Didone, l’ultima icona di Ricci/Forte

Wunderkammer Soap - Didone

Wunderkammer Soap #1 Didone (ph. Dom Agius)

Stefano Ricci e Gianni Forte non sono più due rivelazioni.
Il progetto “Wunderkammer soap”, di cui già avevamo parlato in passato e ora messo in scena per intero a Romaeuropa Festival, è sicuramente uno tra i loro punti di forza.

Didone diventa in quest’occasione un travestito che, dalla sua vasca da bagno, ricorda la storia d’amore con un cliente che lo vorrebbe come Nicole Kidman.
Rispettando fedelmente il significato di “Wunderkammer”, nella “stanza delle meraviglie” di Didone c’è tutto un trovarobato pop: la scatoletta di latta che contiene le foto di quand’era bambino, ancora felice, insieme a saponi e musicassette che si confondono a pezzi di vita e ritagli di giornale.

La stanza di Didone contiene tutti i suoi sogni, è colorata, ai limiti del kitsch, ma è un accumulo di cose da consumare e possedere solo per riempire un vuoto. E mentre lei, nella vasca da bagno, s’insapona, riemergono dal tepore dell’acqua impreziosita di oli i beat ossessivi della musica e dei pensieri, facendosi via via più violenti, lancinanti, strazianti. Fino a mettere a disagio.

Il pubblico, ancora una volta, non rientra nemmeno più nel rango di spettatore ma diventa voyeur, che ama entrare nelle vite spezzate altrui, nel quotidiano feroce di un’individualità sospesa e violentata ripetutamente nei sentimenti.

Il teatro glam-pop di Ricci/Forte vuole essere un lampo, è una scheggia veloce che arriva dritto sul volto dello spettatore, dirompente, liquido e, al tempo stesso, magmatico. Questi corto-circuiti rappresentano, nel migliore dei modi, un esperimento di scrittura personalissimo, inaugurato ormai da anni dal duo, che prende l’essenza della tragicità dei classici shakespeariani e la degenerazione della società contemporanea per offrire una performance malata, terroristica, che arriva a far perdere i sensi. E non solo in senso metaforico, visto che una ragazza è addirittura svenuta.
 
Ci troviamo di fronte a un teatro post-moderno, interdisciplinare, perforante, eccessivo, che non lascia spazio a raffinatezze o troppe elucubrazioni, ma spara a mille, senza mirare. Non aderisce a nessun modello, e questo può far paura, producendo visioni residue. Didone, ad esempio, è un essere plasmato a uso e consumo – si scusi il gioco di parole – del consumismo e del mercato.
Così come i suoi punti di riferimento e la solitudine (leit motiv delle descrizioni del presente di Ricci/Forte). E quel momento in cui indossa una pelliccia sdrucita, guardandosi allo specchio, è l’unico attimo autentico di una vita consegnata allo sbando.
Quegli oggetti, sparsi disordinatamente per la stanza, non appartengono certo solo a Didone, rivelandosi piccoli totem che finiscono per inghiottire sistematicamente anche il nostro quotidiano.

WUNDERKAMMER SOAP #1 DIDONE
di ricci/forte
con: Giuseppe Sartori
regia: Stefano Ricci
durata : 23’

Visto a Roma, Opificio Telecom Italia, il 2 novembre 2011

4 Comments

  • ......................... ha detto:

    E’ dal 2007 che è l’ultima fatica…………….

  • KLP ha detto:

    Nessuno in questo pezzo ha detto che ci troviamo di fronte all’ultima fatica di r/f, tanto che proprio su Klp, anni fa, era uscito un altro articolo in proposito, con una recensione di un altro capitolo del lavoro.
    Il lettore avrà pertanto confuso un titolo che voleva giocare su “l’ultima icona” presentata al Romaeuropa travisando con “ultima fatica” della compagnia. Ribadiamo pertanto che da nessuna parte si dice che ci troviamo di fronte all’ultimo lavoro di ricci/forte.

  • ben ha detto:

    Consiglio a tutti gli appassionati di r/f di guardare il film di Banksy “Exit Through The Gift Shop”, la parte relativa a Thierry Guetta/Mr Brainwash.
    Vale a dire come i media e l’idiozia del pubblico siano fattori determinanti nella creazione di fenomeni artistici che non hanno niente a che vedere con l’arte.

  • Marco Lucetti ha detto:

    Da appassionato estimatore del duo R/F vorrei spendere due parole a proposito dell’esternazione della persona che ci invita a vedere il film di Banksy convinta probabilmente, con questo suggerimento, di conferire autorevolezza a quanto scritto contro i due autori. Sono perfettamente d’accordo sul fatto che i media siano fattori determinanti nella creazione di fenomeni acclamati come artistici che di artistico proprio non hanno nulla. Ciò che trovo assurdo è associare Ricci/ Forte a tale affermazione. Basta conoscere il percorso artistico dei due autori per rendersi conto di questo. Che c’entrano i media ” istituzionali” , quelli che creano fenomeni dal nulla, con il successo di Ricci/ Forte ? Il loro successo è scaturito ed è cresciuto attraverso decine e decine di rappresentazioni coraggiose, rischiose, spesso in piccoli spazi e con pubblico volutamente ridotto nel numero. E’ stato il riconoscimento del loro valore da parte degli stessi spettatori, sempre più numerosi spettacolo dopo spettacolo, a decretarne la popolarità. Le pagine sui quotidiani e le riviste, la critica autorevole, qualche passaggio televisivo, hanno certo contribuito a divulgare la conoscenza della loro produzione esaltandone qualità artistiche indubbie, e questo è solo un fatto positivo. Averne autori così da promuovere! Pertanto ribadisco quanto non mi senta affatto idiota nell’essere un estimatore di Ricci/ Forte e anzi, mi senta di tacciare come superficiale e astioso il commento di una persona che probabilmente non ha mai assistito ad uno spettacolo di R/F e se l’ ha fatto non è stata in grado di coglierne nè la portata artistica nè la valenza intellettuale nè la carica emozionale di cui ogni opera del duo è ricca.

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