Site icon Krapp’s Last Post

30^ rassegna di teatro classico scolastico: ad Altamura un crocevia di giovani sguardi

Il Macbeth del Liceo Cagnazzi (ph: Pierfrancesco Lorusso)

Il Macbeth del Liceo Cagnazzi (ph: Pierfrancesco Lorusso)

“In una società in cui conta solo ciò che produce ricchezza, il teatro genera confronto”

Dal 22 al 25 maggio nel Teatro Mercadante di Altamura si è svolta la XXX Rassegna internazionale di teatro classico scolastico organizzata dal Liceo Cagnazzi, alla quale prendono parte ogni anno gruppi di giovani attrici e attori provenienti dai laboratori teatrali delle scuole superiori di numerose regioni italiane e da Paesi europei ed extraeuropei.

Trent’anni sono un traguardo importante e, per celebrarlo, la rassegna è stata preceduta da incontri con studiosi di teatro, fra cui il professor Ferdinando Pappalardo dell’Università di Bari, che ha tenuto una lezione magistrale sulla rivoluzione della scena teatrale dalle origini fino all’età contemporanea, e quello con il professor Paolo Desogus, Maître de conférences dell’Università Sorbonne di Parigi, incentrato sulla figura di Pasolini, tra poetica, arte, teatro e cinema.
La rassegna ha ospitato quest’anno undici spettacoli, compreso quello del laboratorio teatrale del Liceo Cagnazzi (fuori concorso).

Abbiamo intervistato le professoresse Maria Tucci e Angela Scalera, che si occupano da alcuni anni dell’organizzazione della rassegna insieme ad Ezio Berloco, professore e operatore teatrale di AGITA (ente di formazione e promozione della cultura teatrale nella scuola e nel sociale), e alla professoressa Annamaria Loiudice.

Com’è nata la rassegna?
E.B: E’ nata nel 1994 per iniziativa di alcuni docenti del Liceo Cagnazzi e ai tempi si svolgeva nell’atrio della scuola. Destinata prevalentemente alla rappresentazione di testi del teatro classico antico, fin dall’inizio si è caratterizzata come concorso, prevedendo l’assegnazione di un premio in denaro da adoperare per il laboratorio teatrale, e come luogo di confronto e accoglienza, ospitando gruppi provenienti anche dall’estero. Il contatto con la scuola di Mosca, per esempio, si è creato quasi subito, e i russi sono stati quasi sempre presenti in rassegna. Come puoi immaginare, ora non è stato per loro possibile raggiungerci.

Dall’atrio della scuola al teatro Mercadante. Cos’è cambiato?
A.S.: Nell’atrio l’atmosfera era certamente più intima. Gli spettacoli si svolgevano all’aperto, sotto il cielo stellato. I ragazzi si sedevano anche per terra, una volta esauriti i posti. I bidelli riprendevano gli spettacoli dalle finestre.
Con il passaggio al teatro Mercadante, che è un gioiello, la rassegna si è aperta anche alla cittadinanza e beneficiamo di strumenti e tecnici professionisti.
E.B.: Nei primi anni gli spettacoli proposti erano molto tradizionali, sostanzialmente fedeli ai testi antichi, frutto di un lavoro di analisi e studio curato in classe dagli insegnanti e poco aperto a contaminazioni moderne. In questo senso, c’è stata un’evoluzione, grazie anche al contributo di registi professionisti e operatori di teatro educazione, con cui si è cominciato a collaborare.

L’apertura verso l’altro è una delle caratteristiche fondanti della rassegna. Quali altri Paesi, oltre alla Russia, vi hanno preso parte?
E.B: Oltre alla Russia, che è stato il nostro primo partner, hanno partecipato la Serbia, la Polonia, la Grecia, la Repubblica Ceca, la Spagna e la Francia. Delle delegazioni straniere si è occupata in particolar modo la professoressa Angela Scalera e, per quanto riguarda Erasmus, la professoressa Annalisa Divincenzo.

In effetti, durante i giorni della rassegna, Altamura si popola di frotte di giovani italiani e stranieri che si incontrano, popolano le strade e, in vario modo, coinvolgono l’intera comunità. Un esempio palpabile di come il teatro possa unire. E i giovani coinvolti non sono solo quelli che si esibiscono sul palco.
E.B.: Tutto è cominciato nel 2013 grazie a un PON, finanziato dalla Comunità Europea. Realizzammo un progetto, “Ad theatrum”, dedicato a ciò che ruota attorno al teatro classico. Poi si passò a parlare di Alternanza Scuola e Lavoro e, da quattro anni, la professoressa Tucci propone a una sua classe un progetto di PCTO (Percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento) destinato alla preparazione e all’accompagnamento della rassegna.
M.T.: Ogni anno, con una classe diversa, ci dedichiamo all’organizzazione della rassegna, distribuendoci i compiti. C’è chi si occupa della promozione, attraversa la realizzazione di locandine e brochure, chi della logistica, dell’accoglienza dei gruppi teatrali e poi del pubblico in sala, delle prenotazioni, delle presentazioni degli spettacoli, della comunicazione e documentazione, della realizzazione di interviste e podcast, anche interscambiandosi. Inoltre quest’anno, grazie alla collaborazione e alla guida di un giornalista, gli studenti si cimentano nella scrittura di recensioni degli spettacoli.

