
Il testo l’ha scritto Eleonora Cicconi, ed è una favola ecologica. Io mi sono limitato a fare quello che ho fatto negli anni con altre opere: lavorare per renderlo teatrale. I protagonisti sono tre delfini, ma non abbiamo usato maschere o costumi. Abbiamo preferito far leva sulla dimensione onirica e sulla magia del teatro ricorrendo in alcuni passaggi al gioco delle ombre cinesi. L’intenzione era quella di non essere didascalici e descrittivi nel portare in scena un problema di grande attualità ma ancora poco indagato dal punto di vista drammaturgico.

Finita l’era delle ideologie politiche, questo potrebbe essere un nuovo modo di fare teatro civile?
Credo proprio di sì. Il mio obiettivo è di portare questa favola ad avere maggiore impatto. Mi piacerebbe andare in tournée con lo spettacolo per sensibilizzare quanta più gente possibile sulla salvaguardia degli oceani. Andare nelle piazze e nelle spiagge in estate, affinché i bambini, senza forzature, possano riuscire a capire quello che sta succedendo al nostro pianeta.

VIVI! COME IL MARE- Pièce per due delfini
di Eleonora Cicconi e Giuseppe Scordio
con Martino Corti, Eleonora Cicconi e Gabriele Boria
regia Giuseppe Scordio
produzione Spazio Tertulliano

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