Chama. La festa di comunità di Roberto Castello

Ph: Leonardo Petrucci
Ph: Leonardo Petrucci

Aldes propone danza e musica dal vivo in spazi pubblici per ribadire il nostro essere animali sociali prima che consumatori

Arese non ha un centro storico come uno se lo immagina in cartolina. Ha via Caduti, una piazza intitolata a un generale ammazzato dalla mafia, e tutto è rifatto da poco con piante molto giovani, con quell’odore di nuovo che sa di inaugurazione.
Tempo fa quello spazio ospitava le giostre e poi lentamente il luna park è stato allontanato, fino a non trovare più spazio in città. L’11 luglio il Comune ha deciso che quello spazio dovesse tornare a essere animato, vissuto in festa e quindi abitato, non solo guardato.

E’ una banda di ottoni ad aprire letteralmente le danze: performance itineranti, installazioni, e poi, al centro della serata, una sorta di coreografia-concerto intitolata “Chama”, nuovo progetto di Aldes. Che in swahili vuol dire comunità, festa, associazione.
Roberto Castello firma idea, regia e coreografia dello spettacolo. E di nuovo ci sorprende. Perché se lo conosciamo per essere uno dei maestri della danza contemporanea in Italia, già in passato ci aveva stupito per i format inconsueti che ha sperimentato. Un esempio? Il “Trattato di economia” realizzato con Andrea Cosentino.

Ora ci spiazza di nuovo, e si presenta lui stesso nella piazza di Arese insieme alle danzatrici Martina Auddino e Giselda Ranieri, accompagnate dalla musica dal vivo di Marco Martinelli (batteria), Lorenzo Gagna (basso), Paolo Sodini (chitarra), Renzo Telloni (sax) e Zam Moustapha Dembelé (balafon, kora, tamani, djembe, voce).

Il dispositivo si rivela fin da subito nelle parole di Castello, che presenta “Chama” come l’intento di coinvolgere i presenti. Le danzatrici scendono dal palco, si avvicinano e non trascinano nessuno, invitano. Giselda Ranieri e Martina Auddino sono performer che non fanno le frontwoman. Non cercano il centro della scena. Cercano noi.
La differenza è enorme.

La regia sembra ben sapere che la partecipazione potrà crescere solo a piccoli passi. In questo caso letteralmente. Del resto siamo in una piazza di provincia, con le panchine piene di anziani e i bambini che corrono. Ma poi qualcuno si muove. E dopo qualcun altro, perché il primo ha reso il gesto socialmente possibile. È una soglia, e le soglie in un rituale collettivo sono cose che si passano insieme o non si passano.

Il concerto presenta musica di alto livello, sonorità che mescolano tradizioni diverse, un’improvvisazione che non accompagna lo spettacolo ma lo insegue, lo asseconda, cambia respiro quando cambia il respiro della piazza.
Quello che quest’evento s’è prefissato di fare, fin dai dichiarati intenti al microfono, è abbassare la soglia di partecipazione allo spazio comune. Creare una condizione di incontro che prima non c’era. Rendere possibile, nello stesso metro quadro, l’adesione di chi balla, la curiosità di chi guarda incuriosito, e il dissenso di chi mormora dalla panchina. Tre pubblici diversi, un’unica piazza.

Per Castello un momento di celebrazione dal vivo, in presenza, aperto a tutti e gratuito, in cui un gruppo di artisti eccellenti suonano, cantano e danzano insieme, dovrebbe ricordarci quanto la natura degli esseri umani sia quella di animali sociali e non di attori economici e consumatori.

Ph: Leonardo Petrucci
Ph: Leonardo Petrucci

La tentazione di gonfiare un concerto in un trattato di rigenerazione urbana è forte. Del resto “Risvegli Urbani” è il battesimo di #CentroCentro, progetto di riqualificazione che ha rifatto questa parte di Arese, con un bando di incentivi alle attività che su quelle strade si affacciano, e una serie di iniziative a cura del Comune e del sistema bibliotecario della zona. Interessante è il modo che si sceglie per inaugurarlo: con un concerto che chiede alla gente di ballare, invece che il solito nastro tagliato con tanto di discorso. Forse si sta facendo una scommessa precisa su che tipo di cittadinanza si vuole costruire.

A un certo punto si crea un cerchio enorme, in mezzo alla piazza, con la gente che si prende per mano mentre la musica continua coinvolgente, piena di ritmi e sonorità che scuotono, picchiettano i muscoli e smuovono le articolazioni. Pochi passi, semplicissimi, subito replicabili. Per qualche minuto il centro di Arese danza all’unisono. La sincronizzazione spontanea di un gruppo di sconosciuti è merce rara, di questi tempi.

Lasciato il cerchio che danzava e avvicinandosi al bordo, tra le panchine, la festa suona diversa. Gli anziani seduti commentano l’evento come “una festa di comunisti”, e via di osservazioni poco benevole sulla presenza di musicisti di provenienze diverse, e la solita equazione, sempre pronta all’uso, tra soldi pubblici spesi in cultura e soldi pubblici che mancano alla sanità.

Ph: Anacleto Nicoletti
Ph: Anacleto Nicoletti

La piazza è luogo dove immaginari diversi si trovano fianco a fianco, alcuni a ballare al centro, altri a giudicare dal bordo. Una forma di forzata convivenza. Che stride con l’intento dello spettacolo di Castello: “Riportare il teatro alla sua dimensione primigenia di evento pubblico comunitario, liberandolo, almeno per un attimo, dalla sua pensosa dimensione di prodotto esclusivo per la borghesia colta. […] Qualcuno su un palco fa qualcosa per qualcuno che guarda, cercando di dirgli qualcosa che ritiene meriti di essere detta. E la cosa da dire, in questo caso, è che oggi forse la cosa più importante è dileggiare la brutalità mettendo in gioco tutte le proprie abilità per far stare bene e per fare sorridere il più possibile, gratis, chiunque per caso o per scelta si trovi in quel momento a passare di lì”.

Del resto le comunità temporanee funzionano così. Durano una sera. Poi si spengono le luci e le panchine restano dove erano, con la stessa gente sopra, a dire spesso le stesse cose di prima. L’unica differenza è che qualcosa è successa: per più di un’ora abbiamo ballato in una piazza diventata un girotondo di sconosciuti. E magari il punto di vista di qualcuno ne è uscito perfino un po’ modificato.

Il 27 agosto a Barga (LU).

CHAMA
Uno spettacolo di ALDES
con la Enganzibao Dance Orchestra
Progetto e regia di Roberto Castello
Danza: Martina Auddino, Giselda Ranieri
Musica: Marco Martinelli (batteria), Lorenzo Gagna (basso), Paolo Sodini (chitarra), Renzo Cristiano Telloli (sax) e Roberto Castello, ospite speciale Zam Moustapha Dembélé (balafon, kora, tamani, djembe, voce)

Visto ad Arese l’11 luglio 2026

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