Zaide di Graham Vick, tra Mozart e Italo Calvino

Zaide
Zaide

Privilegio raro, di questi tempi, ascoltare dal vivo un’opera lirica. Per fortuna, noi che abitiamo a Como, abbiamo avuto la possibilità di ascoltare al Teatro Sociale la prova generale, prima dell’edizione proposta in streaming, di “Zaide”, il singspiel incompiuto in due atti di Wolfgang Amadeus Mozart.

L’opera, che come vedremo ebbe numerose traversie, nacque su libretto di Johann Andreas Schachtner, compositore della corte di Salisburgo che probabilmente si ispirò alla “Zaira” di Voltaire.
Il compositore si misurò con quest’opera in diversi momenti della sua vita sino al 1783 quando decise di abbandonare il progetto. Solo nel 1799 la moglie Costanze decise di consegnare lo spartito all’editore Johann Anton André, che diede il titolo all’opera, composta da quindici brani musicali, senza ouverture e senza finale.
E’ facile capire dunque perché questo singspiel (opera in tedesco con brani cantati e parti parlate, come dunque il famoso “Flauto Magico”) sia stato così poco proposto e perché si sia sempre cercato di integrare con diversi recitativi le lacune della partitura.
La prima postuma fu data a Francoforte sul Meno il 27 gennaio 1866, in un adattamento assai parziale, comprendente un’ouverture e un finale del compositore ed editore André, che come detto ebbe lo spartito dalla moglie del genio salisburghese.

La storia, come spesso avveniva nelle “turcherie” di moda in quegli anni (anche se in definitiva “Zaide” ci pare lontana dai quei moduli), si concentra sull’amore della protagonista del titolo, rinchiusa nel serraglio del Sultano Soliman, per il giovane Gomatz, di fede cristiana e caduto in mano dei Turchi.
I due, grazie all’aiuto di Allazim, servo del sultano, riescono a fuggire, ma vengono traditi, catturati e portati al cospetto di Soliman, che non intende concedere loro la grazia. E qui la vicenda si interrompe.

Per nostra fortuna “Zaide” suscitò l’interesse del grande Italo Calvino che, utilizzando la sua fervida inventiva, la fece mettere in scena quaranta anni fa al festival di Batignano (Grosseto), suggerendo, attraverso anche un narratore, quattro finali diversi della storia.

L’allestimento visto a Como, realizzato in collaborazione con il Circuito Lirico Lombardo (Teatro Sociale di Como/Aslico, Teatro Ponchielli di Cremona, Teatro Fraschini di Pavia e Teatro Grande di Brescia), vede la regia dell’inventivo maestro inglese Graham Vick, le scene e costumi di Italo Grassi, le luci di Giuseppe di Iorio, i movimenti mimici di Ron Howell e la direzione d’orchestra di Alessandro Palumbo.

Anche questa volta il regista inglese ci ha stupito, assecondando in modo divertito e divertente la curiosa struttura di quello che ci rimane dell’opera, ambientandola in un cantiere, perché anche le parti della messa in scena sono state realizzate pezzo per pezzo attraverso nuove suggestioni e diverse angolazioni architettoniche, come si fa in definitiva per ogni tipo di costruzione.
Ecco così che la regia di “Zaide” diventa una specie di melo-game che suggerisce diverse e possibili direzioni della storia, in cui la bravissima Arianna Scommegna (qui voce narrante) cuce, in un bellissimo gioco d’incastri, i vari momenti originali mozartiani, proponendo antefatti e dialoghi, mimati dai cantanti, e interrompendo gli interpreti per costringerli a ripetere la scena, suggerendo un nuovo possibile filo della storia, mentre l’orchestra ripete il motivo musicale del brano appena cantato.

I personaggi, nei loro originali costumi orientali, si muovono tra ponteggi e impianti edili che vengono rivisitati in modo giocoso, facendosi guidare dalla narratrice verso quattro distinti finali.
Il passato e il contemporaneo si mescolano così in un gioco originale, sempre credibile, che rende godibilissima la visione e l’ascolto di quest’opera di Mozart in cui avvertiamo, in diversi passaggi, la sua inconfondibile impronta, sia nella soave melodia elegiaca delle romanze amorose, sia nella forza emotiva delle arie di furore di Soliman, sia infine nella costruzione del terzetto e del quartetto che chiude la parte musicale rimastaci.

Di tutto ciò dobbiamo ringraziare Alessandro Palumbo e tutta l’orchestra de I Pomeriggi Musicali, che si sono prestati in modo congruo e ammirevole alla realizzazione di un progetto così speciale, proposto non davanti al pubblico, ma attraverso altri e meno inclusivi mezzi di comunicazione, oggi comunque essenziali per farci capire come l’arte sia imprescindibile nella vita di tutti gli esseri umani.

Nel complesso ottimi tutti gli interpreti, a cominciare dal soprano Giuliana Gianfaldoni come Zaide e dal tenore Giovanni Sala come Gomatz, che avevamo già molto apprezzato allo Sferisterio di Macerata come Tamino nel “Flauto Magico”, sempre diretto da Vick.
Ma è doveroso anche ricordare l’Allazim di Vincenzo Nizzardo, il Soliman di Paul Nilon e l’Osmin di Pierpaolo Martella, a cui Mozart concede un’aria ci viene da definire da “baule” nel vero senso del termine.
Ci piace ricordare infine anche i bravi attori: Giulia Amato, Gianluca Bozzale, Simone Cammarata, Alessio Cioni, Giuditta Pascucci e Vittorio Pissacroia, che si muovono senza requie sul palco, impersonando via via odalische, concubine, giannizzeri, inservienti, operai e persino un boia.

ZAIDE
di Wolfgang Amadeus Mozart / Italo Calvino
Singspiel incompiuto di Wolfgang Amadeus Mozart
Testo tedesco di Johann Andreas Schachtner
Nuovo testo di Italo Calvino

Zaide Giuliana Gianfaldoni
Gomatz Giovanni Sala
Allazim Vincenzo Nizzardo
Soliman Paul Nilon
Osmin Pierpaolo Martella
Uno schiavo Davide Capitanio
con la voce narrante di Arianna Scommegna

Direttore Alessandro Palumbo
Regia Graham Vick
Scene e costumi Italo Grassi
Luci Giuseppe Di Iorio
Movimenti mimici Ron Howell
Assistente alla regia Daniele Menghini
Orchestra I Pomeriggi Musicali
Coproduzione Teatri di OperaLombardia, Teatro dell’Opera di Roma

Durata: 2h 20′

Visto a Como, Teatro Sociale, il 18 novembre 2020
Prova generale

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