Zone of silence, il grido di libertà di Belarus Free Theatre

Zone of Silence
Zone of Silence

Zone of Silence (photo: viefestivalmodena.it)

In cinque anni hanno girato i festival di tutto il mondo. E dalla Bielorussia arriva finalmente anche a Roma il Belarus Free Theatre, grazie alla sensibilità e allo sguardo curioso de Le vie dei festival, quest’anno ospitato anche nei prestigiosi spazi dell’Auditorium di Renzo Piano.

“Zone of Silence” è diviso in tre capitoli, ognuno dei quali tocca altrettanti argomenti: “Leggende dell’infanzia”, basato sulle storie vere degli attori, narra di infanzie difficili che condizionano il futuro dei bambini; “Diversi”, ossia la difficoltà di esserlo, e “Numeri”, che riporta un elenco di statistiche. Una terza parte, questa, del tutto didascalica, per far capire che il silenzio sulle cifre del paese impedisce al popolo di conoscere la reale situazione della società bielorussa.
Teatro politico, insomma, perché la situazione politica del Paese è tutt’altro che semplice: “L’ultima dittatura d’Europa”, com’è stata definita di recente.

L’intero spettacolo ha un imprinting didattico, quasi brechtiano, e conta su una scenografia semplice composta da un pannello con una grande lavagna che gli artisti useranno nel primo capitolo, simbolo di una necessità di comunicare educando alle miserie e alle ingiustizie della propria nazione. Nel secondo, invece, ci saranno anche alcuni video-reality ad aiutare nella spiegazione.

I membri del Belarus ci sbattono in faccia non uno spettacolo ma la rappresentazione dell’artista vero, dell’artista scomodo che non si limita alla celebrazione di un testo o di una coreografia come nel teatro classico o in quello di regime che potremmo trovare in questa repubblica dell’ex Unione Sovietica. Semmai mette sul palcoscenico la sua voglia di ribellione e di verità. Un teatro politico e di parola ma anche fisico, un teatro moderno fatto da artisti coraggiosi che in patria sono schedati e hanno problemi di censura sia per le prove che per le rappresentazioni, svolte in totale clandestinità,a  testimonianza della loro condizione in patria.
Al resto del mondo, invece, la compagnia mostra i propri corpi bielorussi con fierezza. Descrivendo i danni del regime comunista e del governo di Lukashenko, la difficile condizione della donna, l’impostazione e il rigore scolastico, le disastrose conseguenze di Chernobyl, il fenomeno dei bambini adottati dall’Europa grassa e ricca.

Storie vere, molte volte vissute in prima persona, messe in scena a ritmo di un rock quasi balcanico (con sessioni dal vivo suonate e ballate dai cinque versatili protagonisti), che gioca con la musica tradizionale come simbolo di arretratezza e disciplina. Ma senza disdegnare un certo tocco contemporaneo, soprattutto nei movimenti.
Lo spettacolo colpisce tuttavia più per il messaggio che per il gesto mostrato. E forse non può essere altrimenti per un teatro in situazioni estreme, come avviene in Iran o nella Birmania dei MoustacheBrothers (anche loro teatranti della verità del loro paese, costretti alla clandestinità e addirittura imprigionati).

Un lavoro forse non esaltante dal punto di vista della messinscena, anche se non bisogna correre il rischio di paragonarlo al teatro d’innovazione occidentale, che gode da decenni di (presunta?) libertà d’espressione, elemento che in uno Stato come la Bielorussia – dove un nudo può far scattare le manette – è assente. Una testimonianza di alto valore politico e sociale. Un grido di libertà espresso col mezzo più forte, più potente che esista: il teatro. Le zone del silenzio e quelle dell’omertà avvolgono gli artisti liberi della Bielorussia, che cercano così all’estero un po’ di attenzione.
Dispiace solo notare come il Teatro Studio dell’Auditorium non sia stracolmo.

ZONE OF SILENCEmoderna epopea bielorussa in tre capitoli
produzione: Belarus Free Theatre
regia Vladimir Shcherban
ideazione capitolo I: Natalia Koliada, Nikolai Khalezin e Vladimir Shcherban, Capitoli II e III: Vladimir Shcherban
drammaturgia: Konstantin Steshik
autori/attori: Pavel Gorodnitski, Yana Rusakevich, Oleg Sidorchik, Anna Solomianskaya, Denis Tarasenko, Marina Yurevich
durata: 1h 41’
applausi del pubblico: 2’ 58’’

Visto a Roma, Auditorium Parco della Musica, il 29 novembre 2010

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