W4DNA. La drammaturgia della necessità e quella del momento

Attraversa-menti di Manfredi Perego

Attraversa-menti di Manfredi Perego (photo: operaestate.it)

La terza tappa di Waiting for DNA sovverte ancora una volta la struttura di approccio.
Ad accoglierci in questa nuova puntata è la danza di Manfredi Perego, e specificatamente il numero 8 di un progetto a numerazione progressiva dal titolo “Attraversa-menti”, che vede il performer a colloquio con lo spazio che lo ospita.

Scendiamo quindi le scale che conducono alla sala sottostante, l’open space di ingresso dell’Opificio Telecom, con la titubanza che inevitabilmente inizia a serpeggiare quando gli spettatori non vedono sedie pronte ad accogliergli, e quindi intuiscono che il coinvolgimento sarà di un altro genere rispetto alla distanza che la separazione palco-platea genera.

Manfredi Perego è già lì ad attenderci, e mentre gli occhi scorrono a cercare volti conosciuti o a indagare fisionomie che si intuiscono familiari, inizia questa conversazione muta del performer con ogni elemento che lo circonda, sia esso lo spazio e gli elementi che contiene o le persone presenti.

Una musica di sottofondo accoglie le emozioni che Manfredi ci rimanda tramutando lo spazio in suggestioni e visioni, in un lavoro di una evidenza così pulita da non aver bisogno di alcuna mediazione narrativa.  

La performance verrà poi replicata nella sala superiore, attrezzata come spazio teatrale; rimane inalterato il tappeto sonoro, ma il cambio di luogo genera un nuovo sentire e quindi una nuova danza, anch’essa di una chiarezza disarmante nella volontà di non voler essere altro da se stessa in quel momento e in quella circostanza, pur contenendo mondi infiniti.

Tra le due performance si inserisce Caterina Basso con “Il volume com’era”, un pezzo strutturato che parla della solitudine di un corpo che cerca una sua definizione nella meccanicità dell’esecuzione di compiti ben precisi, eseguiti con oggetti immaginari.
La compulsività dei gesti delle mani si estende al corpo, generando una danza in cui la meccanicità dei movimenti trasuda di altre necessità, in cui i blocchi e le limitazioni sono, come spesso nella vita, richieste di affetto, accoglienza, identità.

Le presenze mancanti si sostanziano nel finale, in cui viene portato in scena un cane-salvadanaio; diventano così evidenti tutti i gesti che hanno segnato la coreografia, un lampo di chiarezza come giusta conclusione.

Caterina Basso - Il volume com'era

Caterina Basso – Il volume com’era (photo: adactoscana.org)

Con la timidezza e il rispetto per le presenze che ancora aleggiano, entra nello spazio Ada d’Adamo per le sue riflessioni, che questa volta si concentrano sulla forma del “solo”.
Interessante la carrellata storica, che racconta come questa forma sia nata agli inizi del ‘900, in quel momento cruciale in cui i danzatori iniziarono a rivendicare una autonomia personale dal coreografo, dando origine a una rivoluzione estetica e poetica che vide la nascita del danzautore.

Se prima quindi l’“assolo” era un pezzo di bravura di assoluta pertinenza creativa del coreografo, e segnava lo staccarsi dal gruppo del solista, la forma del “solo” sottolinea invece la solitudine di un autore che vuole portare la sua visione del mondo.

Stimolante è anche la considerazione di come attualmente il “solo”, pur essendo una forma “rischiosa” dal momento che l’attenzione del pubblico è totalmente concentrata sul performer, sia pur tuttavia la prima forma in cui un esordiente si cimenta, e di come questa scelta sia forse legata oggi non tanto a una preferenza poetica quanto a una necessità economica, avendo perso così il suo aspetto rivoluzionario per diventare quasi una strada obbligata.

Il discorso torna poi sulla drammaturgia, tema portante di questa edizione di W4DNA.
E qui vengono chiamati in causa a raccontare la loro idea di drammaturgia i due danzautori. Dalle loro parole risulta come appunto esista, secondo Perego, una “drammaturgia della necessità legata all’esigenza di partire da un’indagine molto intima e personale che, nel caso specifico dei pezzi presentati, si è legata a una drammaturgia del momento, in quanto il progetto è una relazione istantanea con lo spazio e le reazioni che questo suggerisce al corpo”.

Ma anche di come “la solitudine stessa diventi elemento drammaturgico” insieme a tutti gli altri elementi “la cui unità rende il progetto specifico – prosegue Caterina Basso – Questo senso di unità non coincide con uno sviluppo narrativo o con la ricerca di un significato esprimibile con parole precise. Un corpo in movimento, in relazione con spazio e tempo, credo sia di per sé significativo e credo che la danza vada sentita, vissuta da parte di chi guarda, piuttosto che capìta”.

Si prosegue il giorno dopo con il laboratorio, tenuto in questa occasione da Chiara Ossicini. Le riflessioni scaturite dalla giornata precedente indirizzano il lavoro verso la relazione con lo spazio in un continuo alternarsi di lavoro personale, in solitudine, e lavori a coppie e di gruppo, sempre con grande soddisfazione da parte dei partecipanti che riescono a ricondurre una teoria alla pratica reale e significativa del corpo.

Waiting for DNA si dimostra ancora una volta un momento di riflessione e sguardo intenso. Tanto che attendiamo con ansia la quarta tappa.

ATTRAVERSAMENTI (abstract + view) n. 8
di e con Manfredi Perego

IL VOLUME COM’ERA
di e con Caterina Basso
musica Mental Radio Matmos
progetto nato all’interno del percorso Prima Danza della Biennale di Venezia 2013 produzione ALDES e Teatro Am Stra Gram di Ginevra
con il sostegno di Centro Mousiké di Bologna, Tir Danza di Modena

Riflessioni a cura di Ada d’Adamo
DNA movement tenuto da Chiara Ossicini

Visto a Roma, Opificio Telecom, il 22 e 23 marzo
 

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