Walter Le Moli affronta una Gioventù senza Dio

Gioventù senza Dio

Raffaele Esposito ed Emanuele Vezzoli (photo: teatrodue.org)

Secondo capitolo per la trilogia dedicata a Ödön Von Horváth dalla Fondazione Teatro Due di Parma. Primo romanzo di Von Horváth, “Gioventù senza Dio” risale agli anni della completa ascesa del nazismo, pubblicato l’anno della morte dell’autore, è lo sconvolgente ritratto di una sventurata generazione a cui è stata negata la giovinezza dal totalitarismo nazista.

Un giovane professore di liceo si trova ad osservare la decomposizione della società tedesca mentre monta la propaganda nazionalsocialista. Fra il depresso e l’arrabbiato, assiste impotente alle angherie degli allievi, infarciti di aberranti ideologie razziste, che tentano di farlo allontanare dall’insegnamento a causa delle sue convinzioni anti regime. Durante un campeggio militare il professore scopre una tresca fra una giovane emarginata e un suo alunno, mentre il compagno di stanza di quest’ultimo viene ritrovato morto con la testa fracassata da una pietra.

Gli eventi precipitano in un turbinio di meschinità e ricerche ossessive di una verità che diviene sempre di più la ricerca del coraggio delle proprie azioni, la ricerca di scampoli di umanità in un labirinto di vigliaccherie e sottomissioni.
È il ritratto di una gioventù ormai irrimediabilmente plasmata a diventare ingranaggio, o peggio ancora munizione, di un’ideologia disumana e disumanizzante. Una generazione circuita a “non avere più paura di Dio”.


Netto è quindi il cambio di atmosfere rispetto a “Fiabe del bosco viennese”, il primo episodio del trittico, con una messa in scena ambientata in uno scantinato del teatro, e ritmata da stazioni dislocate in uno spazio interrotto solo dalle colonne portanti del sotterraneo.
Ci si adagia in una penombra che dà corpo a paure, rimorsi, rabbia e disperazione, che gradualmente si insinuano negli angoli della sala, metafisicamente allestiti come i diversi luoghi in cui si svolge il romanzo.

Netto è anche il cambio del disegno registico di Walter Le Moli, affidato all’interpretazione di due soli attori, con un appassionato Raffaele Esposito nella parte sia dell’insegnante che voce narrante del testo e l’incisivo Emanuele Vezzoli che incarna più personaggi.
Ne esce un quadro complesso, intessuto di monologhi e dialoghi che risaltano l’impasto espressionista del romanzo, con straniamenti visionari addentrati in un dramma esistenziale, dove psicologia e impegno civile si mescolano a cupe profezie che non lasciano indenne neanche il nostro contemporaneo.

Compresso in una tensione scandita e intagliata sui toni del bianco e nero, il lavoro ricalca lo stile freddo e distaccato dell’opera di Horváth, adagiandosi su atmosfere da noir cinematografico, capace nel rivelare le profondità e gli stati d’animo di una prosa cruda e spietata, ma più ingessato nella resa drammaturgica.  
In una vicenda che non manca di attingere al genere giallo si sta un po’ come in piedi sul ciglio di una soglia, ma senza essere spinti oltre.

“Gioventù senza Dio” sfrutta efficacemente le geometrie di uno spazio teatrale atipico, coinvolgendo gli spettatori in sguardi diagonali e obliqui che accorciano, anche metaforicamente, i confini tra osservatore e osservato, caratteristica che si rivela alla fine come il vero pregio dello spettacolo.

GIOVENTU’ SENZA DIO

liberamente tratto dal romanzo Gioventù senza Dio di Ödön von Horváth
con: Raffaele Esposito e Emanuele Vezzoli
spazio scenico: Gabriele Mayer
costumi: Laboratorio di Arte del Costume Laurea Magistrale in Scienze e Tecniche del Teatro, Università IUAV di Venezia
Fatma Barbafiera, Vittoria Gambaretto, Giada Gentile, Benedetta Risi, Anna Laura Penna
tutor Gabriele Mayer, Stefano Collini (assistente)
luci: Claudio Coloretti
regia: Walter Le Moli
assistenti alla regia: Giacomo Giuntini, Ginevra Le Moli e Francesco Bianchi*, Francesco Lanfranchi*
produzione: Fondazione Teatro Due

*Studenti dell’Università IUAV di Venezia, Dipartimento PPAC – Laurea Magistrale in Scienze e Tecniche del Teatro

durata: 1h 26′
applausi del pubblico: 1′ 56”

Visto a Parma, Teatro Due, il 27 febbraio 2014


 
 

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