Andrea Paolucci firma lo spettacolo che continua il percorso di indagine sulle giovani generazioni bolognesi
Osservare dal buco della serratura, provare a guardare nella quotidianità di due ragazzi delle nostre periferie, territori che molto spesso assurgono agli onori della cronaca per storie di violenze, emarginazione, e dove gli ultimi lo sono sempre di più. Vivere una porzione, seppur minima, delle loro giornate; attraversare con loro spazi e luoghi per provare a comprenderne esigenze, complessità, problemi.
E poi ritrovarsi in un cerchio, recuperare il qui e ora e guardare negli occhi gli spettatori, ascoltando un gruppo di giovani attori che danno corpo e voce ad una storia che si perde nel tempo, ma ci invita a riflettere sul nostro essere, oggi, cittadini e su come ci interessiamo all’altro.
Si compone di due parti intimamente connesse fra loro, seppur pensate con due modalità di fruizione differenti, “Habil delle città”, nuovo spettacolo del Teatro dell’Argine che ha debuttato tra fine giugno e inizio luglio nella sala dello Stabat Mater dell’Archiginnasio di Bologna, spazio non teatrale che perfettamente si adatta al progetto ideato e diretto da Andrea Paolucci, che parte dai luoghi e dalle storie delle persone, ne valorizza la forza, le peculiarità, quella possibilità di creare che si nutre dall’esperienza del singolo, concretizzando un racconto condiviso che invita a riflettere, provando a rinsaldare una comunità di spettatori e cittadini.
Lo spettacolo (regia di Luca Ruggieri e Paolucci, scritto da Giacomo Armaroli e Paolucci per la prima parte, mentre per la seconda regia di Paolucci e Micaela Casalboni, scritto da Nicola Bonazzi, Mattia De Luca e lo stesso Paolucci) è pensato per pochi spettatori alla volta che, seduti in cerchio, assistono, prima in maniera personale, con dei visori da cui osservare ciò che accade, alla storia proposta per poi diventarne osservatori presenti, nella seconda parte.
Habil è un ragazzo delle nostre periferie, italiano di seconda generazione; lo osserviamo attraverso dei visori muoversi agitato nella sua cameretta troppo piccola, interagire in maniera insofferente con la famiglia.
E poi c’è Qabil, anche lui giovane delle periferie; come Habil ne vive tutto il disagio e la quotidianità fatta degli stessi luoghi, delle stesse persone, degli stessi riti, necessari per esistere. Scrivono “barre” (nel rap, versi/battute) con cui si raccontano e condividono la loro personale visione del mondo. Grazie ad un montaggio serrato, la narrazione prende corpo attraverso gli occhi dei due giovani e delle loro comitive: con Habil e Qabil (interpretati da Rayen Labidi e Aymen Tampellini) camminiamo, ascoltiamo, pensiamo, osserviamo, riuscendo a scrutarne ogni movimento, ogni sguardo, ogni intenzione.
Entrare nelle pieghe delle vite dei due ragazzi (i cui nomi, nella tradizione islamica, rappresentano i biblici Abele e Caino) ne squaderna problematiche e necessità, mancanze e desideri. La costruzione narrativa permette così allo spettatore di diventare parte di questa quotidianità, sino all’epilogo, che non vedremo ma di cui percepiremo tutta la drammatica portata.
Nella seconda parte invece, carichi del peso della tragedia appena osservata, il teatro torna a essere uno spazio condiviso in cui avviene l’azione, l’ascolto condiviso, riecheggia la parola che si mescola a quanto osservato prima per ravvivare la riflessione su cosa è, oggi, la violenza giovanile, su quanto è presente nelle nostre città e sull’impegno profuso per arginarla o, quantomeno, provare a conoscerne motivazioni e causa.
Seduti in cerchio, insieme a sei giovani attori e attrici professionisti under 25 (Valeria Andreanò, Giacomo Gaetano Liva, Sara Mendo, Carlotta Pistillo, Arianna Ridolfi, Daniele Santoro), vibranti, dinamici e generosi nella loro performance, il pubblico passa dall’intimità solitaria e immersiva della realtà virtuale, alla necessità di stare insieme, come in un rito, come in una tragedia greca, dentro domande che non possono essere più evitate: quali responsabilità, individuali e sociali, attraversano una città quando un adolescente si perde? E questa perdita, che si concretizza spesso con la morte di quell’esistenza, quando ci riguarda?
Se lo chiedono e lo domandano al pubblico i giovani in scena, proponendo una versione riveduta e attualizzata del sacrificio d’amore di Antigone che, sfidando la legge del re e rispondendo solo a quella del cuore, si batte per dare sepoltura al fratello Polinice, vittima dello scontro fratricida con Eteocle per il trono di Tebe, così da confondere la tragedia di ieri con quella di oggi.

Il lavoro del Teatro dell’Argine da anni è incentrato sull’incontro, l’ascolto e il coinvolgimento delle giovani generazioni bolognesi, chiamate ad essere protagoniste, a raccontarsi e a raccontare sogni, desideri e necessità e la loro idea di città. Non si sceglie di parlare dei giovani, ma diventano loro stessi dispositivo per riflettere sulle loro istanze e necessità. Emblematico in tal senso il progetto Politico Poetico nell’ambito del quale si inserisce “Habil delle città”, che si compone di incontri, laboratori e poi lo Speakers’ Corners 2026, evento al confine tra flash mob e spettacolo teatrale diffuso in piazza Maggiore.
Politico Poetico non è solo un lavoro con gruppi di adolescenti nelle classi, ma anche un’indagine artistica e umana su quella parte di adolescenza che resta nascosta o cade tra le crepe delle nostre città o della nostra percezione.
