Delbono, Gleijeses e Albe. Per la formazione di un pubblico consapevole

Teatro Argentina
Teatro Argentina

Il Teatro Argentina (photo: teatrodiroma.net)

“Non bisogna abbassare il livello dell’offerta verso il pubblico, ma occorre alzare il pubblico verso l’offerta”. Così scriveva Oscar Wilde a fine ‘800, e nonostante oggi paia spesso di andare in direzione opposta, Teatro di Roma propone per la prima metà del 2009 tre workshop con alcuni protagonisti della scena contemporanea che si propongono come momento di formazione del pubblico. “La formazione di un pubblico resta il compito primario dei teatri stabili” scriveva, del resto, Vito Pandolfi nel 1968 mentre fondava al Teatro Argentina lo Stabile romano.

Saranno così Teatro delle Albe, Pippo Delbono e Lorenzo Gleijeses ad approfondire una personale vocazione al teatro, in particolare rivolta ai giovani spettatori, attraverso veri e propri momenti formativi che evidenzieranno come il teatro non sia solo il luogo dove si “rappresentano” spettacoli, ma anche una realtà in cui esprimere le proprie emozioni, dove vivere un’esperienza umana e professionale.

Accanto ai workshop saranno proposti gli spettacoli delle tre compagnie, così da costruire un percorso artistico per ogni protagonista. A marzo partirà Pippo Delbono, presente in quel periodo nel cartellone dell’Argentina con il suo ultimo lavoro scenico, La menzogna, ma anche con il recital autobiografico Racconti di giugno e infine con una rassegna di suoi film.
A maggio sarà la volta del Teatro delle Albe: la non-scuola, i laboratori dal carattere antiaccademico e dirompente rivolti alla figura dell’adolescente e alla sua furia creativa, che il Teatro delle Albe conduce dal 1991 in tutti gli istituti superiori di Ravenna, approderanno per la prima volta a Roma.
Infine, il seminario di Julia Varley e Lorenzo Gleijeses, a giugno, sulla Drammaturgia dell’Attore, riservato a 25 giovani attori o studenti del Dams, Dass e scuole di teatro.

Per partecipare ai workshop occorre inviare la domanda via mail a: sandro@teatrodiroma.net oppure laura@teatrodiroma.net, allegando il curriculum.

No Comments

  • lettrice ha detto:

    Lorenzo Gleijeses….MA PER FAVORE come si fa ad accostare questo nome ad altri illustri….

  • Lettrice Torino ha detto:

    Io ho lavorato con lui all’Università di Torino e ti assicuro che merita molto di più di tanti “Illustri”…il problema è questo che molti come te si fermano alle apparenze senza sapere di che parlano…Lui dirige un seminario con un’attrice dell’Odin Teatret da 25 anni… Fanno seminari in tutte le Università e teatri italiani ed esteri! Forse ti dovresti un pò documentare così ti renderesti conto che anche loro a modo loro sono “Illustri” e ritenuti specializzati nella pedagogia.

  • Amico lorenzo ha detto:

    Chi è più adatto dell’Odin Teatret e di lorenzo, che ha lavorato per 10 anni in Danimarca con Barba e che si è poi creato da quel metodo un cifra stilistica personale,per passare una testimonianza a degli allievi? Devono essere perforza anziani i maestri o un giorno accetteremo dei consigli anche da chi è più giovane?

  • dedalo ha detto:

    lorenzo è solo un figlio di papà … anzi si dice figlio d’arte… e in danimarca c’è stato solo 2 anni e non 10 …e i suoi spettacoli fanno cagare…anche se la crtica lo osanna…ma sai com’è… quando c’è di mezzo il papi …

  • sisifo ha detto:

    Si vede che di teatro non ne capisci nulla, ne di figli d’arte…il padre di Lorenzo non ha mai vinto ne è stato mai candidato ad un Ubu (Premio assegnato dalla critica a Lorenzo)…Non pensi che se avesse tutto il potere di cui tu parli lo vincerebbe in primo luogo lui prima di farlo vincere al figlio? Caro dedalo le tue ali si sono squagliate dall’invidia …scommetto che sei anche tu un teatrante….

  • mah ha detto:

    ma esiste davvero? esiste suo padre? esiste franco quadri? esiste tutto questo circo autoreferenziale? esiste roberta carlotto? esiste franco ruggeri? esistono i mandarini al potere? quelli che di sicuro esistono sono i bambini che seguono il suonatore di flauto sul ciglio del burrone, ignoranti del se, della loro storia della loro essenza e pronti a consegnarsi schiavi alla necessità di appartenenza al gruppo dei “nuovi”.
    alla fine dell’orgia cosa rimane? il vecchio modo di essere e pepetuarsi delle classi dominanti: io ti commissiono, tu mi scrivi, ti faccio fare il giudice, un contratto di colaborazione a un quotidiano, uno scambietto: la nostra italietta…ma dai ..geppy ….ridiaamoci su queste bischerate, le cose serie sono altre, altrove.

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