Wandering sounds. Gey Pin Ang e il canto di chi ha fame

Gey Pin in scena alla Cavallerizza (photo: Marcella Scopelliti)

Gey Pin in scena alla Cavallerizza (photo: Marcella Scopelliti)

E’ un vero e proprio viaggio ai confini della terra “Wandering Sounds”, presentato alla Cavallerizza Reale (occupata) di Torino, una ricerca ai limiti della voce condotta con estrema perizia e onestà dalla performerGey Pin Ang. 

L’attrice di Singapore, che porta avanti un lavoro personalissimo dal 2006, ha una storia esemplare che contempla anche un lungo apprendistato presso ilWorkcenter of Jerzy Grotowski and Thomas Richardsdi Pontedera (Gey Pin Ang fu una dei performer principali in “Dies Irae”, vera a propria scommessa performativa della compagnia di Pontedera).

“Wandering Sounds” è un lavoro che racchiude ricordi, esperienze e soprattutto tradizione: rappresenta la necessità di confrontarsi da una parte con la propria personalissima tradizione (il teatro e l’Opera cinese che Gey Pin vede da bambina nel villaggio della nonna), e dall’altra con la tradizione teatrale del grande maestro polacco. 


La sfida di Gey Pin è la sfida di un teatro forse minoritario (se pensiamo ai cartelloni delle stagioni stabili, ai discorsi di botteghino e al riverbero della stampa) e per questo anche più “difficile”: arduo per lo spettatore italiano, non abituato a una commistione di lingue e registri sonori; e arduo per la performer stessa, che conduce un lungo training fisico e vocale e propone un artigianato teatrale solido e molto diverso dal consueto confezionamento di uno “spettacolo”.

L’assemblea Cavallerizza 14:45 – che in questi mesi ha mantenuto in vita gli spazi, interni ed esterni, della Cavallerizza – si è dimostrata molto sensibile a queste questioni, non solo invitando Gey Pin Ang e il suo partner di scena Nickolai D. Nickolov a presentare il lavoro, ma organizzando un momento di incontro che si è svolto sia dopo la performance sia il giorno successivo, in occasione di un workshop. Una decisione che coglie nel profondo l’essenza del lavoro dell’attrice, un lavoro di cui si può parlare fino allo sfinimento, ma che sostanzialmente richiede, presso lo spettatore, molto di più della postura passiva dei teatri ‘convenzionali’. 

I grandi temi di “Wandering Sounds” sono il vagabondaggio per il mondo e la ricerca di una casa universale (il mondo come dimora in fieri e come compito etico), la fame come voracità dell’esperienza che mai si placa di fronte all’incontro con l’altro, la libertà del vagabondo che si snoda tra le sofferenze del viaggio e insieme lo stupore e la meraviglia delle possibilità incontrate sulla strada. Temi universali che, proprio per questo, ci colpiscono e ci sorpassano nella nostra individualità: la storia di Gey Pin, che è costellata dallo splendido dialogo con i suoni di Nikolai, è una storia che ci riguarda. Non tanto nei contenuti (non è un teatro dove è necessario comprendere tutto con l’intelletto) quanto nella modalità: essere in scena significa per Gey Pin essere nel mondo.

Photo: Marcella Scopelliti

Photo: Marcella Scopelliti

“Wandering Sounds” è così un lavoro che invita lo spettatore a mettersi in moto, in azione. Attraverso il canto di Gey Pin, un canto che si fa a volte divertente e leggero, altre insostenibile e cupo, siamo invitati a raccontare la nostra storia camminando sul mondo con la consapevolezza che possiamo cambiarlo, a partire da noi stessi, dall’“isola di libertà” che portiamo (J. Grotowski) e dalla distanza tutta umana e trascurabile che ci divide. 

Un grande appello alla vita che si snoda per il mondo e che si amplifica e risuona da un corpo all’altro, nella leggerezza e nello stupore di un incontro importante, quello con noi stessi, esseri umani in mezzo a esseri umani, in viaggio ma mai, per fortuna, stanchi al pensiero della strada da percorrere.

WANDERING SOUNDS [SUONI VAGANTI]

di Sourcing Within
voce / canto: Gey Pin Ang (Singapore)
strumenti a corda / percussioni: Nickolai D. Nickolov (Bulgaria)

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