War and Peace. Il banale performato dei Gob Squad

War and Peace, Gob Squad (photo: Thomas Aurin)

Giunge a Torino, in prima nazionale, il progetto “War and Peace” del collettivo anglo-tedesco Gob Squad. Andato in scena alle Fonderie Limone all’interno della stagione del Teatro Stabile di Torino (che ne arricchisce le numerose coproduzioni internazionali), il gruppo, ormai ventennale, formatosi quasi accidentalmente nel seno del Nottingham Trent University’s Creative Arts Course, presenta al pubblico torinese una delle sue ultime performance.

L’ispirazione è duplice: il contesto geopolitico internazionale, con i conflitti armati e le tensioni belligeranti che implodono ed esplodono in non più tanto remote parti del mondo, e una pietra miliare della letteratura, “Guerra e Pace” di Lev Tolstoj, saga familiare che descrive e ci consegna uno spaccato indimenticabile di storia.

Sulla scena è riproposta l’atmosfera del salotto di Anna Pavlovna, e facilmente si fa dell’intero teatro un salotto di amabili conversazioni borghesi (benché di “borghesia” in Tostoj non si parlasse ancora, bensì di una nobiltà in trasformazione e decadenza che rende i confronti di classe oggi un po’ azzardati).


Alcuni spettatori, incontrati dagli attori nel foyer durante l’attesa che precede l’entrata in sala, vengono presentati pubblicamente secondo le consuetudini dell’alta società ottocentesca. Alcuni di loro vengono trattenuti ed invitati ad un tavolo elegantemente imbandito, posto ai margini del palco.
Si sfogliano le pagine del romanzo, s’indagano le complessità dei personaggi, si affrontano i punti salienti della narrazione e il loro collegamento con il presente (è il lusso dell’attualizzazione che permettono le – spesso abusate – rivisitazioni dei “classici”).

Gli spettatori coinvolti diventano parte integrante dello spettacolo, interrogati, a partire dal romanzo tolstojano, sul senso della guerra, sulla politica e sull’impulso di morte che muove il progresso sociale, dunque l’autoconservazione.
Un sistema di telecamere a circuito chiuso restituisce le conversazioni su grandi schermi, mentre melodie lounge creano un paesaggio sonoro impersonale che sospende il tempo della narrazione.

Ad alternare i momenti dialettici dello spettacolo, Gob Squad, in abiti sintetici e luccicanti, improvvisano, su tonalità frivole e pop, sfilate di moda che presentano in chiave caricaturale e macchiettistica i personaggi storici (Napoleone e lo zar di Russia) e i componenti della famiglia Romanov, portando in superficie quei meccanismi di immedesimazione nel personaggio che la lettura di un romanzo spesso innesca (e con “Guerra e Pace” succede con facilità).

Siamo dunque leader o intellettuali analitici come il timido Pierre? Figlie generose o vittime di vanagloria? Cosa ci distingue dalle autorità politiche attuali e passate? Come convivono la storia e la cronaca?
Si cercano l’ironia e il “tipo” psicologico, ma facile è il cadere nei luoghi comuni.

Al collettivo Gob Squad si deve certo riconoscere il coraggio di sapersi esporre all’imprevedibilità che comporta l’importante coinvolgimento del pubblico che contraddistingue la struttura di “War and Peace”. Sono infatti le opinioni degli spettatori-commensali ad arricchire numerosi momenti della performance, e a dare il tono etico-morale a ciò che si presenta infine come un esperimento: il palcoscenico è offerto come specchio e contenitore delle risposte che ciascuno di noi si dà sulle tematiche universali della vita; è uno spazio finalmente aperto.

Quest’analisi può dunque risultare parziale. Chissà cosa possono portare (e hanno portato) altre voci in altri luoghi… Eppure, anche nei quadri in cui il collettivo è autonomamente conduttore scenico, e che sono privi di aspetti interattivi, tutto sembra comunque confuso intrattenimento, laddove il finale sulla necessità e la vittoria dell’amore e della fratellanza nel mondo ne rende impossibile una lettura autoironica.

Certo, la conclusione coincide con il finale del romanzo, ma è una catarsi risolutiva che, nell’era post-dogmatica in cui viviamo, difficilmente ci illude o commuove.
Lo sviluppo che assume la performance, inoltre, fa dubitare che i Gob Squad abbiamo voluto giocare su questa inattualità come provocazione.

D’ impostazione sessantottina, “War and Peace” è uno spettacolo che sembra piuttosto allinearsi alla triste confortevolezza che ci restituisce oggi l’opinionismo diffuso sui social, l’illusione di poter evadere dall’anonimato nell’epoca dell’anonimato inevitabile.
E’ dunque questo il senso di un coinvolgimento così accondiscendente nei confronti del pubblico?

“I pochi veri visionari saranno sempre più rari e i molti gregari sempre più numerosi, rumorosi, noiosi. Essi si divideranno fraternamente la piccola alienazione da elettrodomestici, da sbronze, da sesso”: lo scrive Cesare Cases nell’introduzione all’edizione italiana di “Teoria del dramma moderno” di Peter Szondi, e non vuole qui essere ricordato con il tono provocatorio che nel contesto del saggio invece assume, quanto per riflettere sul fatto che forse un certo teatro che vuole essere politico (e certamente quello dei Gob Squad vuole esserlo, anche alla luce delle precedenti produzioni) non può concedersi scontatezza contenutistica né scenografico-tecnica. Pena il trasformarsi in un divertissement non necessario per i commensali annoiati degli attuali salotti di Anna Pavlovna.

WAR AND PEACE
dal romanzo di Lev Tolstoj
drammaturgia Johanna Höhmann, Christina Runge
Ideazione e regia Gob Squad
cast per Torino Sean Patten, Sharon Smith, Bastian Trost,  Simon Will
scene Romy Kiessling
costumi Ingken Benesch
luci Andreas Rehfeld, Chris Umney
suono Jeff McGrory, to rsten schwa rzbach
video design Miles Chalcraft, Anna Zett
regista assistente Mat Hand
Gob Squad / Münchner Kammerspiele
in coproduzione con Volksbühne am Rosa Luxemburg – Platz Berlin
Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale, Schauspiel Leipzig, Konfrontacje Teatralne Festival Lublin, Lancaster Arts at Lancaster University, Malthouse Theatre and Melbourne Festival, Gessnerallee Zürich, Nottingham Playhouse

durata: 1h 45’

Visto a Moncalieri (TO), Fonderie Limone, il 25 febbraio 2017

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