Le identità creole di Voci di Fonte 2011

Playing Identities Daniela Neri

Playing Identities (Daniela Neri)

Passando nel centro storico di Siena, la gente osserva con stupore un albero che nasce dalla carcassa di un’auto nel bel mezzo di piazza Salimbeni. E’ l’installazione di Luca Baldini, appropriata metafora visiva per l’ottava edizione del festival senese Voci di Fonte, che assume quest’anno una prospettiva specifica: l’attenzione alla produzione scenica contemporanea, che caratterizza l’impegno della compagnia promotrice laLut, e si lega al progetto Playing Identities. Migrazione, Creolizzazione, Creazione, vincitore dei finanziamenti europei per il Programma Cultura 2007/2013.

Il festival (al via oggi e fino al 24 giugno) si pone così come apertura alla città e al pubblico di un percorso che ha mosso in parallelo ricerca scientifica e pratica scenica, come luogo di un discorso che incrocia teatro e arti visive con la riflessione critica sugli strumenti metodologici e sulle pratiche della produzione culturale.
Chiave di Playing Identities è infatti il concetto di creolizzazione, ossia la negoziazione di significati e valori che, nella relazione tra identità diverse, rende possibile la nascita di un codice condiviso, generando una nuova dimensione culturale.
Mentre ricercatori di diverse discipline e più Paesi hanno confrontato i rispettivi approcci nell’analisi dei fenomeni migratori, Balletto Civile, vincitrice del bando aperto da laLut a tutti i Paesi partner del progetto, ha lavorato a partire dallo scorso autunno con artisti diversi a Cluj, a Conques, a Budapest e a Łódź.

Voci di Fonte è riuscito così a promuovere e sostenere un’esperienza in cui la coproduzione non si limita alle economie, ma diventa terreno di incontro tra lingue, persone, poetiche differenti. Ogni tappa nelle varie residenze europee è stata occasione per cercare un vocabolario comune, partendo da una visione precisa della cultura come cantiere, luogo di lavoro in cui la relazione tra individui, saperi, competenze, origina qualcosa di altro e di più grande della somma delle parti.

Il “Creole Performance Cycle”, in scena il 20 e 21 giugno, è l’opera collettiva composta dalle cinque performance prodotte nel corso di questo cantiere migrante, raccolto e ricomposto negli scatti di Daniela Neri. La mostra Creolimage, che testimonia il processo di nascita delle performance, l’immaginario e i luoghi in cui hanno preso forma, costituisce la sezione fotografica Voci di Foto, insieme a Transmediterranea di Mattia Insolera, che documenta la complessa geografia umana del mediterraneo.

La vocazione di Voci di Fonte al sostegno della produzione contemporanea continua con la terza edizione del Premio di Scrittura di Scena Lia Lapini, che vede finalisti quest’anno Effetto Larsen, Aidoru, Retablo e Massimiliano Venturi. Il 22 giugno, oltre alla presentazione degli studi, andrà in scena la prima nazionale di “Joy” di Teatro Inverso; il 23 arriverà “Sonno” di Vincenzo Schino, vincitore del Lia Lapini lo scorso anno; infine “Fabbrica” di Ascanio Celestini.
Il programma prevede inoltre lo spettacolo “Silenzio”, nato dal laboratorio all’interno dei servizi psichiatrici della Val d’Elsa; il concerto dell’inedito trio composto da Peppe Servillo con gli argentini Javier Girotto e Natalio Mangalavite; due workshop fotografici e il meeting di C.Re.S.Co, cui laLut partecipa attivamente come compagnia promotrice.

A questi appuntamenti si aggiungono gli eventi nati dalla collaborazione di Voci di Fonte con la rivista Il lavoro culturale, in cui studenti, dottorandi e precari della ricerca dell’Università di Siena riflettono sui saperi e le metodologie delle scienze umane e sulla loro messa in azione nelle pratiche professionali della comunicazione e della cultura. Tra gli incontri, quello con Angelo Romagnoli su “Il lavoro di Bianciardi”, un progetto che porterà alla messa in scena di “Non leggete i libri, fateveli raccontare” e di “La vita agra”, e quello con il reading di “Spinoza-Una risata vi disseppellirà”, il secondo libro nato dal blog satirico collettivo a cura di Stefano Andreoli e Alessandro Bonino.  

La direzione del festival sembra insomma mirare allo sviluppo di una progettualità capace di intercettare forze intellettuali e artistiche: l’investimento di laLut, che come compagnia ne sostiene i rischi, è creare relazioni fra interlocutori diversi, all’insegna della riflessione sulle pratiche culturali contemporanee di cui il teatro fa parte.
 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *