Il Network Anticorpi XL anche quest’anno ha presentato, all’interno del festival Ammutinamenti, gli artisti emergenti della danza
Se il Premio Scenario, Direction Under 30 e Forever Young sono occasioni stimolanti per tenere il passo con i giovani artisti emergenti nel campo del teatro, per quanto riguarda i talenti in divenire nel settore della danza contemporanea è altrettanto interessante andare ogni anno a Ravenna in occasione della Vetrina della Giovane Danza d’Autore del Network Anticorpi XL, che si svolge a settembre all’interno del Festival Ammutinamenti.
La vetrina si basa su un attento scouting, in atto da più di vent’anni, da parte di tutti i numerosi partner della rete che, nei rispettivi territori, vanno alla ricerca delle più promettenti nuove generazioni di questo particolare settore della scena.
Ecco così che anche quest’anno, dall’11 al 13 settembre per i tre giorni della Vetrina, abbiamo colto l’occasione di assistere, insieme al pubblico ma anche con un folto numero di operatori, a performance di un cospicuo numero di artisti ed artiste emergenti.
Diversamente dal solito, proveremo stavolta ad osservare alcuni degli spettacoli proposti dal punto di vista dell’utilizzo del corpo in scena, che ben ci guida nel comprendere le dinamiche e le diverse direzioni che muovono l’immaginario di queste nuove generazioni.
Il corpo di Davide Tagliavini in “That’s all”, per esempio, lotta strenuamente contro l’equilibrio che intende ingabbiarlo, per cercare di lasciarsi andare coscientemente ai movimenti che le sue braccia sembrano fortemente desiderare, e che si misurano con perizia sulla musica di Rossini e Morricone.
Nel medesimo modo il corpo dell’efficacissima Nunzia Picciallo, in “Lemmy B.”, tenta, riuscendoci, di svincolarsi dall’automatismo che lo blocca. Nuda in scena come un robot, che ci ricorda la Maria di “Metropolis”, il celebre film di Fritz Lang, risponde solo agli stimoli inespressivi che le casse acustiche le propongono, per poi piano piano cambiare registro e abbandonarsi ai suoi sentimenti, umanizzandosi.
Nell’inusuale e stimolante “The garden” di Gaetano Palermo, coreografo catanese che sempre è capace di trasfigurare la danza sui terreni della performance, il corpo di Eugenia Delbue è immoto in scena per tutto il tempo: è l’immaginazione di ognuno di noi che danza, a seconda dei riverberi del ricco e variegato tappeto sonoro proposto, capace di stimolare suggestioni diverse e imprevedibili.
Il digitale è presente a stimolare e a muovere il corpo di nuove suggestioni in due significative creazioni: “RMX” e “Good Vibes Only”.
Pietro Angelini lo annienta in “RMX”, in cui due danzatori, in un continuo turbinio di visioni autocelebrative, piano piano vengono assorbiti dal web, diventando pura immagine.
In “Good Vibes Only”, invece, progetto che indaga sul rapporto esistente tra perfomatività e consumo, il corpo della bravissima Francesca Santamaria ci dona tutte le variegate ossessioni danzate richieste dai follower che decretano il successo, spesso momentaneo, sul web.
Con Violetta Cottini (in “Do faires have a tail”) e Miranda Secondari (in “Gherminella_studio di voci inarticolate”) la presenza del corpo viene volutamente quasi nascosta da ombre, fumi e suoni misteriosi, per suggerirci mondi che si inerpicano nei sentieri inesprimibili del sogno.
La luce, tormentata da un continuo spezzettarsi di ombre, con la sua capacità di modificare gli elementi in scena irrora invece di sé i corpi di Alessandra Cozzi, Elena Della Manna ed Eleonora Gambini nel primo studio di Pablo Ezequiel Rizzo “SEX.EXE”, donandogli sia immaginari contemporanei sia altri perduti nel tempo. Mentre in “Coragggio. La sfortuna non esiste” di Vidavè Company, diventa protagonista, facendosi addirittura personaggio, e dando sentimenti a Noemi Dalla Vecchia e Matteo Vignali, in un alternarsi di amplessi e abbandoni.
E saranno proprio Dalla Vecchia e Vignali, selezionati insieme a Michael Incarbone, a partecipare alla nuova edizione di Prove d’Autore, l’azione del Network Anticorpi XL che permette a giovani artisti di misurare le proprie capacità autoriali confrontandosi con la scrittura coreografica per ensemble di giovani danzatori e danzatrici di matrice accademica, sperimentandosi in processi creativi più complessi. Ai coreografi, selezionati tra chi ha attraversato la Vetrina della Giovane Danza d’Autore, sarà offerto un periodo di residenza di dieci giorni presso una prestigiosa compagnia italiana, partner del progetto, per poter sperimentare la trasmissione del proprio linguaggio autoriale e la composizione coreografica, stimolato dall’incontro con importanti compagnie.
Vittorio Pagani, che ci aveva coinvolto, due anni fa, in modo davvero travolgente utilizzando tutti i linguaggi della scena in “A Solo in the spotlight”, nel nuovo lavoro (“Superstella”), entrando anche stavolta a suo piacimento in un coacervo di linguaggi espressivi, utilizza il corpo per smontare e rimontare l’atto teatrale, fra realtà e idealizzazione, evocando l’“8½” di Fellini.
Sono, questi, solo alcuni brevi esempi di come le coreografie di questi giovanissime generazioni di artisti, osservate quest’anno alla Vetrina, trovino nel corpo matrici assolutamente diverse e stimolanti.
A Ravenna, infine, siamo stati anche testimoni di una prova aperta del progetto “CollaborAction Kids” che accompagna, da parte dei centri di danza partecipanti, la creazione di uno spettacolo per le nuove generazioni. Per questa occasione abbiamo visto, insieme ad un pubblico di bambini stimolante e partecipe, “Walt e l’arte di volare”, ispirato al romanzo “Vertigo” di Paul Auster, un progetto ancora in divenire ma già espresso in modi promettenti.
Creato da Gruppo Ibrido e realizzato in collaborazione con Teatro del Drago, Davide Tagliavini con la regista e artista digitale Cinzia Pietribiasi, sostenuto da Artemis Danza, realtà che già conoscevamo muoversi a suo agio con un Pinocchio creato digitalmente, immette i bambini e le bambine nella possibilità, che l’immaginazione regala, di poter volare.
