Vladimiro: Jurij Ferrini si mette alla prova col monologo in streaming

Ferrini / Vladimiro (photo: Andrea Macchia)
Ferrini / Vladimiro (photo: Andrea Macchia)

Il monologo non è mai stata una strada che Jurij Ferrini si è sentito di percorrere. Tant’è che in quasi trent’anni di carriera non ne ha mai portato in scena uno.
La sua concezione di teatro prevede che, davanti al pubblico, ci siano almeno due corpi. Chissà, forse il timore della solitudine, la mancanza di una sicurezza (reale o presunta) alla quale aggrapparsi lo hanno sempre tenuto lontano.

Oggi però, superata da non troppo la soglia dei cinquant’anni, decide di mettersi doppiamente in gioco. Non solo perché “Vladimiro” è un monologo, ma anche perché davanti non ha neppure gli spettatori, costretti a casa dalla pandemia e collegati alla piattaforma niceplatform.eu per il cartellone “Solo in Teatro”, quinto appuntamento della stagione ideata da Caterina Mochi Sismondi e prodotta e sostenuta da Fondazione Cirko Vertigo. Con 3,50 euro lo spettacolo lo guardi sì in poltrona, ma quella di casa.

Se nella concezione occidentale del teatro lo spettatore è una sorta di voyeur che osserva dal buco della serratura, qui il concetto di spia si fa ancora più inquietante, dal momento che il performer non può nemmeno intuire la presenza di chi, in realtà, lo sta guardando. Un momento che risulta quindi molto complesso per sperimentarsi con un monologo per la prima volta.
E di questa complicità con chi guarda, la performance inevitabilmente risente, così come, probabilmente, ne risentirebbe qualsiasi altra ripresa televisiva – perché di questo stiamo parlando – di uno spettacolo teatrale.

La performance è un sunto del Godot beckettiano, all’interno del quale Ferrini dà voce a tutti i personaggi, senza abbandonare mai il “corpo” di Vladimiro. C’è Estragone, viene citato Lucky, ma ci sono anche Pozzo e il ragazzino del finale.
Le parole pronunciate sono quelle scritte dallo stesso Beckett e riadattate dall’attore. L’albero diventa l’asta del microfono, unico elemento scenico.
Il pezzo di teatro è qualcosa di più somigliante ad una prova, un esperimento, e del resto viene chiamato così dallo stesso Ferrini. L’attore appare sperduto, disorientato come Vladimiro, una metafora di tutti noi in questo periodo. La speranza dell’arrivo di Godot è strettamente legata alla fine del lockdown, ma anche alla fine della grande crisi del settore dello spettacolo, che ha visto chiudere, aprire e poi richiudere di nuovo i teatri a causa della pandemia.

Bella la regia e le inquadrature, realizzate al Teatro Café Müller di Torino, altrettanto ben curato il docufilm dietro le quinte e le interviste all’artista, realizzate durante la sua settimana di residenza. Molto curate anche le luci, che fanno di Café Müller un non luogo più che mai adatto al vagare imperfetto del clochard Vladimiro, con i suoi sguardi stralunati e l’immancabile bombetta.

Vladimiro
di e con Jurij Ferrini

Durata 25′

Visto in streaming video dal Café Müller di Torino il 28 novembre 2020

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