“Escatia: la terra di nessuno” Liceo Pepe-Calamo di Ostuni (ph: (ph: Pierfrancesco Lorusso)

Oltre all’impegno nell’organizzazione e promozione, in quali altri modi i giovani e le giovani non impegnati sul palco vengono coinvolti?
A.S.: Proprio per volontà dei ragazzi è stato istituito un premio social, parallelo a quello della giuria di esperti. Un premio che sono essi stessi ad assegnare, una volta visionati gli spettacoli, che vengono ripresi e trasmessi in diretta su vari canali e possono così essere anche visti da chi non riesce ad assistervi di persona.

A essere coinvolti non sono solo le giovani generazioni ma, in modi diversi, l’intera comunità di Altamura…
M.T.: Gli Altamurani sono coinvolti nell’ospitalità dei gruppi che provengono da fuori. Le famiglie, in questo senso, sono di grande supporto alla Rassegna. Inoltre, da alcuni anni, abbiamo l’appoggio costante di diversi sponsor locali.
A.L.: C’è poi anche una partecipazione economica da parte del Comune di Altamura.

Il fatto che la rassegna sia organizzata come una gara vi ha mai fatto sorgere dei dubbi sul piano educativo?
M.T.: Sì, tante volte.
A.L: Inizialmente avevamo istituito il premio per la tragedia e il premio per la commedia. C’era anche un premio per il secondo e il terzo posto e varie menzioni…
A.S.: Migliore attore, migliori costumi, troppo…
E.B.: Cominciava a diventare farraginoso il lavoro della giuria. Alla fine, dare un premio a tutti è come non darlo.
M.T.: La svolta c’è stata con l’ingresso di AGITA. Decidemmo per un anno di non assegnarlo più. Poi ci siamo tornati, ma il premio è unico. Uno vince, ma nessuno perde, perché tendiamo a valorizzare i punti di forza, che sempre si possono trovare, in ciascun gruppo.
Alla fine di ogni spettacolo, il gruppo incontra un esperto o esperta Agita con cui condivide alcune riflessioni e domande sull’esperienza vissuta, con l’obiettivo di favorire la crescita e e il proseguimento del percorso.

Il focus della rassegna è e resterà sempre solo sul teatro classico?
A.L.: Sì, anche se oggi tendiamo – almeno ci proviamo – a premiare non tanto lo spettacolo, ma il progetto, il processo educativo che lo ha preceduto e l’idea teatrale che c’è dietro.

Il Macbeth del Liceo Salvemini di Bari (ph: Pierfrancesco Lorusso)

In questi anni è stato possibile sperimentare il potere trasformativo del teatro?
M.T.: Abbiamo uno stuolo di ragazze e ragazzi che hanno concluso il percorso liceale da anni e che continuano ogni anno a tornare, come spettatori o come collaboratori. Certamente siamo riusciti a trasmettere l’amore e la passione o almeno la curiosità per il teatro e per l’arte in generale.
La scelta del PCTO in teatro è stata poi vincente. I ragazzi sentono di fare qualcosa di utile, che la riuscita della rassegna dipende in qualche modo da loro e ne vanno fieri. Le loro competenze e i loro talenti vengono messi in atto in vari campi, dalla grafica all’abilità nel parlare in pubblico. Partecipano anche alla scelta degli spettacoli da ospitare, perché purtroppo dobbiamo fare una selezione, avendo il teatro a disposizione comprensibilmente solo per quattro o cinque giorni.

L’esperienza della rassegna può agire anche come contrasto alla dispersione scolastica?
M.T.: Certamente agisce come supporto alle fragilità emotive che, negli ultimi anni, abbiamo l’impressione che siano aumentate. Il teatro è trasversale, dà modo a tutti di esprimersi ed è per natura inclusivo, rappresenta un’occasione per esprimersi e incontrarsi.
A.L.: Il teatro genera confronto. In una società in cui oggi conta solo ciò che produce ricchezza, io continuo a essere innamorata della cultura e della trasformazione che induce nei giovani.
A.S.: Educare i ragazzi al teatro è educarli alla condivisione di idee.

Exit mobile version