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Basta favole! Alessandro Scillitani racconta il teatro ragazzi

Un'immagine di Teatro dell'Angolo nel 1976

Un'immagine di Teatro dell'Angolo nel 1976

In anteprima la prossima settimana a Torino, Bologna e Milano il docufilm che riporta al centro l’infanzia e chi l’ha messa in scena per cinquant’anni

Guardare in faccia il teatro ragazzi e raccontarlo con la dignità che merita. “Basta favole!” – il nuovo docufilm di Alessandro Scillitani, promosso da Assitej Italia – è un’opera collettiva e necessaria, che intreccia memoria, futuro e militanza. Un debutto atteso, che prenderà il via con tre anteprime nazionali il 20, 21 e 22 ottobre, rispettivamente a Torino (con Gabriele Vacis), Bologna (con Federico Taddia) e Milano (Oliviero Ponte di Pino dialogherà con Benedetta Tobagi).

“Basta favole!” non è un semplice documentario. È una dichiarazione d’intenti. Un affresco corale. Un atto d’amore verso il teatro ragazzi, raccontato con passione, rigore e – soprattutto – verità. Diretto da Scillitani, il docufilm (durata 1h e 13’) si addentra in una delle rivoluzioni culturali meno raccontate del Novecento: quella del teatro per l’infanzia e la gioventù.
Un movimento, prima ancora che un genere. Un laboratorio collettivo dove arte, pedagogia e società si incontrano, si scontrano, si contaminano. Dove l’infanzia non è considerata pubblico “di domani”, ma interlocutore pieno, vivo, centrale. Dove il teatro scende dal palco per camminare accanto ai bambini.

Il racconto è fluido, arricchito da materiali d’archivio, animazioni, testimonianze e brani teatrali. Scillitani costruisce una narrazione polifonica che restituisce il fermento, la fatica e la bellezza di una stagione rivoluzionaria, iniziata negli anni ’60 e ’70 e mai davvero conclusa.
Il film si apre con le immagini delle prime esperienze teatrali nei cortili, nelle scuole, nei centri sociali. Era il tempo della pedagogia di Mario Lodi, delle sperimentazioni di frontiera, dei gruppi teatrali che dormivano nelle case degli insegnanti. Il tempo in cui “si era parte non di una compagnia, ma di un mondo”.

Tra le voci che si alternano: Marco Baliani, Bruno Stori, Antonio Attisani, Renata Coluccini, Giovanni Moretti, Linda Eroli, Franco Passatore, Claudio Milani, Michele Campanale – solo per citarne alcuni. Ognuno porta uno sguardo, una memoria, una sfida. Le parole si intrecciano come in un puzzle: mille pezzi, mille storie, un’unica visione. Il teatro ragazzi come forma d’arte totale, popolare, necessaria.

Il messaggio è chiaro fin dal titolo: “Basta favole!” non significa smettere di raccontare storie. Significa superare le narrazioni rassicuranti e vuote. Scegliere di raccontare la realtà, anche quando è scomoda e fa paura. Come dice Mario Bianchi, “il teatro ragazzi non deve spiegare, ma reinventare la realtà”.
Nel film si respira la tensione continua tra poetica e politica, tra arte ed educazione. Il teatro per bambini, ricordano i protagonisti, non è pedagogia travestita da spettacolo. È esperienza sensibile, incontro reale, corpo a corpo emotivo con chi guarda. “I bambini sono spettatori perfetti – spiega Claudio Milani – ti cercano dopo lo spettacolo. Ti riconoscono. Ma solo se sei vero”.

La forza di “Basta favole!” sta anche qui: non si rivolge solo agli addetti ai lavori. Parla a genitori, insegnanti, amministratori, cittadini. A chi crede che la cultura non sia un lusso, ma un diritto. A chi vede nell’infanzia un terreno fertile per seminare il cambiamento. A chi non ha paura di mescolare gioco e impegno, leggerezza e profondità.

Spettacolo di burattini alla Reggia di Rivalta (RE) nell’ambito della rassegna di Ass. 5T

Il docufilm ci accompagna nelle scuole in rivolta degli anni ’70. Dentro le “botteghe teatrali” nate con spirito artigianale e sovversivo. Dentro la passione di attori che hanno scelto di raccontare storie ai bambini non perché è più facile, ma perché è più vero.
E mostra anche l’evoluzione degli spazi e dei linguaggi. Il teatro ragazzi non nasce nei teatri istituzionali, ma nei cortili, nelle palestre, nei refettori. Spesso in clandestinità. Sempre in ascolto.
È un teatro che rifiuta la centralità del palcoscenico. Che rompe le barriere tra scena e platea, che cerca il contatto. Che si fa strada, gioco, animazione. Che si sporca le mani. Che include il pubblico nel processo creativo.

La regia di Scillitani accompagna lo spettatore con delicatezza e ritmo. Le immagini si alternano con cura: primi piani intensi, scorci d’archivio in bianco e nero. La musica è discreta ma evocativa. La fotografia oscilla tra realtà e immaginazione.
“Basta favole!” è anche un omaggio al lavoro collettivo. Una produzione voluta da Assitej Italia e sostenuta da oltre 130 soci – compagnie, artisti, operatori culturali. Un’opera costruita insieme, così come insieme si è costruito il teatro ragazzi in Italia.
Nel film si ricordano esperienze fondanti come “La città degli animali”, la nascita del Premio Scenario, le prime collaborazioni con i Comuni. Si parla di autofinanziamento, di formazione dal basso, di condivisione.
E soprattutto, si racconta una generazione che ha creduto nell’arte come strumento di trasformazione sociale. Che ha saputo unire arte e politica, emozione e pedagogia, forma e sostanza.

Non c’è nostalgia, in questo film. Solo memoria viva. Il presente è lì, raccontato con lucidità e passione, con i suoi slanci e le sue sfide. Il futuro? È ancora tutto da scrivere. Ma il messaggio è chiaro: il teatro ragazzi è più necessario che mai.
Perché – come afferma uno degli intervistati – “se uno spettacolo funziona con i bambini, allora funziona anche con gli adulti”. E solo un pubblico che ha imparato a guardare con attenzione fin da piccolo potrà, un giorno, guardare il mondo con occhi nuovi.

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