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Chiara Muti e Ottavio Dantone firmano il “nuovo” Giulio Cesare di Händel

Giulio Cesare (ph: Zani-Casadio)

Giulio Cesare (ph: Zani-Casadio)

Convincono Raffaele Pe nel ruolo di Giulio Cesare e Marie Lys come Cleopatra. In scena il 14 e 15 febbraio a Reggio Emilia

Riascoltando al Teatro Municipale di Piacenza “Son nata a lagrìmar”, il duetto tra Cornelia, vedova di Pompeo, e il figlio Sesto, tratto dal “Giulio Cesare” di Georgh Friedrich Händel, ci siamo chiesti come sia stato possibile per un essere umano scrivere una musica così meravigliosa e lancinante. Ebbene è stato possibile!
E’ per questo che, dato il nostro incondizionato amore per quest’opera, dopo averne massimamente goduto per la versione scaligera di Carlsen & Antonini, siamo andati a Piacenza per ascoltare nuovamente il capolavoro del compositore tedesco.

L’opera venne rappresentata per la prima volta il 20 febbraio del 1724 al King’s Theatre di Londra sul libretto di Nicola Francesco Haym tratto da “Giulio Cesare in Egitto” di Giacomo Francesco Bussani. Handel scrisse più di 40 opere, alcune di grande risalto come “Rinaldo”, “Tamerlano” e “Serse”, ma è con il “Giulio Cesare” che siamo davanti a uno dei capolavori più splendenti dell’opera barocca, capace di intrecciare tra loro, in modo sublime e continuo, arie, ariosi e duetti, alternati a recitativi di forte emozione.
Come è accaduto per molto tempo per il repertorio barocco, anche quest’opera è stata, soprattutto in Italia, di rara esecuzione, data l’estrema difficoltà di proporre interpreti adeguati ai naturali castrati di quel tempo. Oggi per fortuna abbiamo anche nel nostro Paese ottimi controtenori, come abbiamo potuto ascoltare a Piacenza.

La vicenda narrata nell’opera racconta il rapporto, non solo amoroso, tra il comandante romano Giulio Cesare e la regina Cleopatra, tra il 48 e 47 a.C, culminata nella battaglia di Farsalo, e la morte di Pompeo, avversario di Cesare, la cui testa viene data in dono al comandante romano dal perfido faraone Tolomeo, fratello di Cleopatra.
Altri personaggi sono Cornelia e Sesto, rispettivamente moglie e figlio dello sconfitto, che per vendicare la morte di Pompeo riusciranno ad uccidere Tolomeo con il favore di Cesare che, dopo essere stato creduto morto, governerà anche sull’Egitto conquistando il cuore di Cleopatra.

Amore, dolore, guerra, gelosia e vendetta si alternano incessantemente in questo meraviglioso prodigio musicale: dalle arie di Cornelia (“Priva son d’ogni conforto”) e di Sesto (“Cara speme, questo core”) a Cleopatra (“Tu la mia stella sei… Se pietà di me non senti… Piangerò la sorte mia”) e Cesare (“Va tacito e nascosto… Aure, deh, per pietà spirate”), momenti che indicano come l’opera barocca abbia già la capacità di infondere nello spettatore in modo profondo ogni tipo di sentimento.

Lo spettacolo è presentato in una vasta coproduzione che vede coinvolti i teatri di Ravenna, Modena, Piacenza, Reggio Emilia, Lucca e Bolzano/Trento.
La direzione musicale è stata affidata a Ottavio Dantone, che avevamo già avuto l’occasione di apprezzare nel condurre con appropriata maestria la sua Accademia Bizantina.
Si parlava di controtenori: in questa edizione abbiamo avuto l’opportunità di ascoltare due fuoriclasse, Raffaele Pe nella parte eponima e Filippo Mineccia, che avevamo già apprezzato nel “Tamerlano”, che dà smalto al suo Tolomeo, assecondando con autoironia anche i capricci registici di Chiara Muti. Raffaele Pè, da parte sua, ci ha incantato nel divertito e divertente duetto del suo Cesare innamorato che gorgheggia con il flauto a becco (originariamente un violino) “Se in fiorito ameno prato”.
Federico Fiorio, nella parte del giovane Sesto, regge ammirevolmente una tessitura sopranile, infondendogli tutto il pathos dell’amore di figlio, ferito nel profondo. Ottimo anche il baritono Davide Giangregorio, nella parte di Achille.
Anche per le parti femminili il cast proposto ci ha particolarmente soddisfatto: da Delphine Galau, Cornelia, capace di donarci tutta la malinconia della vedova di Pompeo in “Priva son d’ogni conforto”, e Marie Lys, spiritosa e fiammeggiante di vittoria, ma anche molto efficace nel dimostrare tutta la sua dolente amarezza nell’aria forse più celebre dell’opera “Piangerò la sorte mia”.

Nel nostro racconto abbiamo volutamente lasciato per ultimo l’allestimento, curato appunto da Chiara Muti, di cui ricordiamo ancora con raccapriccio la regia del “Guglielmo Tell” rossiniano alla Scala. Dobbiamo dire che questa volta, invece, siamo rimasti in generale soddisfatti, se si eccettua la caratterizzazione di Tolomeo, spesso sguaiatamente sopra le righe, seppur con qualche sottolineatura di divertente riuscita.
Molti i momenti belli da lei inventati, come le morti riverberate di Cesare e Cleopatra, che ne fanno comprendere con profonda immediatezza la caducità della loro momentanea vittoria, o l’innamoramento tra Cesare e Lidia /Cleopatra, che rimanda con poesia al scespiriano “Sogno di una notte di mezza estate”; e ancora il contesto guerresco che appare spesso in controluce, dando sempre risonanza agli avvenimenti, e la conturbante Cleopatra che fa il bagno nella vasca: tutte scene che si innestano con poetica risonanza nelle scenografie di Alessandro Camera (in cui fa da motore una grande testa di Cesare che si scompone e ricompone), illuminate da Vincent Longuemare. Di semplice ma raffinata caratterizzazione i costumi di Tomaso Lagattola.

L’opera sarà in scena al Teatro Municipale Valli di Reggio Emilia il 14 febbraio (ore 20), con replica il 15 febbraio alle 15.30.

Giulio Cesare
Dramma musicale in tre atti
libretto di Nicola Francesco Haym
da Giulio Cesare in Egitto di Giacomo Francesco Bussani
Prima rappresentazione King’s Theatre, Londra, 20 febbraio 1724
Edizione critica a cura di Bernardo Ticci

INTERPRETI
Giulio Cesare Raffaele Pe
Cleopatra Marie Lys
Achilla Davide Giangregorio
Cornelia Delphine Galou
Tolomeo Filippo Mineccia
Sesto Federico Fiorio
Nireno Andrea Gavagnin
Curio Clemente Antonio Daliotti

direttore al clavicembalo Ottavio Dantone
regia Chiara Muti
scene Alessandro Camera
costumi Tommaso Lagattolla
luci Vincent Longuemare
ACCADEMIA BIZANTINA

coproduzione
Teatro Alighieri di Ravenna, Teatro Comunale Pavarotti-Freni di Modena
Teatro Municipale di Piacenza, Teatro Municipale Romolo Valli di Reggio Emilia
Teatro del Giglio di Lucca, Fondazione Haydn di Bolzano e Trento

durata 3h 25′ (incluso intervallo)

Visto a Piacenza, Teatro Municipale, il 2 febbraio 2025
Nuovo allestimento

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