I protagonisti della parte video dello spettacolo sono infatti ragazzi conosciuti nei numerosi incontri nei quartieri e nei centri giovanili di Bologna, attraverso un percorso di scoperta durato 18 mesi, mentre l’interpretazione della parte teatrale dal vivo, affidata ai sei attrici e attori professionisti, diventa una sorta di ideale passaggio dalla testimonianza diretta alla rappresentazione teatrale, e dall’esperienza individuale alla responsabilità collettiva per riflettere su come una città guarda, ascolta o, purtroppo, perde i suoi adolescenti. Una modalità di lavoro preziosa e necessaria, per chi ne è protagonista e per chi ne ascolta ed osserva esiti e percorsi.
HABIL DELLE CITTÀ
uno spettacolo del Teatro dell’Argine
ideato e diretto da Andrea Paolucci
con Rayen Labidi, Aymen Tampellini, Valeria Andreanò, Giacomo Gaetano Liva, Sara Mendo, Carlotta Pistillo, Arianna Ridolfi, Daniele Santoro
ATTO I – VIDEO
regia Luca Ruggieri e Andrea Paolucci
scritto da Giacomo Armaroli e Andrea Paolucci
aiuto regia Giacomo Armaroli
responsabile di produzione Martina Antonelli
direttore tecnico Luca Ruggieri
montatore e colorist Luca Ruggieri
direttore della fotografia Bernardo Brizi
operatore VR 360 Antonino Bagalà
operatore Steadicam Bernardo Brizi
VR specialist Massimo Sarzi
operatore presa diretta Gravital
sound designer Gravital
compositing VR Antonino Bagalà
postproduzione Gravital VFX e AI Gravital
coordinatore logistica William Roberto Sheldon
camera car Giuseppe Monteleone
musiche 38wazzy e Emmeagi
consulenza alla sceneggiatura Rayen Labidi, Aymen Tampellini, Rahat Robidul, Fadi Bouhyane, Alberto Saraci, Mattia, Nathan, Robby
con Rayen Labidi, Aymen Tampellini, Giacomo Armaroli, Marisa Bonetti, Leonardo Borri, Fadi Bouhyane, Micaela Casalboni, Caterina Comastri, Othmane Douma, Jawad El Assas, Sebastiano Folgorait, Paolo Fronticelli, Lorenzo Iacenda, Mariam Jarmouni, Sanam Naderi, Diego Percuoco, Giacomo Reggiani, Rahat Robidul, Cristina Sarti, Ida Strizzi
e con Vittoria Affatato, Giorgia Aldrovandi, Susanna Angeli, Antonino Bagalà, Giulia Bassotti, Leonardo Bergami, Ali Boukrim, Jessica Bruni, Salvatore Caianiello, Aurora Campanelli, Maria Laura Cazzaniga, Nicolò Cevenini, Vittoria De Carlo, Angela Degli Esposti, Carmela Delle Curti, Adriano Fantauzzo, Aurora Fontana, Simone Genasi, Mattia Guadagnini, Mojde Hussen, Chiara Lambertini, Saad Lahrach, Matteo Lancellotti, Giovanni Lapresa, Lorenzo Lapresa, Matteo La Rosa, Mariangela Magazzino, Matteo Malacarne, Matilde Mariotto, Fabrizio Maselli, Alessandra Melli, Mario Monari, Federico Napoli, Elisa Negrini, Luca Norio, Francesco Palma, Nazario Palma, Ilaria Pugliese, Gianluca Raccagni, Valentina Romanini, Giacomo Ropa, Simona Saverna, Sonia Scanu, Leonardo Sguanci, William Roberto Sheldon, Giulia Sita, Filippo Strada, Cristina Tacconi, Gloria Taloni, Marduan Tarmoun, Laura Todini, Dafne Valisella, Giovanni Zaniboni, Andrea Zerbini
ATTO II – TEATRO
regia Andrea Paolucci e Micaela Casalboni
scritto da Nicola Bonazzi, Mattia De Luca, Andrea Paolucci
aiuto regia Irene Montanari
consulenza alla drammaturgia Brigate Pascal Giulia Bassotti, Pietro Caropreso, Tiare Casadio, Caterina Comastri, Mojde Hussen, Lorenzo Iacenda, Giordano Manfrinato, Francesco Palma, Nazario Palma, Giacomo Reggiani, Francesca Zerbetto
con Valeria Andreanò, Giacomo Gaetano Liva, Sara Mendo, Carlotta Pistillo, Arianna Ridolfi, Daniele Santoro
inserti da Antigone di Sofocle e Jean Anouilh nelle traduzioni di Federico Condello e Andrea Rodighiero
responsabile di produzione Martina Antonelli
organizzazione Jessica Bruni, Cristina Niro, Jessica Del Gatto, Alina Kozdoba
promozione Giulia Pompili, Marianna Santagata
ufficio stampa locale Giulia Pompili
ufficio stampa nazionale Elena Lamberti
amministrazione Vittoria Affatato, Mario Monari, Sonia Scanu, Cristina Tacconi
responsabile tecnico William Roberto Sheldon
costumi Francesca Bagnara
foto Mattia Belletti
consulenza scientifica Vittoria De Carlo, Daniela Piana, Lavinia Meo, Federica Zanetti
nell’ambito di Politico Poetico, un progetto del Teatro dell’Argine
in collaborazione con Dipartimento educazione, istruzione e nuove generazioni del Comune di Bologna e Fondazione IU Rusconi/Ghigi
cofinanziato da Unione europea – Fondi strutturali e di investimento europei Programma Nazionale Città Metropolitane e città medie sud 2021-2027
durata: 1 h 15’
applausi: 4’
Visto a Bologna, Stabat Mater dell’Archiginnasio, il 30 giugno 2026
Prima nazionale
