“Humanos” di Eleina D. Anatomia di un’umanità al gancio

Humanos
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Al Teatro Piccinni di Bari Vito Cassano costruisce un rito fisico e perturbante tra danza contemporanea, acrobatica aerea e installazione visiva

C’è qualcosa di profondamente inquieto e magnetico in “Humanos” della Compagnia Eleina D., visto al Teatro Piccinni di Bari all’interno della rassegna DAB26 – DanzaABari 2026 – Everybody Dance! promossa da Puglia Culture. Non tanto per ciò che racconta – perché “Humanos” non “racconta” nel senso tradizionale del termine – ma per il modo in cui lascia sedimentare immagini, tensioni e visioni dentro lo spettatore.
È uno spettacolo che agisce come una lenta infiltrazione sensoriale. Non cerca la seduzione immediata. Non concede appigli narrativi rassicuranti. Non rincorre il virtuosismo spettacolare come forma di consenso. Preferisce invece abitare un territorio liminale, ambiguo, quasi misterico, dove il corpo umano diventa reperto, carcassa, reliquia, organismo sotto osservazione.

La sensazione iniziale è quella di entrare in un laboratorio asettico o in un acquario sociale. Le scenografie mobili, fatte di membrane trasparenti, diaframmi e superfici diafane, non fungono da semplice fondale ma da organismo vivo della scena. Qui la ricerca visiva è impressionante per coerenza e precisione. Non ci sono elementi decorativi: ogni materiale sembra possedere un peso drammaturgico. I teli in vetroresina, utilizzati al posto dei più tradizionali drappeggi teatrali, deformano la percezione dello spazio e dei corpi, producendo immagini lattiginose, onde ottiche, echi di ombre cinesi. La danza appare così filtrata, distorta, come osservata attraverso una membrana amniotica o un vetro sporco. Il risultato è un senso costante di sospensione: tutto sembra galleggiare in una dimensione intermedia tra vita e trapasso.

Ed è proprio il corpo il centro assoluto dell’operazione. Un corpo mai trionfante, mai liberato davvero. Al contrario: intrappolato, trattenuto, agganciato, vivisezionato. I danzatori (Claudia Cavalli, Marco Curci, Erica Di Carlo, Francesco Ayrton Lacatena, Antonella Piazzolla, Roberto Vitelli, Samuel Puggioni) sembrano spesso marionette mosse da forze oscure (Matilde Corni e Gaia Stanghellini) , creature sghembe che tentano una continua negoziazione con lo spazio e con presenze invisibili.
Le corde assumono continuamente significati differenti: cappi, guinzagli, cordoni ombelicali, strumenti di volo e insieme dispositivi di controllo. Ci sono immagini che restano addosso con forza quasi iconografica: corpi ammassati come naufraghi su una zattera alla deriva, figure penzolanti simili a carcasse appese al gancio, danzatrici trascinate come bozzoli svuotati, esseri umani ridotti a materia da osservazione.

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La coreografia di Vito Leone Cassano (coadiuvato per il concept e la regia da Alberto Mocellin) si muove dentro una contaminazione continua tra danza contemporanea, acrobatica aerea, performance fisica e ricerca installativa. Eppure il dato tecnico, pur notevole, non viene mai esibito come prova atletica. Non ci sono “numeri” o guizzi spettacolari pensati per strappare l’applauso. Tutto appare volutamente sporco, grezzo, anti-coreografico in senso tradizionale. Una scelta precisa, che rafforza la componente drammaturgica del lavoro. “Humanos” sembra voler sabotare la bellezza levigata della danza contemporanea più convenzionale per cercare invece un linguaggio nervoso, scomposto, quasi animalesco.

In alcuni momenti i corpi si cercano disperatamente, si agganciano l’uno all’altro come in una richiesta di ascolto e sostegno reciproco. In altri prevale invece un senso feroce di incomunicabilità. I performer si sfiorano senza incontrarsi davvero, abitano lo stesso spazio come anime isolate dentro una medesima gabbia. È qui che emerge uno dei nuclei più forti dello spettacolo: la relazione umana come continua oscillazione tra bisogno di contatto e impossibilità del contatto stesso. Una danza del limite, della soglia, del millimetro che separa due pelli.

Anche il lavoro sonoro di Claudio Fedele contribuisce in maniera decisiva alla costruzione di questa atmosfera plumbea e ipnotica. I suoni metallici dilatati, i ruggiti del mare, gli inserti techno-house attraversati da lampi stroboscopici creano un paesaggio acustico disturbante, quasi post-apocalittico. Le luci di Angelo Tauro fendono la scena come squarci improvvisi, colpi di mitragliatrice luminosa che scandagliano i corpi sotto torchio. I servi di scena diventano presenze spettrali, boia silenziosi che manipolano le architetture mobili e puntano fari addosso ai performer come inquisitori contemporanei.

Poi ci sono le immagini finali, forse le più perturbanti. La danzatrice agganciata per la treccia, trascinata come una creatura sospesa tra sacrificio e accudimento, apre un ventaglio di interpretazioni potente. Quella treccia può essere guinzaglio, radice, vincolo affettivo, memoria, sopravvivenza. È un’immagine che contiene insieme violenza e protezione, dipendenza e desiderio di restare ancorati alla vita. E in fondo tutto “Humanos” sembra costruito su questa ambivalenza continua.

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Lo spettacolo della Compagnia Eleina D. non è certamente immediato. Chiede allo spettatore di abbandonare l’idea di una fruizione lineare e di lasciarsi attraversare dalle immagini più che dai significati. Ma proprio in questa opacità risiede il suo fascino più autentico. “Humanos” è un lavoro che possiede una forte spiritualità laica, un senso costante di preghiera muta e di umanità dolente. Un’umanità che tenta ascese continuamente impedite, che gira in tondo come un carillon rotto, che si trascina, si fonde, si ostacola, si perde.

Non tutto mantiene la stessa forza: alcuni segmenti rischiano la reiterazione e la densità simbolica, a tratti, si compiace della propria oscurità. Ma è un rischio che vale la pena correre. Perché raramente si incontra una creazione capace di lavorare con tale radicalità sull’idea di corpo come archivio emotivo e politico, come luogo di tensione tra controllo e desiderio di liberazione.

“Humanos” non offre consolazioni né catarsi. Lascia invece una sensazione di deriva, come una “nave sanza nocchiere in gran tempesta”. E forse è proprio questo il suo centro più autentico: mostrarci un’umanità sospesa, fragile, anestetizzata, ancora disperatamente alla ricerca di un contatto possibile.

HUMANOS
Compagnia Eleina D.
Concept e regia: Vito Leone Cassano e Alberto Mocellin
Coreografia: Vito Leone Cassano

Interpreti:
Claudia Cavalli
Marco Curci
Erica Di Carlo
Francesco Ayrton Lacatena
Antonella Piazzolla
Roberto Vitelli
Samuel Puggioni

Presenze oscure:
Matilde Corni
Gaia Stanghellini

Musica originale / Sound design: Claudio Fedele e AA.VV.
Light design: Angelo Tauro
Costumi: Junkie

Con il sostegno di Teatri di Bari

durata: 55’
applausi del pubblico: 3’ 40”

Visto a Bari, Teatro Piccinni, il 24 maggio 2026

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