You are here: da stasera il festival organizzato da Anagoor. Quando la memoria non è solo tradizione

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Photo: Paolo Rapalino

Cosa significa ricordare, archiviare, preservare dall’oblio? Cosa conservare alla memoria e cosa lasciare andare? Come si trasforma la memoria? Che mutazioni subisce?
Parte da queste domande il leit motiv di You are here, “teatro contemporaneo in forma di festival” organizzato anche quest’anno da Anagoor tra Castelfranco Veneto e Reseda (Treviso), sede e quartier generale della compagnia che ha scelto come nome la città fittizia del celebre racconto di Dino Buzzati.

“Abbiamo invitato cinque compagnie a presentare altrettanti lavori che affrontino il tema della memoria da punti di vista alternativi – spiega la compagnia – Non solo il metodo di archiviazione totale del presente, come proposto dai Babilonia Teatri che poi rigurgitano un blob indistinto, irriverente, caustico, che è la fotografia pornografica (perché morbosamente interessata ai dettagli sordidi e triviali) di come siamo ora. Ma anche la visione narrativa dei Muta Imago di una vita autentica (quella di Lev Zasetsky, soldato Russo della Seconda Guerra Mondiale), in cui ogni ricordo è ridotto ad un cumulo di macerie e frantumi a causa dei traumi fisici e psicologici. O ancora la memory box dolente, sarcastica e cinica del Teatro Sotterraneo, che racconta di un’imminente fine della specie e del vano e tragico tentativo di fissarne la storia della civiltà, dei costumi, degli evanescenti e commoventi gesti quotidiani. Una ricerca disperata di memoria in lotta contro il tempo”.

L’indagine proseguirà anche con altri lavori, che mettono il corpo al centro della ricerca come antenna ricevente capace di raccogliere le onde mnestiche: i corpi di Andrea Fagarazzi e I-Chen Zuffellato, innanzitutto, che, in “Io lusso”, si fanno simulacri rammemorativi dei nostri corpi presenti e delle nostre identità squassate dai desideri indotti: una fame bulimica, coatta, verso oggetti esterni sempre futuri, irraggiungibili o mai appaganti. E poi i corpi delle performance di Plumes dans la tete: a partire da Lorenzo Senni, percussionista e performer, protagonista de “Ognuno ha il suo fantasma”.
Tutte le sere del festival ad accogliere il pubblico un’installazione audio di Jacopo Lanteri: frammenti audio di memoria collettiva italiana, legati agli ultimi trent’anni di storia, in cui il ricordo viene slegato dall’essere rappresentativo per riappropriarsi di una dimensione originaria della parola.
Si parte stasera, alle 21 alla Conigliera di Castelminio di Resana, con il “Pornobboy” di Babilonia Teatri.


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