Wunderkammer. Le meraviglie di Circa dall’Australia a Parigi

Wunderkammer - Circa (photo: circa.org.au)

Wunderkammer (photo: circa.org.au)

La Villette a Parigi è un non-luogo.
Porte de la Villette, all’estremità della linea 7 della metropolitana, è una distesa che si srotola lungo il canale addormentato. Uno spazio che potrebbe essere un teatro o una cittadella della scienza, un tendone da circo o una passeggiata o, ancora, una sala concerti.

Per il piccolo grande scrigno di meraviglie allestito dalla compagnia australiana Circa, per la prima volta nella capitale francese fino ai giorni scorsi, l’enorme complesso della Villette ha messo a disposizione la sua Grande Halle, ex stalla di buoi, costruita tra il 1865 e il 1867, iscritta all’inventario dei monumenti storici della città.

Con una superficie di quasi 20.000 metri quadri è il palcoscenico più ampio, con il maggior numero di posti a sedere, tutti pieni in attesa dell’apertura del sipario.


Ma in realtà non c’è nessun sipario. Solo le luci, che si abbassano per poi infrangersi sul corpo bianchissimo della prima artista, che si lascia avvolgere dalle spire degli hula-hoop.
È l’esordio di quello che i sette acrobati hanno chiamato “Wunderkammer”, un vero e proprio tesoro di curiosità, creato nel 2010, che sarebbe riduttivo definire una semplice performance di circo acrobatico, venuto fuor dal cilindro di Yaron Lischfitz, enfant prodige delle arti circensi, autore di più di 60 produzioni e direttore della giovane compagnia nata nel 2006 a Brisbane, in Australia. 

Il palco è scarno, acceso da pochi neon, da qualche faro e costellato di attrezzi. La scenografia, quasi inesistente, si affida al corpo scolpito dei sette acrobati. Lo sfondo è fatto di fasci di muscoli, tacchi a spillo che pendono da un trapezio, piume di struzzo che accarezzano le contorsioni di curve meravigliose.

A metà strada tra burlesque e acrobazia, tra vaudeville e pura arte circense, tra balletto e teatro, è un cabaret intimo e seducente quello imbastito dalla compagnia, che sfrutta al massimo ogni fibra delle membra dei suoi acrobati ed esplora tutte le possibilità degli attrezzi, dalla corda al trapezio a semplici mattoni.

Nessun atto è lasciato in potenza. I sette acrobati si alternano in affascinanti assoli e performance collettive, dove l’occhio vaga avido da un punto all’altro della scena, tentando di non perdere neanche un gesto dello spettacolo. Si ingaggia un vero e proprio gioco di nervi con gli spettatori, che seguono con il fiato sospeso ogni prodezza fisica, a volte lasciandosi andare in gesti inconsulti come alzare un braccio o serrare il pugno, quasi per sostenere quei corpi che levitano per aria.

Complice una colonna sonora ammiccante, che ruba all’elettronica e alle melodie classiche, dalla francese Camille, che con “Cats and Dogs” accompagna una variazione sul tema del battibecco eseguito sul trapezio, all’industrial dei tedeschi Einstürzende Neubauten o ancora “La Vie en Rose”, mugugnata a un microfono sostenuto dal piede di una contorsionista in vena di virtuosismi canori.

Le donne volteggiano leggere da un paio di braccia all’altro e poi si drizzano inaspettatamente per caricare un acrobata e sostenerlo con la sola forza del cranio. Gli uomini, lontani dal suscitare meraviglia con il mero luccicare dei bicipiti, danzano lievi intorno ad un alto palo posto al centro della scena, si liberano da ogni peso e si appendono sfidando la gravità, restando in perfetto equilibrio, con l’unico appoggio di un piede, mentre la fuga di un pianoforte insegue le loro giravolte.

Sin dalle prime battute dello spettacolo, quando i sette artisti fissano un pubblico basito masticando un chewing gum, tirandolo fuori dal naso e dalla gola, l’ironia segue i volteggi degli acrobati.
Un chitarrista della domenica si lascia canzonare al centro della scena, un impacciato quanto sexy spogliarello al contrario incanta gli sguardi, con una sorta di omaggio al tasto rewind delle vecchie videocassette. Quello che molti fantasticano di avere a portata di mano, per ricaricare questo carosello di magie e farlo ricominciare.

“Wunderkammer” è un esempio sfavillante di circo contemporaneo, intriso di poesia, completamente estraneo alle tendenze europee e libero di creare coreografie originali, composizioni sceniche e “muscolari” inaspettate, manipolando a piacimento l’arte circense. E facendo leva sulle pulsioni umane più concrete, il pericolo e l’erotismo.

Wunderkammer
creato da Yaron Lischfitz e dalla compagnia Circa

associate director: Ben Knapton
producer: Danielle Kellie
lighting design: Jason Organ
tour manager/director: Diane Stern
costumes: Design Libby McDonnell
international representation: Paul Tanguay (Worldwide) Thomas O. Kriegsmann (USA)
durata: 1h 25′
applausi del pubblico: 4′

Visto a Parigi, Grande Halle de la Villette, il 30 dicembre 2012


 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *